VALORI-DAY IN CONFINDUSTRIA
Giancarlo Elia Valori si è concesso all'assemblea annuale, all'Auditorium di viale dell'Astronomia, pochi minuti prima di iniziare il suo discorso, da autentica star. L'esardio da decimo presidente degli industriali romani del manager mammone (era attaccatissimo alla mdre) ve lo raccontiamo perché è uno spaccato di certa società romana e riflette gli equilibri di potere che cambiano. Anzi, a ben guardare gli ospiti di Valori, sono già cambiati.
Gli industriali romani
Si capisce perché si sono affidati a Valori; sul palco ce n'erano almeno dieci, quelli che hanno cariche associative, ma sono tutti sconosciuti. In prima fila, la famiglia che sinora ha gestito l'Unione, quella degli Abete, Luigi e Giancarlo. Emblema dei finti imprenditori, privati che esistono solo perché titolari di commesse pubbliche. Poi c'era Ranucci, che di sua proprietà ha una barca di alberghi e un veliero di Hitler, ma amministra mille miliardi dell'Ente Eur. Si capisce perché Valori, uomo del defunto Iri sino ai capelli, ha avuto buon gioco a impadronirsi dell'Unione colonizzandola con gli Gnudi e i Ciucci, i Viezzoli e i Lina, i boiardi e gli ex boiardi.
Francesco Gaetano Caltagirone
Grande sponsor di Valori (di cui è anche socio in Blu) con il suo Messaggero, Caltagirone all'Eur non si è visto. Poiché di dissapori con il presidente di Autostrade non vi è sinora traccia, delle due l'una: o aveva proprio da fare (domani si decide a chi andranno gli Aeroporti di Roma); o finalmente ha capito che la proprietà del più grande giornale della caìpitale gli consente di fare il regista, di assegnare le parti e i voti senza esporsi direttamente. E non c'era neanche Azzurra. Visto invece il cugino, Francesco Bellavista Caltagirone, che non a caso parlava fitto fitto con Barbara Palombelli.
Gianni Letta
Che il Polo abbia abbia già vinto, lo si vede chiaramente dal superlavoro dell'infaticabile ex direttore del Tempo. Seduto in quinta fila (e questa è stata una, sicuramente involontaria, gaffe dell'accorta regia valoriana), per ben quattro volte non è riuscito a mantenere gli occhi aperti. Segno che è tornato il più conteso di Roma, l'uomo che comunica i desiderata vera del Comandante Silvio. E anche stamattina, narra la leggenda, ha comunicato qualcosa di importante all'unico personaggio rappresentativo del governo e della maggioranza presente, Antonio Maccanico.
Francesco Storace
Il presidente della Regione, per l'occasione, ha rispolverato uno dei suoi celebri completi kaki, con camicia più scura (verso il marrone), scarpe e occhiali con montatura nera. Il look elettorale, fatto di grigi e carta da zucchero, è già sparito. E' un bene o un male? Meglio uno Storace doc, genuino anche nell'abbigliamento, oppure un figurino vestito a tavolino? Mah, sicuramente Piero Badaloni ha ampiamente dimostrato che alla Regione Lazio l'abito non fa il monaco.
Maria Angiolillo
Le preghiere di Valori l'hanno alla fine convinta. E donna Maria ha assistito all'assemblea. Omaggiata da tutti. Una lieta sorpresa per quei provinciali romani.
Giancarlo Elia Valori
"Care Autorità, ministri, autorità civili e militari, corpo diplomatico...". Dopo averla preparata con grandissima cura, è giunto un po' stanco all'assemblea, ha dilatato all'infinito un discorso in cui alcuni spunti interessanti c'erano, in qualche occasione ha persino perso il filo. Gli amici lo hanno perdonato, sanno che ci tiene tanto. Ma si sono rifatti su Antonio D'Amato, che della Confindustria è il presidente: prima che cominciasse a parlare, fuggi fuggi generale.
L'editorialista innamorato
(copyright dagospia)
Gli industriali romani
Si capisce perché si sono affidati a Valori; sul palco ce n'erano almeno dieci, quelli che hanno cariche associative, ma sono tutti sconosciuti. In prima fila, la famiglia che sinora ha gestito l'Unione, quella degli Abete, Luigi e Giancarlo. Emblema dei finti imprenditori, privati che esistono solo perché titolari di commesse pubbliche. Poi c'era Ranucci, che di sua proprietà ha una barca di alberghi e un veliero di Hitler, ma amministra mille miliardi dell'Ente Eur. Si capisce perché Valori, uomo del defunto Iri sino ai capelli, ha avuto buon gioco a impadronirsi dell'Unione colonizzandola con gli Gnudi e i Ciucci, i Viezzoli e i Lina, i boiardi e gli ex boiardi.
Francesco Gaetano Caltagirone
Grande sponsor di Valori (di cui è anche socio in Blu) con il suo Messaggero, Caltagirone all'Eur non si è visto. Poiché di dissapori con il presidente di Autostrade non vi è sinora traccia, delle due l'una: o aveva proprio da fare (domani si decide a chi andranno gli Aeroporti di Roma); o finalmente ha capito che la proprietà del più grande giornale della caìpitale gli consente di fare il regista, di assegnare le parti e i voti senza esporsi direttamente. E non c'era neanche Azzurra. Visto invece il cugino, Francesco Bellavista Caltagirone, che non a caso parlava fitto fitto con Barbara Palombelli.
Gianni Letta
Che il Polo abbia abbia già vinto, lo si vede chiaramente dal superlavoro dell'infaticabile ex direttore del Tempo. Seduto in quinta fila (e questa è stata una, sicuramente involontaria, gaffe dell'accorta regia valoriana), per ben quattro volte non è riuscito a mantenere gli occhi aperti. Segno che è tornato il più conteso di Roma, l'uomo che comunica i desiderata vera del Comandante Silvio. E anche stamattina, narra la leggenda, ha comunicato qualcosa di importante all'unico personaggio rappresentativo del governo e della maggioranza presente, Antonio Maccanico.
Francesco Storace
Il presidente della Regione, per l'occasione, ha rispolverato uno dei suoi celebri completi kaki, con camicia più scura (verso il marrone), scarpe e occhiali con montatura nera. Il look elettorale, fatto di grigi e carta da zucchero, è già sparito. E' un bene o un male? Meglio uno Storace doc, genuino anche nell'abbigliamento, oppure un figurino vestito a tavolino? Mah, sicuramente Piero Badaloni ha ampiamente dimostrato che alla Regione Lazio l'abito non fa il monaco.
Maria Angiolillo
Le preghiere di Valori l'hanno alla fine convinta. E donna Maria ha assistito all'assemblea. Omaggiata da tutti. Una lieta sorpresa per quei provinciali romani.
Giancarlo Elia Valori
"Care Autorità, ministri, autorità civili e militari, corpo diplomatico...". Dopo averla preparata con grandissima cura, è giunto un po' stanco all'assemblea, ha dilatato all'infinito un discorso in cui alcuni spunti interessanti c'erano, in qualche occasione ha persino perso il filo. Gli amici lo hanno perdonato, sanno che ci tiene tanto. Ma si sono rifatti su Antonio D'Amato, che della Confindustria è il presidente: prima che cominciasse a parlare, fuggi fuggi generale.
L'editorialista innamorato
(copyright dagospia)