TUTTE LE COLPE DEL GESTORE RETE TRASMISSIONE NAZIONALE SPA
DI NOTTE SPEGNE LE CENTRALI: PIU' CONVENIENTE L'ENERGIA D'OLTRALPE
UNA CLASSE DIRIGENTE POLITICA CON ZERO ESPERIENZA PROFESSIONALE
DI NOTTE SPEGNE LE CENTRALI: PIU' CONVENIENTE L'ENERGIA D'OLTRALPE
UNA CLASSE DIRIGENTE POLITICA CON ZERO ESPERIENZA PROFESSIONALE
"Non si può più aspettare. Bisogna operare, non ritardare la costruzione di nuove centrali, con metodi tradizionali, e anche di piccole centrali con sistemi alternativi, e occorre curare, possibilmente al meglio, la nostra rete di distribuzione che giustamente è stata unificata". Così ha dichiarato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a Napoli per la celebrazione del sessantesimo anniversario delle Quattro giornate.
Una dichiarazione "resa al buio". In tutti i sensi. Sia per il black-out in cui annaspava la città di Totò sia per il contenuto della dichiarazione. Abbiamo davvero bisogno di nuove centrali? Sarebbe questa la soluzione per l'interruzione di questa notte?
Dagospia, a differenza di Ciampi, non sa una mazza di questioni energetiche e tecniche, quindi abbiamo chiesto lumi a chi di dovere, cioè a un dirigente dell'Enel - che per ovvi motivi ci prega di non fare il nome.
La domanda le sembrerà banale: se il parco centrali Enel e privati riesce a soddisfare la quasi totalità della richiesta di energia di un giorno normale lavorativo, come mai non riesce a sostenere la minima richiesta di un carico notturno?
"Forse perché - come è giusto - alcune centrali di notte vengono spente o portate al minimo carico".
Ma allora è necessario importare "anche di notte" energia da Francia e Svizzera? Perché non utilizzare le risorse interne? Forse quella d'oltralpe è più conveniente?
"Certamente sì. E non potrebbe essere altrimenti. Durante la notte la richiesta di energia cala, quindi conviene spegnere alcune centrali. Ma questo ci pone di fronte al collo di bottiglia delle linee francesi e svizzere di ingresso in Italia. A questo punto forse facilmente attaccabili da atti dolosi o a rischi eccessivi di malfunzionamento sia della linea che del fornitore che c'è a monte. Persino la Sicilia, che si poteva salvare come la Sardegna (in quanto non interconnessa) è stata trascinata dall'effetto domino ad una notte buia pur avendo un eccesso di produzione in condizioni normali".
Le colpe vanno ricercate anche in una cattiva gestione del nostro centro nazionale di controllo?
"Forse sarebbe stato piu' coraggioso disalimentare parte dell'Italia prima dell'effetto domino per poter poi ripartire in poco tempo con le centrali italiane come dichiarato dai vertici del Grtn. Purtroppo in pochi sanno che grossi impianti di produzione (centrali da 300-600 megawatt) contrariamente ai piccoli gruppi turbogas da 100-200 megawatt necessitano di parecchie ore per un riavviamento dopo scatto, circa 6-8 ore, e una presa di carico fino al massimo di circa una-due ore, contrariamente un gruppo in esercizio puo' raggiungere il suo massimo partendo da un minimo, eventuale carico notturno, in circa un'ora-un'ora e mezza".
Se l'Enel fosse rimasta unica utility nazionale di interesse pubblico, anziché venir sdoppiata in Enel e GRTN Spa (Gestore Rete Trasmissione Nazionale), ci sarebbe stato il black-out di questa notte?
"Consideriamo che una volta il dirigente Enel/Trasmissioni maturava una esperienza minimo ventennale all'interno della società; oggi - con la creazione di GRTN - spesso e volentieri la classe dirigente è assunta dal mercato della politica - terra di conquista di tutti i partiti - con pochissima esperienza nel campo elettrico".
Dagospia.com 28 Settembre 2003
Una dichiarazione "resa al buio". In tutti i sensi. Sia per il black-out in cui annaspava la città di Totò sia per il contenuto della dichiarazione. Abbiamo davvero bisogno di nuove centrali? Sarebbe questa la soluzione per l'interruzione di questa notte?
Dagospia, a differenza di Ciampi, non sa una mazza di questioni energetiche e tecniche, quindi abbiamo chiesto lumi a chi di dovere, cioè a un dirigente dell'Enel - che per ovvi motivi ci prega di non fare il nome.
La domanda le sembrerà banale: se il parco centrali Enel e privati riesce a soddisfare la quasi totalità della richiesta di energia di un giorno normale lavorativo, come mai non riesce a sostenere la minima richiesta di un carico notturno?
"Forse perché - come è giusto - alcune centrali di notte vengono spente o portate al minimo carico".
Ma allora è necessario importare "anche di notte" energia da Francia e Svizzera? Perché non utilizzare le risorse interne? Forse quella d'oltralpe è più conveniente?
"Certamente sì. E non potrebbe essere altrimenti. Durante la notte la richiesta di energia cala, quindi conviene spegnere alcune centrali. Ma questo ci pone di fronte al collo di bottiglia delle linee francesi e svizzere di ingresso in Italia. A questo punto forse facilmente attaccabili da atti dolosi o a rischi eccessivi di malfunzionamento sia della linea che del fornitore che c'è a monte. Persino la Sicilia, che si poteva salvare come la Sardegna (in quanto non interconnessa) è stata trascinata dall'effetto domino ad una notte buia pur avendo un eccesso di produzione in condizioni normali".
Le colpe vanno ricercate anche in una cattiva gestione del nostro centro nazionale di controllo?
"Forse sarebbe stato piu' coraggioso disalimentare parte dell'Italia prima dell'effetto domino per poter poi ripartire in poco tempo con le centrali italiane come dichiarato dai vertici del Grtn. Purtroppo in pochi sanno che grossi impianti di produzione (centrali da 300-600 megawatt) contrariamente ai piccoli gruppi turbogas da 100-200 megawatt necessitano di parecchie ore per un riavviamento dopo scatto, circa 6-8 ore, e una presa di carico fino al massimo di circa una-due ore, contrariamente un gruppo in esercizio puo' raggiungere il suo massimo partendo da un minimo, eventuale carico notturno, in circa un'ora-un'ora e mezza".
Se l'Enel fosse rimasta unica utility nazionale di interesse pubblico, anziché venir sdoppiata in Enel e GRTN Spa (Gestore Rete Trasmissione Nazionale), ci sarebbe stato il black-out di questa notte?
"Consideriamo che una volta il dirigente Enel/Trasmissioni maturava una esperienza minimo ventennale all'interno della società; oggi - con la creazione di GRTN - spesso e volentieri la classe dirigente è assunta dal mercato della politica - terra di conquista di tutti i partiti - con pochissima esperienza nel campo elettrico".
Dagospia.com 28 Settembre 2003