FAZIO, CHE STRAZIO - DOMANI SERA, GRAN CENA "FAZISTA" SULL'APPIA ANTICA, NELLA CASA DI SALVATORE DINO (IL PIU' FAMOSO EDITORE MUSSOLINIANO.)
Paolo E. Russo per Libero
Si scrive Aprom, si legge club "fazista". L'appuntamento, come si usa fare di questi tempi a Roma, è sull'Appia antica. Al civico 249b per la precisione. Lì, all'ombra delle gigantografie degli «amici famosi» dell'editore Salvatore Dino, è in programma per martedì sera un "Cenacolo culturale". Un evento organizzato dall'Associazione per il progresso del Mezzogiorno, quella presieduta da Sergio Billè, ma che inevitabilmente finirà per avere grande rilevanza politica. Non solo per lo spessore degli invitati e per l'ambientazione.
L'Aprom, con 5 mila associati tra professionisti, grand commis di Stato, imprenditori, prefetti e uomini di finanza, racchiude infatti tutti i principali sponsor di Antonio Fazio. Sì, proprio il governatore della Banca d'Italia che in molti - anche dentro il centrodestra - vorrebbero a Palazzo Chigi al posto di Silvio Berlusconi o, al limite, al ministero dell'Economia a raccogliere l'eredità di Giulio Tremonti. L'idea, che fino a qualche settimana fa poteva sembrare peregrina, ora non lo è più.
Attorno a Fazio, che da poco ha festeggiato i suoi dieci anni a capo della Banca d'Italia, si è riunito un folto gruppo di intellettuali, docenti universitari e imprenditori. I politici non sono stati a guardare. Gianfranco Fini e Marco Follini l'hanno incontrato a più riprese anche la scorsa settimana. In molti, dentro la Casa delle libertà, guardano a Fazio come l'unico argine possibile alla deriva nordista e leghista del governo. L'Aprom è diventata un po' il nocciolo duro di questa lobby trasversale. Un gruppo di pressione che si prefigge lo scopo di orientare le scelte politiche, di governo e parlamentari, per quel che riguarda il Mezzogiorno e non solo.
Fondatore dell'associazione è Pasquale Dell'Aversana, docente all'Università del Vaticano. Con buone entrature sia alla Confindustria sia alla Confcommercio viene considerato molto vicino ad Antonio Fazio. Martedì sarà a villa Dino. Con lui ci saranno economisti come il banchiere Antonio Pedone, il giurista Massimo Stipo, intellettuali come il Friulano Attilio Celant, preside della facoltà di Economia della Sapienza di Roma e vero animatore del gruppo. Ci saranno Giovanni Girone, rettore dell'università di Bari, una delle più grandi del Mezzogiorno con 60 mila studenti e 2 mila insegnanti, e l'ex rettore Cosimo Fonseca, esponente dell'Accademia dei Lincei.
È dietro di loro che cominciano a muoversi industriali del calibro di Pasquale Natuzzi, il re dei divani, Francesco Divella, l'imprenditore della pasta, Nicola D'Abundo che ha rilevato la flotta Lauro, il barese Michele Matarrese, il gruppo Abate di Avellino. Un mondo di poteri forti che gravita attorno agli "amici" di Fazio.
Tema della serata, come recita l'invito, saranno i problemi e le prospettive di chi, oggi, investe nel Mezzogiorno d'Italia. Le politiche per il Sud, i "pro" e i "contro" di chi rischia in questa parte dell'Italia. E di questo si parlerà. Anche se tutto lascia supporre che, inevitabilmente, si finirà per parlare anche di Antonio Fazio.
CHI E' SALVATORE DINO
Una vita per l'editoria numerata.
E per le memorie della famiglia Mussolini
Paolo Conti per il Corriere della Sera del 23 settembre 2001
"Hanno già detto troppe fesserie, sto zitto, parlo solo con me stesso ed è già tanto;. Romano Mussolini, musicista jazz, unico figlio in vita del duce Benito nonché padre dell'onorevole Alessandra, ieri sera ha deluso chi aspettava una sua replica all'intervista inedita a sua sorella Edda trasmessa il 2 settembre su Raitre ne "La grande storia" in cui la moglie di Galeazzo Ciano rivelava una relazione extraconiugale della madre Rachele col cognato di un capostazione. Romano Mussolini era nella lista dei presentatori di due mega-libri della Dino editore: "Il testamento di mio padre Benito", proprio di Edda, e "Mussolini il mio uomo", di Rachele con la prefazione ancora di Edda.
La sigla Dino editore significa Salvatore Dino, 62 anni atleticamente indossati, che invece giura: "Rivelazioni assurde, io possiedo cento ore di videointerviste ad Edda, tutte inedite, rilasciate tra il 1981 e il 1995, anno della morte. Nemmeno un cenno, dico nemmeno uno, su quella vicenda;. Il clamore forse servirà al lancio dei due volumoni (60 centimetri di altezza, 30 di larghezza). Tutto, intorno a Salvatore Dino e al suo sorriso da attore, è in larga scala. Smisurata la villa con parco (palme, cipressi, fontane, obelischi di marmo candido) sull'Appia Antica con tanto di facciata con frontone neoclassico sorretto da quattro colonne ioniche. Gigantesche le sale monografiche di ritratti su tela e in bronzo dedicate ai suoi grandi amici (una ai Bush padre e figlio, l'altra all'ex Scià di Persia, la terza ai Reagan).
Incalcolabili le lettere appese alle pareti di cardinali e capi di Stato più o meno democraticamente eletti (Pinochet, Francisco Franco accanto a Indira Gandhi, Giscard d'Estaing, Mitterrand, Nixon) che ringraziano per i libri ricevuti. Vertiginosi i prezzi: le nuove opere di Edda e Rachele costeranno tre milioni di lire a copia, circa 1500 euro stampate solo in 1999 esemplari, tutti con il ritratto in bassorilievo del duce in bronzo dorato. Cinque milioni, 2500 euro, costerà l'opera che si intitola semplicemente "Dio; di padre Battista Mondin che si firma senza perifrasi nell'introduzione "il più grande teologo vivente".
Il look di Salvatore Dino è consono al personaggio: completo blu, cravatta gialla, scarpe squadrate in coccodrillo grigio-celeste lucido, bracciale d'oro massiccio formato da due leoni che si fronteggiano. Si guarda intorno soddisfatto: "Tutto questo è frutto del lavoro di una vita, i nostri libri sono quotati dalla Finarte però ho una collana economica con autori come Rocco Buttiglione, Nicola Abbagnano, Vittorio Mathieu. Rincorro un mio progetto morale per il nuovo millennio fondato sull'idea di famiglia. Mi copiano tutti".
Sul prato sventola un vessillo verde con la figura di un uomo che si libera da due serpenti: "E' l'emblema della casa editrice, i due serpenti sono il materialismo comunista e quello capitalista, che adesso è il consumismo. L'uomo liberato diventa così". E indica una sterminata aquila in bronzo davanti a un cespuglio di alloro che stringe i serpenti tra gli artigli: "Bella, no? Pesa mille chili".
Dagospia.com 28 Luglio 2003