MISTERI DI LONDRA - BURRELL-VENTRILOQUO DELLO SPIRITO DI DIANA: "LA PRINCIPESSA CREDEVA ALLE ACCUSE DEL VALLETTO". MA SENZA IL NASTRO DELLO SCANDALO, L'INTERESSE PER LA STORIA VA SCEMANDO.

Persino il Guardian, che qualche giorno fa aveva cavalcato la notizia delle accuse di omosessualità del valletto George Smith al principe Carlo, oggi tiene un basso profilo. E con lui, tutti gli altri quotidiani inglesi "seri". In assenza della registrazione di Smith fatta da Diana, la storia perde consistenza e finora nessuno ha avuto modo di vederla.

Strada spianata per i tabloid più spregiudicati, quindi. E se il Sun di Rupert Murdoch non va oltre la notizia che Carlo non farà causa a Smith, perché il poverino è mentalmente fragile e a Buckingham Palace si teme un suicido alla dottor Kelly (e forse anche perché dichiarazioni ufficiali dell'ex valletto di corte non ce ne sono), il Daily Mirror sfrutta il suo rapporto privilegiato con Paul Burrell, che non perde certo l'occasione per dire la sua.

E anche stavolta, fa parlare chi non può confermare le sue affermazioni: Lady Diana. La sua amata principessa, fonte di tutte le sue fortune (dopo morta), gli avrebbe detto che le affermazioni di Smith erano credibili, anzi, lei era certa che fossero la verità. Il valletto che, ricordiamolo, avrebbe anche accusato il maggiordomo (e presunto amichetto) di Carlo, Michael Fawcett, di averlo violentato, per Burrell, combatte per ciò che ritiene giusto: "è un brav'uomo e un vecchio amico".
Ma intanto, il nastro con le accuse di Smith, non si trova, e lentamente anche questa storia finirà per diventare una delle tante mezze verità, che circondano la famiglia reale.


VALLETTI E VELINE
William Ward per Il Foglio

Quante baggianate king-sized o principe ereditario-sized si leggono, sia sulla stampa italiana qualificata sia sui tabloid britannici, sul presunto scandalo di Carlo, principe inglese, e dei due, forse tre, valletti omosessuali, di cui due, George Smith e Paul Burrell chiacchieroni ed esibizionisti, e il terzo, Michael Fawcett, reticente e particolarmente introverso.



Ha fatto molta impressione sulla stampa romana la rapidità e la fermezza del blocco della circolazione dei quotidiani italici in Inghilterra, sottolineate da alcune testate con un'enfasi assurdamente italo centrica che richiama una vecchia presunzione sul continente isolato, che adesso immaginiamo in preda alla mancanza di notizie, dal momento che da due giorni i fogli italiani a Londra non possono essere letti.

I giornali italiani si sono invece ben guardati dal trattare i veri "fenomeni": la prontezza e l'efficacia del sistema legale britannico, che permette, con l'aiuto di un bravo e solerte avvocato, di fermare le rotative di un qualsiasi giornale e di bloccare la distribuzione di certi quotidiani stranieri, compresi quelli italiani, se si riesce a convincere un giudice della propria tesi, cioè, in questo caso, del fatto che si tratta di calunnie false e vessatorie, inventate di sana pianta da uno o più valletti, amplificate da telefoni senza fili - nella fattispecie amplificati da Paul Burrell, l'altro maggiordomo della casa reale che ha un libro da vendere - o registrate su una cassetta da una moglie esasperata, magari desiderosa di vendicarsi del marito, magari anche dalla tomba.

Il fatto è che l'avvocato di Carlo è riuscito a raggiungere un giudice in macchina mentre era bloccato nel traffico del ponte di Londra, e il giudice, convinto, ha fatto scattare il blocco della diffusione a mezzo stampa delle voci ritenute diffamatorie. Quel che più conta è che non si tratta di un privilegio antiquato, un appannaggio medievale, un'esclusiva dei reali: le leggi in Inghilterra, checché ne dica il direttore del Guardian (che ha sostenuto in una causa legale la tesi secondo cui i reali godono di privilegi speciali), sono uguali per tutti. Chiunque, armato di un buon avvocato, può bloccare un'azione diffamatoria a mezzo stampa.

Va detto anche che in Inghilterra le leggi che controllano la privacy sono molto, molto meno feroci e più garantiste rispetto a quelle in vigore in Italia, in Francia e in quasi tutto il continente europeo. Non si tratta quindi di un'Ustica, di un Watergate o del terzo segreto di Fatima: quello che c'è registrato sull'audiocassetta di Diana, è, con tutta probabilità, l'invenzione di un maggiordomo brillo.


Dagospia.com 11 Novembre 2003