NAPOLI PALLONARA - FERLAINO VUOTA IL SACCO: L'ANTIDOPING CON LA POMPETTA DI MARADONA COCATO - LO SCUDETTO VINTO GRAZIE ALL'ARBITRO MERIDIONALISTA - LA SCENEGGIATA DELLA MONETINA DI ALEMAO.

Giuseppe Bottazzi per www.gazzetta.it


Trucchi per sfuggire alle maglie dei controlli antidoping, designazioni degli arbitri compiacenti se non pilotate, coperture per salvare Maradona. Corrado Ferlaino vuota il sacco - il suo almeno - in una pepatissima intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino di Napoli. "Maradona mi attacca sempre - racconta l'ingegnere -, mi ritiene un nemico ma l'ho salvato decine di volte. Con l'antidoping soprattutto. Dalla domenica sera al mercoledì Diego era libero di fare quel che voleva, ma il giovedì doveva essere pulito. Moggi, Carmando, il medico sociale chiedevano ai giocatori se erano a posto. Io non sapevo cosa accadeva, ma qualche anno dopo ho scoperto che, se qualcuno era a rischio, gli si dava una pompetta contenente l'urina di un altro; lui se la nascondeva nel pantalone della tuta e nella stanza dell'antidoping, invece di fare il suo 'bisognino', versava nel contenitore delle analisi l'urina 'pulita' del compagno. Nonostante questo Diego, quel giorno del 1991, fu trovato positivo".

"Moggi - continua Ferlaino riferendosi all'allora manager del Napoli - gli aveva chiesto se era in condizione e lui rispose: sì, lo sono, va tutto bene. Il fatto è che i cocainomani mentiscono a se stessi. Risultò positivo e quando l'allora presidente Nizzola mi chiamò in via confidenziale per darmi la notizia fu troppo tardi. Insistetti, gli dissi: presidente dimmi cosa posso fare, ma lui rispose: ormai non puoi fare più nulla". E sul sistema di controllo in vigore oggi: "Non si può andare in tuta a fare i controlli, bisogna essere nudi. quindi il trucco della pompetta è irrealizzabile. Adesso c'è una lista con dei numeri, ognuno corrisponde a un calciatore, un medico preposto li estrae a sorte. Ma non è difficile trovare medici amici. Per cui basta toccare con le mani inumidite dalla saliva i numeri dei giocatori sicuramente puliti, così i numeri diventano più luccicanti e quando si estrae si sa come scegliere. Una specie di sorteggio pilotato, insomma".



Altre rivelazioni sul secondo scudetto vinto dal Napoli nel 1990: "Allacciai buoni rapporti con il designatore Gussoni. Il Milan aveva un arbitro molto amico, Lanese, a noi invece era vicino Rosario Lo Bello, che era un meridionalista convinto. Il campionato si decise il 22 aprile: il Milan giocava a Verona, Gussoni designò Lo Bello per quella partita; successe di tutto, espulsioni, milanisti arrabbiati che scaraventarono le magliette a terra: persero 2-1. Noi vincemmo serenamente a Bologna per 4-2 e mettemmo in tasca tre quarti di scudetto". E la famosa monetina di Alemao a Bergamo? "Fu colpito - spiega l'ingegnere - forse ingigantimmo l'episodio ma la partita comunque era già vinta a tavolino. Facemmo un po' di scena. L'idea fu del massaggiatore Carmando. Alemao all'inizio non capì, lo portammo di corsa all'ospedale, gli feci visita e quando uscii dichiarai addolorato ai giornalisti: 'Non mi ha riconosciuto'. Subito dopo scoppiai a ridere da solo, perché Alemao era bello e vigile nel suo lettino".

Oggi Ferlaino è proprietario del Ravenna in C2: "A Ravenna c'è passione per il calcio, ma è misurata. Però anche lì sono dovuto intervenire. La prima partita l'abbiamo pareggiata, i calciatori hanno giocato senza grinta. Ho spedito tutti in ritiro e la domenica dopo abbiamo battuto il Forlì".


Dagospia.com 11 Settembre 2003