PERCHE' CORRADO GUZZANTI E' UN GENIO
Striscia la mestizia in sala, dove basta spostare un film, che viene avanti il comichino di massa con l'applauso preregistrato e la battuta automatica. Come c'è poco da ridere alle immagini di tanti comici in circolazione televisiva. Dialoghi senza senso, gag che finiscono in "ate", cioè gagate, smorfie senza direzione: guitti che hanno la mentalità di un generale prussiano, irreggimentati nella categoria spirituale dello sbadiglio.
Oggi il tele-cine-comix dominante è un genere ridotto a schegge di barzellette, scorie di vignette, cronache di poveri avanzi. Ci sono battute sui politicanti che non si possono più ascoltare; ci sono parodie che appartengono alle orbite dell'imbecillità; ci sono andirivieni di gag che tamponano la filosofia del luogo comune. (E fa male vedere uno del calibro di Daniele Luttazzi che uccide un partito morto, cioè il Psi; Grillo demoliva Craxi quando il Cinghialone era a Palazzo Chigi)
Che c'è di strano? La crisi della comicità nasce, tra l'altro, da una crisi d'identità generalizzata. Oggi nessuno è sicuro, in fondo, della necessità di sbellicarsi. Con qualche eccezione. Al di là del pianto, abbiamo davanti agli occhi Corrado Guzzanti e nessuno sottolinea mediaticamente (copertine, biografia, articoli) che è un GENIO maiuscolo della comicità. Nell'ultima puntata dell'"Ottavo nano" ha fatto sfracelli, a partire dal prete pazzo per finire alla parodia sublime del trombone Antonello Venditti, passando per il venditore di quadri.
Un genio che si produce in un umorismo fisico davvero senza precedenti in casa nostra, candido e infernale, buffonesco e iperbolico, tutto un muoversi da Peter Sellers amfetaminico, con i pesci piranha nella flebo. Insomma, un ciabattino di comicità dai tempi perfetti, mentre afferra i comportamenti e i tic più sconfortanti, sfoderandoli della loro banalità e ridicola presunzione.
Corrado fa ridere senza battute, senza giochi di parole, senza ammiccamenti all'attualità da telegiornale, senza costruire equivoche situazioni da avanspettacolo; fa ridere per la precisione sociologica dei suoi rimandi alla realtà di tutti i giorni. La sua faccia gommosa ricorda le maschere di Diabolik, gli permette di assumere identità diverse, tutte credibili e riconoscibili. Si spengono le luci del video e sul divano di casa si vedono branchi di guzzantini soddisfatti che ridono di se stessi pensando di ridere del vicino.
Per Guzzanti, infatti, la commedia è una tragedia continuamente interrotta. Dietro i suoi strali beffardi c'è anche l'ombra di Stanlio: quel comico che richiudeva la finestra dietro di sé dopo essersi gettato nel vuoto.
(Copyright Dagospia.com 26-01-2001)
Oggi il tele-cine-comix dominante è un genere ridotto a schegge di barzellette, scorie di vignette, cronache di poveri avanzi. Ci sono battute sui politicanti che non si possono più ascoltare; ci sono parodie che appartengono alle orbite dell'imbecillità; ci sono andirivieni di gag che tamponano la filosofia del luogo comune. (E fa male vedere uno del calibro di Daniele Luttazzi che uccide un partito morto, cioè il Psi; Grillo demoliva Craxi quando il Cinghialone era a Palazzo Chigi)
Che c'è di strano? La crisi della comicità nasce, tra l'altro, da una crisi d'identità generalizzata. Oggi nessuno è sicuro, in fondo, della necessità di sbellicarsi. Con qualche eccezione. Al di là del pianto, abbiamo davanti agli occhi Corrado Guzzanti e nessuno sottolinea mediaticamente (copertine, biografia, articoli) che è un GENIO maiuscolo della comicità. Nell'ultima puntata dell'"Ottavo nano" ha fatto sfracelli, a partire dal prete pazzo per finire alla parodia sublime del trombone Antonello Venditti, passando per il venditore di quadri.
Un genio che si produce in un umorismo fisico davvero senza precedenti in casa nostra, candido e infernale, buffonesco e iperbolico, tutto un muoversi da Peter Sellers amfetaminico, con i pesci piranha nella flebo. Insomma, un ciabattino di comicità dai tempi perfetti, mentre afferra i comportamenti e i tic più sconfortanti, sfoderandoli della loro banalità e ridicola presunzione.
Corrado fa ridere senza battute, senza giochi di parole, senza ammiccamenti all'attualità da telegiornale, senza costruire equivoche situazioni da avanspettacolo; fa ridere per la precisione sociologica dei suoi rimandi alla realtà di tutti i giorni. La sua faccia gommosa ricorda le maschere di Diabolik, gli permette di assumere identità diverse, tutte credibili e riconoscibili. Si spengono le luci del video e sul divano di casa si vedono branchi di guzzantini soddisfatti che ridono di se stessi pensando di ridere del vicino.
Per Guzzanti, infatti, la commedia è una tragedia continuamente interrotta. Dietro i suoi strali beffardi c'è anche l'ombra di Stanlio: quel comico che richiudeva la finestra dietro di sé dopo essersi gettato nel vuoto.
(Copyright Dagospia.com 26-01-2001)