RASSEGNATI STAMPA - RECOBA, ALZATI E CORRI - "VAJONT", ARTE E VERITA' - ADEL SMITH, LA NOSTRA CROCE, ALL'ISOLA DEI FAMOSI (CI PENSA PAPPALARDO).
1 - MORATTI MONATTI
Andrea Marcenaro per Il Foglio
Si è dato da fare con tutto il cuore. Quel che ha fatto lo ha fatto nel nome del padre, lo dice lui per primo. E' parte integrante del nostro patrimonio nazionale. Ha un viso sofferto. Non si capisce mai bene se lo capisce anche lui, e quindi soffre, o se soffre perché non lo capisce. Gli hanno chiesto a più riprese di fare dei miracoli. Ci ha provato. Poi ci ha riprovato. Non gli vengono. Se capita alle nozze lui, il vino si trasforma in acqua. Gli mostrano un pane e restano le briciole, vede due pesci, li tocca e escono due lische. Ha cercato discepoli capaci di operare sul campo. Risultato, su dodici, undici Giuda. L'ultimo arrivato invece che Pietro si chiama Alberto. Poi cambierà nome. Ma il nostro non molla. Insiste da lustri su uno schema che si ostina a chiamare lo schema Lazzaro. Sarebbe questo, che lui dice: "Dai Recoba, alzati e corri un po'!". Recoba non fa una piega, cammina. E' stato in questo modo che decine di migliaia di fedeli gli sono diventati terribilmente infedeli. E adesso siamo arrivati al punto: se non sarà un infedele sarà un altro, ma tenteranno di togliere il Moratti dagli stadi. E di appenderlo al muro.
2 - PAPPALARDO PENSACI TU
Massimo Gramellini per La Stampa
Ciascuno ha la sua croce e la nostra purtroppo non sta appesa ai muri dei luoghi pubblici, ma straborda da ogni strapuntino televisivo. Si chiama Adel Smith, presiede un partito dalle dimensioni inversalmente proporzionali a quelle del suo ego e ha trascinato un giudice e poi un Paese intero a dibattere dei massimi sistemi, brandendo il Corano come Biscardi la grammatica: corpi contundenti. Ricorda lo Sgarbi prima maniera, manesco e attaccabrighe. E' l'Ospite Perfetto, il Telemusulmano Perfetto. Sai gli sbadigli quando Mario Scialoja, l'ambasciatore convertito all'Islam, invita con garbo alla tolleranza religiosa! Mentre il Profeta degli Abruzzi chiama «cadaverino» il crocefisso e dopo un minuto che lo ascolti ti prende una strana voglia di andare a liberar sepolcri in Terrasanta.
Al pari di certi moralisti a senso unico di casa nostra, il signor Smith indossa leggi cucite su misura per lui. Ieri ha dato del «mistificatore» al fratello musulmano che gli faceva notare come non fosse permesso bere acqua prima del tramonto durante il Ramadan, sbattendogli in faccia l'esistenza di una dispensa speciale per chi è «in viaggio». Vanamente l'interlocutore gli ha replicato che tale dispensa Maometto l'avesse studiata per i cammellieri del deserto, mica per gli ospiti di Costanzo. Il furbacchione ormai è ingovernabile. Censurarlo? Sarebbe concedergli il favore del martirio. L'unico modo serio di liberarsene è paracadutarlo sull'Isola dei Famosi: al resto ci pensi il crociato Pappalardo.
3 - "VAJONT", ARTE E VERITA'
Michele Serra per La Repubblica
Rivisto l'altra sera, su RaiTre, "Vajont" di Marco Paolini. Rimasto di nuovo sbalordito e commosso dalla potenza rituale di uno spettacolo che è anche cerimonia funebre, denuncia civile, solenne ricomposizione, davanti all'attore celebrante, di una comunità massacrata, i vivi con i morti, i giovani con i vecchi. Spettacolo per il popolo, si sarebbe detto una volta.
Non era televisione, quella che guardavo, ma era in televisione che lo stavo guardando. Perfino la mediocre cornice dell'elettrodomestico, di solito rigonfio di fesserie, aveva la nobiltà di un palcoscenico o di un altare, con "Vajont" dentro.
Detto che di "Vajont" e di Paolini ne arriva uno ogni dieci anni, quando va bene, mi sono chiesto perché dev'essere così scontato, ormai, che niente di alto, di intenso, di importante possa uscire dal televisore di casa. Il successo di "Vajont", a parte i meriti intrinseci dello spettacolo, dipese anche dall'incredulità entusiasta del pubblico di fronte a un televisore che non vomitava trucchetti e mediocrità, ma arte e verità.
Dagospia.com 29 Ottobre 2003