IL LECCA LECCA DELLE VANITA' - PROLASSO DI CALASSO E CACCIUCCO DI MAZZUCCO. LA RIZZOLI VINCE LO STREGA E IL CORRIERE SFORNA LA POZIONE.
di Linda Lovelace
Questa settimana il lecca-lecca d'oro che riproduce fedelmente la lingua di Vincenzo Mollica e la voce di Gigi Marzullo va ex-aequo non a due leccatori, ma a due giornali.
Il Corriere della Sera e la Repubblica hanno dedicato due immensi spazi all'intervento su Kafka, a un congresso, di un certo Roberto Calasso. Il Corriere della Sera ha pubblicato un "inedito" dell'editore Adelphi. Di solito si pubblicano gli inediti di autori defunti o di grandi viventi in articulo mortis, vedi Lévi-Strauss. Senza intestardirsi sul requisito della grandezza, uno scrupoloso controllo ha potuto accertare che il Calasso, avvistato in un locale notturno di Riccione, gode di buona salute.
Ulteriori indagini hanno stabilito che non si tratta - purtroppo - dell'ultimo scritto del Calasso e che le pagine non contengono sostanziali rivelazioni su Kafka né sullo stesso Calasso né su Fleur Jaeggy. Ancora più virtuoso il prolasso di "Repubblica" che dedica all'editore che si è sempre rifiutato di pubblicare di Eugenio Scalfari una lunga intervista sul suo intervento. (Sarà contento Eugenio Scalari che si è visto sempre bocciare i suoi libri Io-filosofici dal severo marito di Fleur.
Il Diaco d'Argento va invece a Ranieri Polese - detto "il principe" per la generosità degli aggettivi svenuti - che sul Corriere della Sera del 5 luglio si accanisce sulla vincitrice dello Strega, Melania Mazzucco e sul suo libro "Vita" - edito dalla Rizzoli, casa del Corriere (tutto in famiglia). Nel mirabile conflitto di interessi editoriali Polese cerca e trova complici della sua stessa levatura. Massimo Onofri, lecca-lecca d'oro dell'Unità, colloca la sua elegia all'indifesa Melania come segnalibro nella storia della letteratura italiano (bum!). Enzo il Siciliano, inesausto professionista, tromboneggia che con la Mazzuco "stiamo tornando al romanzo. E al romanzo di contenuti sociali". Avanti popolo, in libreria.
Indi la parola, anzi la lingua passa a Valerio Castronovo - nomen omen - che saluta alla grande l'ingresso di opere come quelle della Mazzucco, prima di spararsi una pippa in pubblico sul significato dell'emigrazione.
A questo punto Polese richiama in campo Onofri che intanto si è rinfrescato le meningi, ma non è ancora sufficientemente umido. Entra allora in campo Francesco Durante, che, per fare rima col suo nome, paragona la Mazzucco a John Fante (ri-bum!).
In quel momento l'organo del gusto di Polese si affloscia, esausto, e si fanno avanti i tre boys, Paccagnini: "Leggo una ciclicità nei romanzi della Mazzucco", beato lui!. Di Mauro, che con l'occasione allunga uno smack! anche a Benedetta Centovalli, in quanto curatrice di "un volume a più voci", ma a poche teste, "Patrie impure" (Rizzoli), in cui è uscito "il remoto nucleo generativo".
Gran finale di Aldo Grasso che spenna lo sfrenato Vespa, dando una sviolinata postuma al povero Giuseppe Pontiggia, diplomato a sua insaputa sociologo dei premi letterari.
Dagospia.com 8 Luglio 2003
Questa settimana il lecca-lecca d'oro che riproduce fedelmente la lingua di Vincenzo Mollica e la voce di Gigi Marzullo va ex-aequo non a due leccatori, ma a due giornali.
Il Corriere della Sera e la Repubblica hanno dedicato due immensi spazi all'intervento su Kafka, a un congresso, di un certo Roberto Calasso. Il Corriere della Sera ha pubblicato un "inedito" dell'editore Adelphi. Di solito si pubblicano gli inediti di autori defunti o di grandi viventi in articulo mortis, vedi Lévi-Strauss. Senza intestardirsi sul requisito della grandezza, uno scrupoloso controllo ha potuto accertare che il Calasso, avvistato in un locale notturno di Riccione, gode di buona salute.
Ulteriori indagini hanno stabilito che non si tratta - purtroppo - dell'ultimo scritto del Calasso e che le pagine non contengono sostanziali rivelazioni su Kafka né sullo stesso Calasso né su Fleur Jaeggy. Ancora più virtuoso il prolasso di "Repubblica" che dedica all'editore che si è sempre rifiutato di pubblicare di Eugenio Scalfari una lunga intervista sul suo intervento. (Sarà contento Eugenio Scalari che si è visto sempre bocciare i suoi libri Io-filosofici dal severo marito di Fleur.
Il Diaco d'Argento va invece a Ranieri Polese - detto "il principe" per la generosità degli aggettivi svenuti - che sul Corriere della Sera del 5 luglio si accanisce sulla vincitrice dello Strega, Melania Mazzucco e sul suo libro "Vita" - edito dalla Rizzoli, casa del Corriere (tutto in famiglia). Nel mirabile conflitto di interessi editoriali Polese cerca e trova complici della sua stessa levatura. Massimo Onofri, lecca-lecca d'oro dell'Unità, colloca la sua elegia all'indifesa Melania come segnalibro nella storia della letteratura italiano (bum!). Enzo il Siciliano, inesausto professionista, tromboneggia che con la Mazzuco "stiamo tornando al romanzo. E al romanzo di contenuti sociali". Avanti popolo, in libreria.
Indi la parola, anzi la lingua passa a Valerio Castronovo - nomen omen - che saluta alla grande l'ingresso di opere come quelle della Mazzucco, prima di spararsi una pippa in pubblico sul significato dell'emigrazione.
A questo punto Polese richiama in campo Onofri che intanto si è rinfrescato le meningi, ma non è ancora sufficientemente umido. Entra allora in campo Francesco Durante, che, per fare rima col suo nome, paragona la Mazzucco a John Fante (ri-bum!).
In quel momento l'organo del gusto di Polese si affloscia, esausto, e si fanno avanti i tre boys, Paccagnini: "Leggo una ciclicità nei romanzi della Mazzucco", beato lui!. Di Mauro, che con l'occasione allunga uno smack! anche a Benedetta Centovalli, in quanto curatrice di "un volume a più voci", ma a poche teste, "Patrie impure" (Rizzoli), in cui è uscito "il remoto nucleo generativo".
Gran finale di Aldo Grasso che spenna lo sfrenato Vespa, dando una sviolinata postuma al povero Giuseppe Pontiggia, diplomato a sua insaputa sociologo dei premi letterari.
Dagospia.com 8 Luglio 2003