RASSEGNATI STAMPA - INFANZIA PERDUTA "PER PASSIONE" DI FASSINO - FELTRI LIBERO, ANCHE DALL'ANAGRAFE - IL COMUNISMO E' MORTO, MARZULLO E' VIVO.


1 - INFANZIA PERDUTA

Andrea Marcenaro per Il Foglio

A parte che Paolo Mieli per noi fa sempre bene, anche se non fa, benissimo ha fatto a insignire del premio Capalbio il libro di Piero Fassino. "Per passione", un libro magnifico, da togliere il fiato. E benissimo ha fatto Fassino a ritirare il premio respingendo le provocazioni di Giampaolo Pansa, che rischia ora di passare per il Marco Bellocchio del tomo. Non solo. Azzeccatissime anche le critiche. Intanto quella di Mieli: "Un testo ben scritto, asciutto, diverso dai soliti libri scritti dai politici", perché ben detta, asciutta e diversa dalle solite critiche ai libri dei politici. E più ancora quell'altra, inattesa e rivelata da Fassino stesso: "La miglior recensione l'ho avuta dal figlio di Renato Zangheri, un bimbo di otto anni che mi ha detto: 'Sei un uomo dolce che ama Torino'". E davanti a questo bimbo che a otto anni se la spassa col Segretario, perfettamente penetrandolo, non è giusto tacere dell'altro giorno. Incrociammo Napoleone Colajanni col suo ultimo marmocchio, due anni sì e no, che stringeva tra le manine "Per passione". E cantilenava una critica forse meno secca e asciutta di altre: "Cacca e pupù!".

2 - IL COMUNISMO E' MORTO, MARZULLO E' VIVO
Aldo Grasso per il
Corriere della sera

Impossibile non seguire Gigi Marzullo per la serata conclusiva della Mostra del Cinema (Raiuno, sabato, mezzanotte e dintorni; più dintorni che mezzanotte). C'erano tutti ma proprio tutti, stanchi intellettuali di ieri come l'abbronzatissimo Italo Moscati e regine dell'intelletto d'oggi come Eleonora Brigliadori, padrone di casa come Marina Cicogna e cinefile pure e morbide come Piera Detassis, il dottor Leone della Rai (così lo chiamava deferente il conduttore) e pure il duro Pasquale Squitieri. Molto meglio Marzullo del duo Chiambretti-de Hadeln, anche perché in Italia non sappiamo fare le premiazioni e buttarla sul comico pare la via più facile.

Di solito, nei discorsi impegnati, si riporta il parere del taxista: la Brigliadori ha riportato il commento di un gondoliere. Grandiosa! Marzullo è la misura di tutte le cose, il centro dell'universo televisivo: a un certo punto mi ha telefonato un amico genovese per chiedermi se Claudio G. Fava si tinge i capelli. Gli ho risposto che non lo so, so solo che tingersi i capelli è un vezzo dei critici di cinema, ma da quel momento non ho più staccato gli occhi dalle capigliature dei partecipanti, a cominciare dalla criniera del Grande Cerimoniere.



Un altro amico (a riprova che tutti guardano «Venezia, cinema e dintorni»), sulla mancata vittoria di Marco Bellocchio, ha sentenziato: «Così impara a farsi intervistare da Marzullo». Mi sono permesso di fargli notare come questa sua perentoria affermazione fosse un'inutile cattiveria. Piuttosto, gli ho suggerito di seguire gli interventi di Citto Maselli. Maselli da Marzullo? Allora è proprio vero che il comunismo è morto e il cinema italiano, nonostante gli sforzi di incoraggiamento, non se la passa tanto bene. Buongiorno, notte.


3 - FELTRI LIBERO, ANCHE DALL'ANAGRAFE
Vespe dal Domenicale del Sole 24 Ore


Poiché le Vespe sono invidiosissime, almeno quanto Montanelli e Biagi, non riescono a trattenere un «buzzzzz» di invidia davanti alla collana di libri che Vittorio Feltri propone ai suoi lettori. Oriani, Gentile, Papini...Una Biblioteca ideale per chi voglia coltivare quella serenità, quell'equilibrio di cui dà prova ogni giorno il direttore di «Libero». Ma il maggiore motivo di invidia è la scoperta, da parte di Feltri, di uno scrittore britannico di cui perfino gli anglisti ignoravano l'esistenza: Amis Kingsley, autore di "Jim il fortunato". Strano: di Kingsley conoscevamo solo Ben, un grande attore, l'indimenticabile interprete del «Gandhi» di Attenborough. Questo Kingsley romanziere, invece, che di nome farebbe Amis William - ci informa la quarta di copertina - risulta padre di un altro scrittore, battezzato Martin. Martin Kingsley? Né la Garzantina, né la Zanichelli ne recano traccia. L'enigma è chiarito dal malcapitato prefatore, Arturo Cattaneo: stiamo parlando di Kingsley (e Martin) AMIS. Cognome e nome sono stati invertiti, come nei verbali di polizia. E allora perché non Dickens Charles o Machiavelli Niccolò? Un altro cavallo di battaglia della Biblioteca di Feltri è il "Trattato sulla tolleranza" di tale F.M.A. Voltaire. Che vorranno dire mai quelle misteriose iniziali? Filippo Maria Amilcare? No. Stanno per François-Marie Arouet, cioè le vere generalità di Voltaire. Ma bando alle pignolerie: è chiaro a tutti che siamo nel campo della più pura avanguardia letteraria. Dopo le parole in libertà di Marinetti, i cognomi in libertà di Vittorio. Finalmente liberi. Da tutto, anche dall'anagrafe.


Dagospia.com 10 Settembre 2003