RIO DI UNA MIGNOTTA - LA CARIOCA CALDA CHE SVELA L'EROS ANALE DELL'EX MINISTRO, IL BANCHIERE MASO, LA TELE-STAR TIRCHIA, IL CALCIATORE CHE VUOLE ESSERE DOMINATO.
Giacomo Amadori per Panorama, domani in edicola
I racconti del suo pied-à-terre potrebbero diventare un'antologia delle fantasie sessuali inconfessabili. Il seguito della Filosofia nel boudoir del marchese de Sade. Racconti scabrosi, quasi incredibili, mentre vengono serviti su un divano di pelle nera da una signora in accappatoio bianco che contrasta con i suoi capelli corvini e ondulati. Daniela, reincarnazione carioca delle eroine dello scrittore francese, è una veterana del giro di squillo brasiliane svelato urbi et orbi dai carabinieri del nucleo operativo di via in Selci, a Roma. Coordinati dal colonnello Gianfranco Cavallo, hanno smantellato un'organizzazione dal fatturato euromilionario: 40 ragazze (quasi tutte rimpatriate perché prive del permesso di soggiorno) riuscivano a fatturare sino a 400 mila euro al mese.
Ora gli uomini dell'Arma stanno cercando il trentenne boss della piccola cupola verde-oro, scampato agli arresti del 9 maggio grazie a una fuga di notizie. Quel giorno era in Brasile per affari, anche se da 14 anni vive in Italia, senza dare nell'occhio. Tanto da non intestarsi nessun bene e da viaggiare unicamente a bordo di anonime utilitarie. Daniela, da tempo, non lavorava più per lui, essendosi, «con gran fatica», messa in proprio. Per i carabinieri la donna è una fonte affidabile, un'attenta conoscitrice del mondo della prostituzione sudamericana. Oltre che dei gusti sessuali, decisamente particolari, della Roma che conta. Non è più una pulzella («Valgo due ventenni» scherza lei), ma non sembra intenzionata ad andare in pensione.
«In Brasile ho acquistato una villa con piscina, dove vivono i miei due figli minorenni, un appartamento e un'auto di lusso. Ma non è ancora giunto il tempo di tornare a casa». Le sue prestazioni sono più sicure di qualsiasi bene rifugio, non conoscono crisi e la mettono al riparo dalla recessione. Lei con Panorama si è confessata senza imbarazzi, con dovizia di particolari. E di nomi. Che, naturalmente, saranno omessi in nome del diritto dei clienti alla privacy e a una sessualità spensierata. Seppure anonimi, i «Daniela's tales» sono capaci di riportare Roma alle mollezze dei costumi del tardo impero. Ti calano nel ventre di una capitale che non ti aspetti.
Il primo capitolo è dedicato al feticismo, non a caso parola di origine portoghese. Il protagonista è un noto scrittore con la passionaccia per le scarpe. Usate. «Ogni fine stagione passa da me e compra quelle che non metto più. Le paga molto bene» spiega questa professionista del sesso estremo. Chissà quante lettrici perderebbe l'artista, se lo immaginassero intento a cercare l'ispirazione con le narici incollate alle suole consumate. Come quel regista con maestosa villa alla periferia di Roma che grazie alle visite a domicilio di Daniela rincorre la creatività perduta.
Ma le storie più pruriginose sono quelle ambientate nell'alcova di questa madame di Saint-Ange carioca, punteggiata di quadri d'autori contemporanei, rotoli di carta assorbente e specchi. Una piccola dépendance con ingresso su un cortile interno, raggiungibile attraverso un anonimo sottoscala. Un posto tranquillo che, secondo la proprietaria, convincerebbe anche i clienti noti ad azzardare una visita.
«Nella mia piccola casa sono entrati molti personaggi famosi» giura lei. «Pochi giorni fa, uno showman è sceso per fare un sopralluogo, ha detto che voleva vedermi, dopo ha rinunciato».
Quasi certamente era a caccia di forme meno materne. Sebbene la signora si trasformi con indosso la divisa da lavoro: reggiseno a balconcino, mutandine e reggicalze. Tutti rigorosamente bianchi.
Forse una citazione dei tempi in cui studiava da infermiera all'università, in Brasile. Poi un'amica le parlò dell'Italia, di quanto fosse facile trovare lavoro. Senza specificare quale. Ma ormai Daniela era salita sull'aereo per Roma. «Sono arrivata a Fiumicino sette anni fa, senza un soldo» spiega. Per superare i controlli alla frontiera le bastò esibire un sorriso malizioso e la copia di un romanzo di Jorge Amado, abbandonato nelle mani di un poliziotto, conquistato alla causa della letteratura brasiliana. Da allora per lei solo tanto sesso: ogni giorno, a orario continuato, dalle 10 a mezzanotte.
Una delle novelle più piccanti narrate da questa boccaccesca Fiammetta do Brazil riguarda un parlamentare, ex ministro, dai gusti sessuali quantomeno irrequieti. «Un giorno hanno suonato alla porta quattro marcantoni in giacca e cravatta, sono entrati in casa, l'hanno controllata. Quindi se ne sono andati. Dopo un quarto d'ora sono tornati: dietro di loro faceva capolino un politico che avevo già visto in tv. Entrò e iniziò a palpeggiarmi come se non riuscisse a contenersi». Quando si chiusero in camera da letto, il colpo di scena. «Mi ha detto: "Senta, a me le donne proprio non piacciono, come la mettiamo?"». A questo punto il racconto trascende. Daniela indica un rigoglioso fallo di gomma nera, da festa priapesca. Solo che quel simulacro non venne innalzato in processione, come succedeva nell'antica Atene. «Alla fine, insoddisfatto, mi chiese di indossare dei guanti di lattice» continua Daniela, che non tralascia dettagli da manuale di gastroenterologia. Routine per un'infermiera professionale.
Studi che si sono rivelati utili anche con un noto banchiere. «L'ho riconosciuto grazie alle foto sui quotidiani. È una persona assai riservata». Ebbene, dismesso il doppiopetto, il top manager amerebbe farsi sculacciare con esotici strumenti di legno importati dal Brasile, molto simili a nodosi mestoli d'ulivo. «Appena il sederino diventa rosso devo fargli un'iniezione».
Nonostante la lunga esperienza, anche Daniela ha barcollato di fronte a un cliente. «Un giorno si è presentato alla porta il mio idolo calcistico»: un uomo con una bella faccia da attore. «Non volevo credere ai miei occhi quando mi ha chiesto di sgridarlo. Era sdraiato là, ai piedi del letto: io lo rimproveravo e lui si scusava. Mi domandava, quasi supplicante: "Sono stato molto cattivo?". Quindi, al mio ennesimo urlaccio, ha raggiunto il piacere».
Daniela non racconta solo storie di sessualità border line. Nella sua agenda ci sarebbero pure tre uomini di spettacolo, conduttori televisivi di successo, semplicemente a caccia di amorazzi a pagamento. «Il più giovane è spesso a casa mia. È molto caldo, un vero macho. Peccato che sia tirchio, è difficile fargli pagare 300-400 euro, si lamenta dicendo che le altre gli costano la metà».
Ben più munifico il collega maturo: «Mi fa mettere in posizioni scomode, da contorsionista, poi, però, per due ore di giochi mi paga sino a 3 mila euro: un vero signore». Infine il più prestante della compagnia, quello con un vero debole per le brasiliane, che di pagare non avrebbe proprio bisogno: «Ha un fisico incredibile. Ma temo di non vederlo più. Recentemente, mentre lasciava con lo scooter casa mia è stato riconosciuto da due fan».
Storie inverosimili? Forse la risposta la conosce solo il portinaio di questo stabile nel cuore del quartiere Prati, a pochi metri dallo storico cavallo della Rai.
Dagospia.com 22 Maggio 2003
I racconti del suo pied-à-terre potrebbero diventare un'antologia delle fantasie sessuali inconfessabili. Il seguito della Filosofia nel boudoir del marchese de Sade. Racconti scabrosi, quasi incredibili, mentre vengono serviti su un divano di pelle nera da una signora in accappatoio bianco che contrasta con i suoi capelli corvini e ondulati. Daniela, reincarnazione carioca delle eroine dello scrittore francese, è una veterana del giro di squillo brasiliane svelato urbi et orbi dai carabinieri del nucleo operativo di via in Selci, a Roma. Coordinati dal colonnello Gianfranco Cavallo, hanno smantellato un'organizzazione dal fatturato euromilionario: 40 ragazze (quasi tutte rimpatriate perché prive del permesso di soggiorno) riuscivano a fatturare sino a 400 mila euro al mese.
Ora gli uomini dell'Arma stanno cercando il trentenne boss della piccola cupola verde-oro, scampato agli arresti del 9 maggio grazie a una fuga di notizie. Quel giorno era in Brasile per affari, anche se da 14 anni vive in Italia, senza dare nell'occhio. Tanto da non intestarsi nessun bene e da viaggiare unicamente a bordo di anonime utilitarie. Daniela, da tempo, non lavorava più per lui, essendosi, «con gran fatica», messa in proprio. Per i carabinieri la donna è una fonte affidabile, un'attenta conoscitrice del mondo della prostituzione sudamericana. Oltre che dei gusti sessuali, decisamente particolari, della Roma che conta. Non è più una pulzella («Valgo due ventenni» scherza lei), ma non sembra intenzionata ad andare in pensione.
«In Brasile ho acquistato una villa con piscina, dove vivono i miei due figli minorenni, un appartamento e un'auto di lusso. Ma non è ancora giunto il tempo di tornare a casa». Le sue prestazioni sono più sicure di qualsiasi bene rifugio, non conoscono crisi e la mettono al riparo dalla recessione. Lei con Panorama si è confessata senza imbarazzi, con dovizia di particolari. E di nomi. Che, naturalmente, saranno omessi in nome del diritto dei clienti alla privacy e a una sessualità spensierata. Seppure anonimi, i «Daniela's tales» sono capaci di riportare Roma alle mollezze dei costumi del tardo impero. Ti calano nel ventre di una capitale che non ti aspetti.
Il primo capitolo è dedicato al feticismo, non a caso parola di origine portoghese. Il protagonista è un noto scrittore con la passionaccia per le scarpe. Usate. «Ogni fine stagione passa da me e compra quelle che non metto più. Le paga molto bene» spiega questa professionista del sesso estremo. Chissà quante lettrici perderebbe l'artista, se lo immaginassero intento a cercare l'ispirazione con le narici incollate alle suole consumate. Come quel regista con maestosa villa alla periferia di Roma che grazie alle visite a domicilio di Daniela rincorre la creatività perduta.
Ma le storie più pruriginose sono quelle ambientate nell'alcova di questa madame di Saint-Ange carioca, punteggiata di quadri d'autori contemporanei, rotoli di carta assorbente e specchi. Una piccola dépendance con ingresso su un cortile interno, raggiungibile attraverso un anonimo sottoscala. Un posto tranquillo che, secondo la proprietaria, convincerebbe anche i clienti noti ad azzardare una visita.
«Nella mia piccola casa sono entrati molti personaggi famosi» giura lei. «Pochi giorni fa, uno showman è sceso per fare un sopralluogo, ha detto che voleva vedermi, dopo ha rinunciato».
Quasi certamente era a caccia di forme meno materne. Sebbene la signora si trasformi con indosso la divisa da lavoro: reggiseno a balconcino, mutandine e reggicalze. Tutti rigorosamente bianchi.
Forse una citazione dei tempi in cui studiava da infermiera all'università, in Brasile. Poi un'amica le parlò dell'Italia, di quanto fosse facile trovare lavoro. Senza specificare quale. Ma ormai Daniela era salita sull'aereo per Roma. «Sono arrivata a Fiumicino sette anni fa, senza un soldo» spiega. Per superare i controlli alla frontiera le bastò esibire un sorriso malizioso e la copia di un romanzo di Jorge Amado, abbandonato nelle mani di un poliziotto, conquistato alla causa della letteratura brasiliana. Da allora per lei solo tanto sesso: ogni giorno, a orario continuato, dalle 10 a mezzanotte.
Una delle novelle più piccanti narrate da questa boccaccesca Fiammetta do Brazil riguarda un parlamentare, ex ministro, dai gusti sessuali quantomeno irrequieti. «Un giorno hanno suonato alla porta quattro marcantoni in giacca e cravatta, sono entrati in casa, l'hanno controllata. Quindi se ne sono andati. Dopo un quarto d'ora sono tornati: dietro di loro faceva capolino un politico che avevo già visto in tv. Entrò e iniziò a palpeggiarmi come se non riuscisse a contenersi». Quando si chiusero in camera da letto, il colpo di scena. «Mi ha detto: "Senta, a me le donne proprio non piacciono, come la mettiamo?"». A questo punto il racconto trascende. Daniela indica un rigoglioso fallo di gomma nera, da festa priapesca. Solo che quel simulacro non venne innalzato in processione, come succedeva nell'antica Atene. «Alla fine, insoddisfatto, mi chiese di indossare dei guanti di lattice» continua Daniela, che non tralascia dettagli da manuale di gastroenterologia. Routine per un'infermiera professionale.
Studi che si sono rivelati utili anche con un noto banchiere. «L'ho riconosciuto grazie alle foto sui quotidiani. È una persona assai riservata». Ebbene, dismesso il doppiopetto, il top manager amerebbe farsi sculacciare con esotici strumenti di legno importati dal Brasile, molto simili a nodosi mestoli d'ulivo. «Appena il sederino diventa rosso devo fargli un'iniezione».
Nonostante la lunga esperienza, anche Daniela ha barcollato di fronte a un cliente. «Un giorno si è presentato alla porta il mio idolo calcistico»: un uomo con una bella faccia da attore. «Non volevo credere ai miei occhi quando mi ha chiesto di sgridarlo. Era sdraiato là, ai piedi del letto: io lo rimproveravo e lui si scusava. Mi domandava, quasi supplicante: "Sono stato molto cattivo?". Quindi, al mio ennesimo urlaccio, ha raggiunto il piacere».
Daniela non racconta solo storie di sessualità border line. Nella sua agenda ci sarebbero pure tre uomini di spettacolo, conduttori televisivi di successo, semplicemente a caccia di amorazzi a pagamento. «Il più giovane è spesso a casa mia. È molto caldo, un vero macho. Peccato che sia tirchio, è difficile fargli pagare 300-400 euro, si lamenta dicendo che le altre gli costano la metà».
Ben più munifico il collega maturo: «Mi fa mettere in posizioni scomode, da contorsionista, poi, però, per due ore di giochi mi paga sino a 3 mila euro: un vero signore». Infine il più prestante della compagnia, quello con un vero debole per le brasiliane, che di pagare non avrebbe proprio bisogno: «Ha un fisico incredibile. Ma temo di non vederlo più. Recentemente, mentre lasciava con lo scooter casa mia è stato riconosciuto da due fan».
Storie inverosimili? Forse la risposta la conosce solo il portinaio di questo stabile nel cuore del quartiere Prati, a pochi metri dallo storico cavallo della Rai.
Dagospia.com 22 Maggio 2003