RASSEGNATI STAMPA - "FATE L'AMORE, NON LA GUERRA": IL PAPA E' D'ACCORDO?; "SOLO DUE RETI CIASCUNO: FINISCE L'EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA"; TIRLETTI, SQUILLI PERFETTI (PAGA AGNELLI)
1 - Indumenti militari
Lettera di Alberto Arbasino al Corriere della Sera
I dubbi e le sciocchezze si estendono. «Fate l'amore e non la guerra» andava benissimo con la liberazione sessuale. Ma seguendo il Papa sarà bene far sesso per la pace?
E perché, attualmente, fra i giovani, gli indumenti militari mimetici appaiono più numerosi delle bandiere pacifiste? Si cerca di capire i «trends»: come mai le bandiere giallorosse di «Roma campione», vendute dagli stessi extracomunitari, erano più copiose di quelle pacifiste e belliciste sommate insieme? E quando si riscontrano i danni vandalici, li avranno fatti i tifosi disobbedienti o i pacifisti irriducibili?
2 - Emergenze umanitarie
da Il Foglio
- Pietrangelo Buttafuoco: "Solo due reti tv ciascuno. Forse finisce l'egemonia culturale della sinistra".
- Mattia Feltri: "Dice Michele Serra che è meglio andare a cena con Gino Strada che con la Maiolo perché almeno "si parla dell'Inter". Sempre a incupirsi con emergenze umanitarie".
3 - Tirletti «The voice», centralinista Agnelli-chic
Mario D'urso per Panorama
Il lungo ponte che ci aspetta mi fa venire in mente il mitico Orazio Tirletti, efficientissimo centralinista prima al Grand Hotel a Roma e poi presso la famiglia Agnelli a Torino. Tirletti, entrato al Grand Hotel nel dopoguerra come semplice «bell boy», divenne rapidamente un personaggio strategico della Ciga. Passava tutte le telefonate di personaggi famosi e ogni tanto si divertiva a inventare soprannomi: così un alto dirigente del gruppo, che aveva sempre nostalgia della sua Sicilia, era diventato «l'ingegnere», perché riusciva a costruire degli straordinari ponti vacanzieri. Come? Unendo qualche festività a un normale giorno di lavoro, scompariva dalla circolazione per dei lunghi weekend.
Lasciata la Ciga per andare a Torino, Tirletti si occupò di un altro ponte: quello che doveva fare per collegare, attraverso un centralino con dieci linee telefoniche, gli Agnelli con qualsiasi interlocutore nel mondo. In realtà, quel centralino aveva anche una funzione tattica, perché assicurava la massima discrezione alle conversazioni dell'Avvocato: Giovanni Agnelli si era molto seccato per il fatto che un suo colloquio telefonico con i francesi della Citroën era finito sui giornali. E quindi considerava preziosa la discrezione, abbinata all'eleganza, di Tirletti e del suo staff.
Anche gli ospiti di casa Agnelli, non essendoci ancora la teleselezione e tantomeno i telefonini, dovevano passare per il ponte di Tirletti. E una volta Tirletti fu affettuosamente rimproverato dall'Avvocato per le mie frequenti telefonate. «Tirletti, ci vada piano» disse Agnelli «perché l'avvocato d'Urso telefona a Manila come se fosse Pinerolo».
Come al Grand Hotel, così a casa Agnelli Tirletti è sempre stato molto diligente nel suo lavoro: lui stesso dice che il centralinista è il biglietto da visita per un'azienda, o anche per una famiglia. Conta lo stile, innanzitutto. E l'Avvocato era talmente entusiasta del suo lavoro che un giorno gli mandò l'autista per accompagnarlo al concerto di Frank Sinatra. «Lei deve andare a sentirlo» fu l'invito di Agnelli «perché in fondo vi rassomigliate. Entrambi vi siete guadagnati il giusto titolo, "The voice"».
Dagospia.com 4 Aprile 2003