MONTEZUMA RISCHIA DI TORNARE AI BOX
ASSOLOMBARDA DICE NO, IL SUD PURE, IL VENETO A META'
AGNELLI NICCHIA - CONFALONIERI: "SIAMO ANCORA ALLE PROVE LIBERE"
RIMANE LA POLTRONA FRAU (E MENO MALE CHE ERA IL CANDIDATO DI TUTTI)
ASSOLOMBARDA DICE NO, IL SUD PURE, IL VENETO A META'
AGNELLI NICCHIA - CONFALONIERI: "SIAMO ANCORA ALLE PROVE LIBERE"
RIMANE LA POLTRONA FRAU (E MENO MALE CHE ERA IL CANDIDATO DI TUTTI)
Il candidato di carta montata rischia di dover tornare ai box prima del previsto. E guardare in televisione la corsa alla presidenza di Confindustria. Oggi l'aria che tirava alla Consulta dei presidenti (la riunione di tutti gli imprenditori a capo delle territoriali e delle associazioni di categoria) non era delle migliori per il neo-imprenditore Luca di Montezuma, che proprio ieri per meglio lanciarsi alla conquista della poltrona di via dell'Astronomia ha acquisito insieme ai suoi soci una quota della poltrona Frau.
A proposito: fatti i conti e diviso tra i soci, l'impegno finanziario del neo imprenditore per rilevare poco più di un bracciolo (il 30 per cento) della Frau è abbastanza irrilevante (montante, invece, lo spazio sui media). Solo un piccolo pezzo del "pedaggio" che qualche mese fa Montezuma ha imposto agli azionisti Ferrari regalandosi un bonus personale da oltre 18 milioni di euro su un bilancio meno brillante di quello dell'anno precedente.
In Confindustria invece non sono in vena di regali, e l'umore dei presidenti oggi era inversamente proporzionale al trionfalismo dei giornali, che stamane presentavano l'ingresso di Libera & Bella nella Frau come la conquista della Societè general du Belgique da parte di De Benedetti a fine anni '80, e la presidenza di Confindustria alla stregua di un piacere che il Montezuma faceva, bontà sua, ai poveri industriali persi nella giungla napoletana di D'Amato.
Michele Perini, capo della potente Assolombarda, intimo di Berlusconi e Tremonti ha voluto iniziare personalmente il fuoco di sbarramento: "I lombardi rispetteranno le regole della casa, non parteciperanno a primarie improprie sui giornali. Decideremo a tempo e luogo. Le regole ci sono e vanno rispettate, poi ciascuno è libero di non farlo".
E via via gli altri, dal lombardo Mazzoleni ("ma perché Vittorio Merloni si è autonominato primus inter pares tra gli ex presidenti di Confindustria, convocando riunioni che non ha alcun potere di convocare?"), ai rappresentanti del Sud, capeggiati da Francesco Averna, quello dell'amaro, ("mi auguro che non si ritorni ad una Confindustria elitaria in cui le scelte vengono decise tra quattro mura e tra poche persone").
Non è finita. Angelo Bozzetto, presidente confindustriale della Puglia, ha detto all'Ansa: "In Confindustria ci sono dei valori che vanno rispettati. C'è una base industriale che conta, le candidature via stampa non appartengono a questa casa". E poi Franco Muscarà per il Lazio e Silvio Fortuna delle cucine Arc Linea per il Veneto ("Queste sortite sono fuori dai tempi e dalle cadenze che ci eravamo dati").
Nelle pause della riunione per il candidato di carta montata è andata ancora peggio. L'exploit del bracciolo della Frau calamitava sorrisini ironici ("meno male, altrimenti poteva candidarsi solo alla Federmanager"), mentre altri prendevano di mira Innocenzo Cipolletta, ex direttore generale di Confindustria dal naso grande ma di poco fiuto, che aveva lanciato lunedì su Affari e Finanza di Repubblica la candidatura di Montezuma, con una piattaforma a dir poco curiosa agli occhi degli imprenditori: mettere il Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta paga per aiutare i consumi. "Si, cosi aiutiamo quel bignè di Billè, che prima ha fatto fare ai commercianti il cambio un euro-mille lire e poi si lamenta perché il popolo non spende". Per carità di patria ferrarista (le Ferrari esistevano prima e forse esisteranno anche dopo Libera e Bella), censuriamo gli altri commenti.
Intanto all'esterno, Fedele "Fidel" Confalonieri dichiarava alle agenzie che certe candidature sono premature ("Siamo ancora alle prove libere"). Un'altra bocciatura solenne che da sola vale tutte le dichiarazioni di sostegno allineate nel giorno del bracciolo Frau, e cioè Emma Marcegaglia e Gros Pietro. Anche qui, sempre nella riunione di stamattina, i commenti e le risatine si sprecavano: va bene per la Emma ma Gros Pietro, presidente di Autostrade, si informasse almeno di quello che pensano i suoi padroni Benetton. E meno male che i pezzi forti dello schieramento di carta montata, cioè Diego Della Valle e tale Siciliani di Crotone, sono stati esentati dal sacrificio mediatico immediato riservando la loro discesa in campo per quando il gioco si farà duro.
Vista l'aria della base, Guidalberto Guidi ha potuto fare il signore in tutto e per tutto glissando benevolmente ogni commento e additando la sala: "Sentite loro, ne sentirete delle belle".
Riassumendo: la potente Assolombarda dice no, il Sud pure, il Veneto un po' sta con Tognana e un altro bel po' aspetta di capire meglio (a parte alcune aziendine fornitrici della Ferrari, che con grande buongusto Montezuma ha chiamato a raccolta nei giorni scorsi mettendole in grave imbarazzo, se non peggio).
Il Piemonte di Umberto Agnelli (Andrea Pininfarina disegna le Ferrari, e non gli si può chiedere di rinunciarvi, siamo tutti ferraristi) sa far di conto e non affiderà questa volta i numeri a quelli che diedero per vincitore Callieri, gli altri (Cesarone Romiti, tanto per dirne uno che più influente non si può) non sono grandi fan di Luca rampante. Da parte sua, Tronchetti Provera sta a guardare, pronto a scendere in pista come salvatore della patria confindustriale.
Volete scommettere che Luchino se la prenderà con il fotografo che lo ritrae imbronciato?
Dagospia.com 16 Ottobre 2003
A proposito: fatti i conti e diviso tra i soci, l'impegno finanziario del neo imprenditore per rilevare poco più di un bracciolo (il 30 per cento) della Frau è abbastanza irrilevante (montante, invece, lo spazio sui media). Solo un piccolo pezzo del "pedaggio" che qualche mese fa Montezuma ha imposto agli azionisti Ferrari regalandosi un bonus personale da oltre 18 milioni di euro su un bilancio meno brillante di quello dell'anno precedente.
In Confindustria invece non sono in vena di regali, e l'umore dei presidenti oggi era inversamente proporzionale al trionfalismo dei giornali, che stamane presentavano l'ingresso di Libera & Bella nella Frau come la conquista della Societè general du Belgique da parte di De Benedetti a fine anni '80, e la presidenza di Confindustria alla stregua di un piacere che il Montezuma faceva, bontà sua, ai poveri industriali persi nella giungla napoletana di D'Amato.
Michele Perini, capo della potente Assolombarda, intimo di Berlusconi e Tremonti ha voluto iniziare personalmente il fuoco di sbarramento: "I lombardi rispetteranno le regole della casa, non parteciperanno a primarie improprie sui giornali. Decideremo a tempo e luogo. Le regole ci sono e vanno rispettate, poi ciascuno è libero di non farlo".
E via via gli altri, dal lombardo Mazzoleni ("ma perché Vittorio Merloni si è autonominato primus inter pares tra gli ex presidenti di Confindustria, convocando riunioni che non ha alcun potere di convocare?"), ai rappresentanti del Sud, capeggiati da Francesco Averna, quello dell'amaro, ("mi auguro che non si ritorni ad una Confindustria elitaria in cui le scelte vengono decise tra quattro mura e tra poche persone").
Non è finita. Angelo Bozzetto, presidente confindustriale della Puglia, ha detto all'Ansa: "In Confindustria ci sono dei valori che vanno rispettati. C'è una base industriale che conta, le candidature via stampa non appartengono a questa casa". E poi Franco Muscarà per il Lazio e Silvio Fortuna delle cucine Arc Linea per il Veneto ("Queste sortite sono fuori dai tempi e dalle cadenze che ci eravamo dati").
Nelle pause della riunione per il candidato di carta montata è andata ancora peggio. L'exploit del bracciolo della Frau calamitava sorrisini ironici ("meno male, altrimenti poteva candidarsi solo alla Federmanager"), mentre altri prendevano di mira Innocenzo Cipolletta, ex direttore generale di Confindustria dal naso grande ma di poco fiuto, che aveva lanciato lunedì su Affari e Finanza di Repubblica la candidatura di Montezuma, con una piattaforma a dir poco curiosa agli occhi degli imprenditori: mettere il Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta paga per aiutare i consumi. "Si, cosi aiutiamo quel bignè di Billè, che prima ha fatto fare ai commercianti il cambio un euro-mille lire e poi si lamenta perché il popolo non spende". Per carità di patria ferrarista (le Ferrari esistevano prima e forse esisteranno anche dopo Libera e Bella), censuriamo gli altri commenti.
Intanto all'esterno, Fedele "Fidel" Confalonieri dichiarava alle agenzie che certe candidature sono premature ("Siamo ancora alle prove libere"). Un'altra bocciatura solenne che da sola vale tutte le dichiarazioni di sostegno allineate nel giorno del bracciolo Frau, e cioè Emma Marcegaglia e Gros Pietro. Anche qui, sempre nella riunione di stamattina, i commenti e le risatine si sprecavano: va bene per la Emma ma Gros Pietro, presidente di Autostrade, si informasse almeno di quello che pensano i suoi padroni Benetton. E meno male che i pezzi forti dello schieramento di carta montata, cioè Diego Della Valle e tale Siciliani di Crotone, sono stati esentati dal sacrificio mediatico immediato riservando la loro discesa in campo per quando il gioco si farà duro.
Vista l'aria della base, Guidalberto Guidi ha potuto fare il signore in tutto e per tutto glissando benevolmente ogni commento e additando la sala: "Sentite loro, ne sentirete delle belle".
Riassumendo: la potente Assolombarda dice no, il Sud pure, il Veneto un po' sta con Tognana e un altro bel po' aspetta di capire meglio (a parte alcune aziendine fornitrici della Ferrari, che con grande buongusto Montezuma ha chiamato a raccolta nei giorni scorsi mettendole in grave imbarazzo, se non peggio).
Il Piemonte di Umberto Agnelli (Andrea Pininfarina disegna le Ferrari, e non gli si può chiedere di rinunciarvi, siamo tutti ferraristi) sa far di conto e non affiderà questa volta i numeri a quelli che diedero per vincitore Callieri, gli altri (Cesarone Romiti, tanto per dirne uno che più influente non si può) non sono grandi fan di Luca rampante. Da parte sua, Tronchetti Provera sta a guardare, pronto a scendere in pista come salvatore della patria confindustriale.
Volete scommettere che Luchino se la prenderà con il fotografo che lo ritrae imbronciato?
Dagospia.com 16 Ottobre 2003