"ECONOMY" - MA QUALI MANAGER, SONO "MAGNAGER"! GERONZI, TRONCHETTI, CROFF: COMPENSI TOP, RICAVI FLOP.
Roberta Caffaratti per Economy, oggi in edicola con allegato "Spy", supplemento cartaceo di Dagospia
Costano troppo per quello che rendono. In America alla testa della rivolta degli azionisti contro i manager strapagati e dagli scarsi risultati c'è addirittura Warren Buffett, il finanziere più seguito dagli investitori di tutto il mondo. Anche in Gran Bretagna è cominciata la crociata contro i superstipendi e le buonuscite milionarie dei dirigenti. E in Italia? Qui nessuno si lamenta. Eppure i manager sono pagati, e bene. E spesso a guadagnare sono solo loro. Come nel caso di Cesare Geronzi, che ha fatto ben poco per meritarsi i 4,6 milioni di euro che gli arrivano da Capitalia. Non brilla neppure la gestione di Marco Tronchetti Provera, che nel 2002 ha incassato da Pirelli 2,7 milioni di euro di compensi, Davide Croff (1,5 milioni dalla Banca nazionale del lavoro), Luciano Benetton (1,6 milioni da Benetton), Gianfranco Gutty (7,3 milioni dalle Assicurazioni Generali) e Maurizio Romiti (1,8 milioni da Rcs Media Group). Questi dati emergono dall'analisi condotta per Economy da Eu-Ra Europe rating, società di ricerca che fa capo all'Università di Trieste, che ha messo a confronto i compensi degli amministratori, l'andamento del titolo azionario (rapportandolo all'indice del mercato di riferimento) e i dati di bilancio del 2001 e 2002 delle società del Mib30, dei titoli più rappresentativi di Midex e del Nuovo mercato.
Promossi e bocciati. Il risultato sintetico di questa complessa analisi è contenuto nelle due tabelle alle pagine 14 e 15 di questa inchiesta. La prima mette in fila i cinque manager troppo pagati d'Italia: dirigenti di società che vanno male (o non benissimo); la seconda i cinque manager più virtuosi. E i risultati parlano da soli.
Il giudizio è pesante per le società che, con brutti fondamentali e andamento del titolo negativo, hanno assicurato elevate retribuzioni ai propri manager. «Il problema non è misurare il livello delle remunerazioni degli amministratori» sottolinea Maurizio Fanni, ordinario di finanza aziendale all'Università di Trieste, «ma di mettere il sistema in grado di valutare la capacità dei manager». E nei casi di Pirelli (-65,84% il tasso di rendimento del titolo nell'ultimo anno), Capitalia (-41,42), Banca nazionale del lavoro (-62,93%), Generali (-38,29%), Rcs Media (-40,23%) questa capacità non c'è stata. Mentre i manager incassavano, le società hanno incamerato perdite in Borsa e a bilancio, creando ben poco valore per gli azionisti.
La situazione si rovescia per Eni (+18,26% il tasso di rendimento del titolo nel 2002), Italcementi (+15,66%). Buzzi Unicem (-0,45%), Ras (-2,17%) e Banca Intesa (-17,12%). In questi casi i compensi di Vittorio Mincato (1,8 milioni di euro da Eni), Giampiero Pesenti (1,6 milioni da Italcementi), Corrado Passera (1,3 milioni di Banca Intesa), Mario Greco (906 mila euro da Ras) e di Franco Buzzi (224 mila euro) sono meritati perché le decisioni prese dai manager hanno influito positivamente sui fondamentali delle società.
Geronzi, stipendio quadruplicato. L'acquisizione di Bipop, ora Finecogroup, nel 2002 pesa in maniera consistente sui conti di Capitalia (la banca, senza Bipop, avrebbe chiuso con un utile di 178 milioni di euro, mentre è in perdita per 287 milioni) ma questo non ha impedito che il compenso di Cesare Geronzi (comprensivo di bonus e benefici vari) lievitasse a 4,6 milioni di euro (quasi quattro volte rispetto al 2001 con un bonus di circa 3 milioni di euro). Nel 2002 il gruppo capitolino ha presentato una perdita netta (il Roe è negativo per il 4,7% contro il +2,5% del 2001) con un risultato operativo negativo di 874 milioni di euro.
Non si è, invece, aumentato lo stipendio Marco Tronchetti Provera, ma il segno meno è la costante del bilancio di Pirelli: -16% la variazione del fatturato 2002 rispetto al 2001. Netta anche la flessione dell'utile netto del gruppo, in perdita nel 2002 (-614 milioni di euro, contro un guadagno nel 2001). Inoltre redditività in discesa con il crollo del Roi dal 6 all'1,6%, con un Roe negativo (-13,3%) per effetto della perdita, e un Ros che passa dal 9,3% del 2001 al 2,4% del 2002. Con questi bilanci l'ingresso di Pirelli nel settore telecom è, secondo gli analisti, criticabile in termini di tempistica. Anche se a favore di Tronchetti Provera gioca una forte riduzione del personale che mira a contenere i costi, ma che per il momento non ha portato benefici al cash flow (flusso di cassa), ancora in negativo e la sua rinuncia al piano di stock option, invece interamente sottoscritto dagli altri amministratori.
Bnl non si libera dell'Argentina. C'è tutto il peso dell'Argentina nei bilanci di Banca nazionale del lavoro. In coerenza con il piano industriale 2002-2005, il management ha coperto il rischio delle società controllate nel Paese sudamericano. Dall'analisi effettuata da Eu-Ra emerge il deconsolidamento di queste società: l'esclusione si è resa necessaria per l'impossibilità da parte della capogruppo di ricevere il flusso contabile di Bnl Inversiones Argentinas sa (la holding per le controllate argentine). Pur escludendo questo fattore, la banca guidata da Croff (il cui compenso è sceso da 1,6 a 1,5 milioni nel 2002) registra un risultato operativo negativo per 87,540 milioni di euro, anche se alla fine fa segnare un utile netto positivo per 90,738 milioni di euro.
Al segno meno, invece, non erano abituati in Generali. Ma il mercato, secondo gli analisti di Eu-Ra, è stato più forte di qualsiasi iniziativa messa in atto dai manager e da Gianfranco Gutty, al vertice fino a settembre 2002 del Leone di Trieste. Nel 2002 il gruppo si è disfatto di alcune partecipazioni (con svalutazioni per 4 miliardi di euro), peggiorando la gestione ordinaria (da 1,042 miliardi di euro nel 2001 a 50,59 milioni nel 2002) e con un utile netto di gruppo a picco (-754,496 milioni di euro). Da segnalare in positivo che nel 2002 Generali non ha assegnato stock option.
Ancora in salita la strada per Rcs Media group (ex Hdp), che secondo l'analisi di Eu-Ra ha effettuato un apprezzabile ritorno al core business dell'editoria che ha consentito di migliorare i risultati rispetto al 2001. Ma le cessioni di Fila e Valentino, ancora da completare alla fine dell'anno scorso, da sole non sono bastate a far tornare il segno positivo nei conti: il risultato operativo generale è negativo per 53,4 milioni di euro e l'utile di gruppo è in rosso per 152,3 milioni. Da segnalare in positivo che la trimestrale del 2003 è la migliore degli ultimi tre anni (con una riduzione della perdita di 8,8 milioni di euro) nonostante gli effetti del riposizionamento siano ancora lontani.
Rimandati a settembre Luciano Benetton e il suo ex amministratore delegato Luigi De Puppi (uscito dal gruppo a metà maggio), che non incassano una bocciatura piena, ma una semplice segnalazione da parte degli analisti di Eu-Ra perché la situazione patrimoniale e finanziaria del gruppo rimane buona (diminuzione dell'indebitamento generale tra il 2001 e il 2002, valore del flusso di cassa alto).
Passera, una cura apprezzata. L'obiettivo di Corrado Passera, in sella a Banca Intesa dal maggio 2002, è quello di ridurre i costi del colosso bancario. Per questa ragione è stato avviato un nuovo piano industriale che, secondo l'analisi di Eu-Ra, ha già prodotto effetti positivi sulla società con una contrazione del 7,7% dei costi operativi. La voce personale scende del 9%, sia per il calo degli organici, sia per la riduzione della componente variabile della retribuzione. Anche le altre spese amministrative si riducono del 7,7%. Per il momento non c'è ancora un miglioramento dei margini, ma gli analisti di Eu-Ra giudicano che la cura Passera darà i suoi frutti già a partire dal 2003.
Viene da lontano, invece, la promozione di Vittorio Mincato e del suo Eni, uno dei pochi titoli del campione che presenta un tasso di rendimento positivo negli ultimi due anni. Ottima la redditività: il Roe è al 16,74%.
È frutto di un lungo lavoro anche la costruzione del valore di Ras portata avanti da Mario Greco. Gli analisti di Eur-Ra premiano il manager che, nonostante le avverse condizioni di mercato, ha mantenuto in utile il gruppo (910,817 milioni di euro) e nel solo 2002 ha restituito agli azionisti 1,096 miliardi di euro, 932 milioni dei quali ai soci di minoranza. Un risultato ottenuto con un piano di buy-back per 800 milioni di euro, effettuato con Offerta pubblica di acquisto (Opa), e una crescita del monte dividendi a 296 milioni di euro nel 2002.
Hanno approfittato del mercato, invece, Italcementi e Buzzi Unicem che operano entrambe nel settore delle costruzioni e cemento. Per il gruppo guidato da Giampiero Pesenti tutti i risultati sono in crescita: + 4,9% del fatturato; + 36% dell'utile netto.
Promosso, nonostante l'acquisizione della tedesca Dycherhoff, anche Franco Buzzi che, secondo gli analisti di Eu-Ra è riuscito a far digerire al mercato l'ingresso in un Paese in crisi come la Germania senza troppi scossoni sul titolo (-0,45%).
Dagospia.com 23 Maggio 2003
Costano troppo per quello che rendono. In America alla testa della rivolta degli azionisti contro i manager strapagati e dagli scarsi risultati c'è addirittura Warren Buffett, il finanziere più seguito dagli investitori di tutto il mondo. Anche in Gran Bretagna è cominciata la crociata contro i superstipendi e le buonuscite milionarie dei dirigenti. E in Italia? Qui nessuno si lamenta. Eppure i manager sono pagati, e bene. E spesso a guadagnare sono solo loro. Come nel caso di Cesare Geronzi, che ha fatto ben poco per meritarsi i 4,6 milioni di euro che gli arrivano da Capitalia. Non brilla neppure la gestione di Marco Tronchetti Provera, che nel 2002 ha incassato da Pirelli 2,7 milioni di euro di compensi, Davide Croff (1,5 milioni dalla Banca nazionale del lavoro), Luciano Benetton (1,6 milioni da Benetton), Gianfranco Gutty (7,3 milioni dalle Assicurazioni Generali) e Maurizio Romiti (1,8 milioni da Rcs Media Group). Questi dati emergono dall'analisi condotta per Economy da Eu-Ra Europe rating, società di ricerca che fa capo all'Università di Trieste, che ha messo a confronto i compensi degli amministratori, l'andamento del titolo azionario (rapportandolo all'indice del mercato di riferimento) e i dati di bilancio del 2001 e 2002 delle società del Mib30, dei titoli più rappresentativi di Midex e del Nuovo mercato.
Promossi e bocciati. Il risultato sintetico di questa complessa analisi è contenuto nelle due tabelle alle pagine 14 e 15 di questa inchiesta. La prima mette in fila i cinque manager troppo pagati d'Italia: dirigenti di società che vanno male (o non benissimo); la seconda i cinque manager più virtuosi. E i risultati parlano da soli.
Il giudizio è pesante per le società che, con brutti fondamentali e andamento del titolo negativo, hanno assicurato elevate retribuzioni ai propri manager. «Il problema non è misurare il livello delle remunerazioni degli amministratori» sottolinea Maurizio Fanni, ordinario di finanza aziendale all'Università di Trieste, «ma di mettere il sistema in grado di valutare la capacità dei manager». E nei casi di Pirelli (-65,84% il tasso di rendimento del titolo nell'ultimo anno), Capitalia (-41,42), Banca nazionale del lavoro (-62,93%), Generali (-38,29%), Rcs Media (-40,23%) questa capacità non c'è stata. Mentre i manager incassavano, le società hanno incamerato perdite in Borsa e a bilancio, creando ben poco valore per gli azionisti.
La situazione si rovescia per Eni (+18,26% il tasso di rendimento del titolo nel 2002), Italcementi (+15,66%). Buzzi Unicem (-0,45%), Ras (-2,17%) e Banca Intesa (-17,12%). In questi casi i compensi di Vittorio Mincato (1,8 milioni di euro da Eni), Giampiero Pesenti (1,6 milioni da Italcementi), Corrado Passera (1,3 milioni di Banca Intesa), Mario Greco (906 mila euro da Ras) e di Franco Buzzi (224 mila euro) sono meritati perché le decisioni prese dai manager hanno influito positivamente sui fondamentali delle società.
Geronzi, stipendio quadruplicato. L'acquisizione di Bipop, ora Finecogroup, nel 2002 pesa in maniera consistente sui conti di Capitalia (la banca, senza Bipop, avrebbe chiuso con un utile di 178 milioni di euro, mentre è in perdita per 287 milioni) ma questo non ha impedito che il compenso di Cesare Geronzi (comprensivo di bonus e benefici vari) lievitasse a 4,6 milioni di euro (quasi quattro volte rispetto al 2001 con un bonus di circa 3 milioni di euro). Nel 2002 il gruppo capitolino ha presentato una perdita netta (il Roe è negativo per il 4,7% contro il +2,5% del 2001) con un risultato operativo negativo di 874 milioni di euro.
Non si è, invece, aumentato lo stipendio Marco Tronchetti Provera, ma il segno meno è la costante del bilancio di Pirelli: -16% la variazione del fatturato 2002 rispetto al 2001. Netta anche la flessione dell'utile netto del gruppo, in perdita nel 2002 (-614 milioni di euro, contro un guadagno nel 2001). Inoltre redditività in discesa con il crollo del Roi dal 6 all'1,6%, con un Roe negativo (-13,3%) per effetto della perdita, e un Ros che passa dal 9,3% del 2001 al 2,4% del 2002. Con questi bilanci l'ingresso di Pirelli nel settore telecom è, secondo gli analisti, criticabile in termini di tempistica. Anche se a favore di Tronchetti Provera gioca una forte riduzione del personale che mira a contenere i costi, ma che per il momento non ha portato benefici al cash flow (flusso di cassa), ancora in negativo e la sua rinuncia al piano di stock option, invece interamente sottoscritto dagli altri amministratori.
Bnl non si libera dell'Argentina. C'è tutto il peso dell'Argentina nei bilanci di Banca nazionale del lavoro. In coerenza con il piano industriale 2002-2005, il management ha coperto il rischio delle società controllate nel Paese sudamericano. Dall'analisi effettuata da Eu-Ra emerge il deconsolidamento di queste società: l'esclusione si è resa necessaria per l'impossibilità da parte della capogruppo di ricevere il flusso contabile di Bnl Inversiones Argentinas sa (la holding per le controllate argentine). Pur escludendo questo fattore, la banca guidata da Croff (il cui compenso è sceso da 1,6 a 1,5 milioni nel 2002) registra un risultato operativo negativo per 87,540 milioni di euro, anche se alla fine fa segnare un utile netto positivo per 90,738 milioni di euro.
Al segno meno, invece, non erano abituati in Generali. Ma il mercato, secondo gli analisti di Eu-Ra, è stato più forte di qualsiasi iniziativa messa in atto dai manager e da Gianfranco Gutty, al vertice fino a settembre 2002 del Leone di Trieste. Nel 2002 il gruppo si è disfatto di alcune partecipazioni (con svalutazioni per 4 miliardi di euro), peggiorando la gestione ordinaria (da 1,042 miliardi di euro nel 2001 a 50,59 milioni nel 2002) e con un utile netto di gruppo a picco (-754,496 milioni di euro). Da segnalare in positivo che nel 2002 Generali non ha assegnato stock option.
Ancora in salita la strada per Rcs Media group (ex Hdp), che secondo l'analisi di Eu-Ra ha effettuato un apprezzabile ritorno al core business dell'editoria che ha consentito di migliorare i risultati rispetto al 2001. Ma le cessioni di Fila e Valentino, ancora da completare alla fine dell'anno scorso, da sole non sono bastate a far tornare il segno positivo nei conti: il risultato operativo generale è negativo per 53,4 milioni di euro e l'utile di gruppo è in rosso per 152,3 milioni. Da segnalare in positivo che la trimestrale del 2003 è la migliore degli ultimi tre anni (con una riduzione della perdita di 8,8 milioni di euro) nonostante gli effetti del riposizionamento siano ancora lontani.
Rimandati a settembre Luciano Benetton e il suo ex amministratore delegato Luigi De Puppi (uscito dal gruppo a metà maggio), che non incassano una bocciatura piena, ma una semplice segnalazione da parte degli analisti di Eu-Ra perché la situazione patrimoniale e finanziaria del gruppo rimane buona (diminuzione dell'indebitamento generale tra il 2001 e il 2002, valore del flusso di cassa alto).
Passera, una cura apprezzata. L'obiettivo di Corrado Passera, in sella a Banca Intesa dal maggio 2002, è quello di ridurre i costi del colosso bancario. Per questa ragione è stato avviato un nuovo piano industriale che, secondo l'analisi di Eu-Ra, ha già prodotto effetti positivi sulla società con una contrazione del 7,7% dei costi operativi. La voce personale scende del 9%, sia per il calo degli organici, sia per la riduzione della componente variabile della retribuzione. Anche le altre spese amministrative si riducono del 7,7%. Per il momento non c'è ancora un miglioramento dei margini, ma gli analisti di Eu-Ra giudicano che la cura Passera darà i suoi frutti già a partire dal 2003.
Viene da lontano, invece, la promozione di Vittorio Mincato e del suo Eni, uno dei pochi titoli del campione che presenta un tasso di rendimento positivo negli ultimi due anni. Ottima la redditività: il Roe è al 16,74%.
È frutto di un lungo lavoro anche la costruzione del valore di Ras portata avanti da Mario Greco. Gli analisti di Eur-Ra premiano il manager che, nonostante le avverse condizioni di mercato, ha mantenuto in utile il gruppo (910,817 milioni di euro) e nel solo 2002 ha restituito agli azionisti 1,096 miliardi di euro, 932 milioni dei quali ai soci di minoranza. Un risultato ottenuto con un piano di buy-back per 800 milioni di euro, effettuato con Offerta pubblica di acquisto (Opa), e una crescita del monte dividendi a 296 milioni di euro nel 2002.
Hanno approfittato del mercato, invece, Italcementi e Buzzi Unicem che operano entrambe nel settore delle costruzioni e cemento. Per il gruppo guidato da Giampiero Pesenti tutti i risultati sono in crescita: + 4,9% del fatturato; + 36% dell'utile netto.
Promosso, nonostante l'acquisizione della tedesca Dycherhoff, anche Franco Buzzi che, secondo gli analisti di Eu-Ra è riuscito a far digerire al mercato l'ingresso in un Paese in crisi come la Germania senza troppi scossoni sul titolo (-0,45%).
Dagospia.com 23 Maggio 2003