"BUONGIORNO, NOTTE"/1 - A MARIA FIDA MORO FA SCHIFO, MA AL FRATELLO GIOVANNI IL FILM DI BELLOCCHIO E' PIACIUTO: "ACCRESCE LA CONOSCENZA DELLA REALTA'."

Riceviamo e pubblichiamo:


Lettera del 3 settembre 2003 di Giovanni Moro a Giancarlo Leone, Amministratore delegato di Rai Cinema

Caro dottore,
desidero ringraziarla per l'invito che mi ha rivolto a vedere in anteprima il film che Marco Bellocchio ha dedicato alla vicenda di mio padre. L'invito è stato tanto più gradito in quanto non dovuto, giacché il film non richiedeva alcun visto o imprimatur da parte della famiglia, e men che meno da parte di un suo singolo componente. Né, d' altra parte, l'eventuale consenso o dissenso dei familiari nei confronti del film avrebbe potuto aggiungere o togliere nulla al suo valore.

Fatte queste premesse, che mi sembrano necessarie alla luce di sgradevoli recenti precedenti, desidero dirla che ho molto apprezzato il film. Trovo che Bellocchio, scegliendo deliberatamente di riflettere sulla esperienza dell'uomo Aldo Moro in carcere senza vincoli o ambizioni di ricostruzione storica o di fedeltà all'insieme dei fatti e devi atti noti, abbia davvero illuminato aspetti importanti di quella vicenda. Non sono un critico cinematografico, ma mi viene da dire che questo è un caso in cui una creazione artistica è stata capace, proprio restando tale, di accrescere la conoscenza della realtà.



Perso che chi vedrà il film potrà cogliere il senso del dramma di un uomo posto di fronte a un destino tragico quanto insensato e non necessario, da lui vissuto in modo tanto più acuto quanto più era netta la sua percezione della incombente fine del mondo diviso in blocchi e della obsolescenza dello grandi ideologie che avevano improntata di sé il secolo.

Sono persuaso che la compresenza nel film di due opposte conclusioni - la libertà e la morte - corrisponda a quanto fu vissuto dal prigioniero e insieme metta in luce in modo pacato ma netto il nodo, ancora non sciolto, di quella vicenda anche dal punto di vista storico, politico e giudiziario. Si tratta, come più volte mi è capitato di dire, della questione di come mai, in quel caso e solo in quello, lo stato italiano decise di non trattare con i terroristi né di cercare seriamente di liberare il prigioniero.

Con i più cordiali saluti

Giovanni Moro


Dagospia.com 10 Settembre 2003