DONNE IN CERCA DI GUAI/1 - CAVE CARMEN: LLERA MORAVIA MORDE ELKANN ("MO-MO" TE MENO, PERFIDO ALAIN.)
Oggi, pagina delle lettere de Il Foglio, brilla come dinamite la seguente missiva:
Al direttore - Alain Elkann scrive "Mo Mo", poche pagine, dove ci racconta il privilegio di aver avuto due maestri di vita, e forse di scrittura, come Moravia e Montanelli. Una di queste pagine è dedicata a una giovane vedova, adultera sottile e purtroppo senza fede. secondo l'autore. Non era affatto necessaria.
Firmato: Carmen Llera Moravia
Dio, che sarà mai successo? Come scrittore e giornalista, Alain Elkann non ha mai fatto male a un moscerino. Non appartiene al suo stile, anche se si chiama Elkann, di mordere ai polpacci dei personaggi. Su "La Stampa" e "Specchio" avrà intervistato un migliaio di personaggi sempre con quel tono da chiacchierata intima tra due che hanno uso di mondo.
Cosa avrà mai scritto Alain nelle 54 paginette di "MoMo", ultimo libro dedicato alla sua vita con Moravia e Montanelli che fa incazzare una signora "cool" e "zen" come Carmen Llera vedova Moravia? Leggete e giudicate.
Tratto da Mo Mo, di Alain Elkann, Bompiani
(.) Alberto mori, una mattina a casa sua, mentre stava radendosi. Era caduto in terra, fulminato da un ictus.
La sua salma venne esposta nella sala della Protomoteca, in Campidoglio.
La sera, vestita di bianco, con una rosa rossa in mano, arrivò dal Marocco la sua giovane vedova. Si nascondeva dietro a grandi occhiali neri. Non lo avrebbe più tradito, non lo avrebbe più fatto soffrire, non ci sarebbero più state scenate di gelosia. Il gioco era finito, la realtà era un grande vuoto che sarebbe durato molto a lungo e nessuna passeggiata all'alba, nessun amante successivo avrebbe riempito quel silenzio che si crea quando scompare un artista, una voce. Quando se ne va chi per decenni, ogni mattina, si è seduto alla scrivania per inventare nuove storie, creare nuovi personaggi.
Era chiaro che quella donna sottile, vestita di bianco, alla quale rimanevano dei libri, dei ricordi, dei diritti d'autore, stava dalla parte di chi aveva saputo scrutare e trasformare il mondo e le sue emozioni, dalla parte delle parole, dell'arte, del genio inventivo e imprevedibile. Purtroppo lei non aveva fede in Dio, non sapeva abbandonarsi, non sapeva farsi una ragione della vita con quel grande vuoto. Per questo camminava in modo ossessivo in città o lungo il mare, per questo saliva sugli aerei che la portavano lontano e poi tornava indietro. Si negava al telefono, aspettava che la chiamassero, le sembrava che ogni cosa pratica della vita fosse insopportabile. La magrezza le pareva una condizione indispensabile per sentirsi leggeri, agili, senza peso... Era attratta dal potere e dall'intelligenza.
Dagospia.com 14 Novembre 2003
Al direttore - Alain Elkann scrive "Mo Mo", poche pagine, dove ci racconta il privilegio di aver avuto due maestri di vita, e forse di scrittura, come Moravia e Montanelli. Una di queste pagine è dedicata a una giovane vedova, adultera sottile e purtroppo senza fede. secondo l'autore. Non era affatto necessaria.
Firmato: Carmen Llera Moravia
Dio, che sarà mai successo? Come scrittore e giornalista, Alain Elkann non ha mai fatto male a un moscerino. Non appartiene al suo stile, anche se si chiama Elkann, di mordere ai polpacci dei personaggi. Su "La Stampa" e "Specchio" avrà intervistato un migliaio di personaggi sempre con quel tono da chiacchierata intima tra due che hanno uso di mondo.
Cosa avrà mai scritto Alain nelle 54 paginette di "MoMo", ultimo libro dedicato alla sua vita con Moravia e Montanelli che fa incazzare una signora "cool" e "zen" come Carmen Llera vedova Moravia? Leggete e giudicate.
Tratto da Mo Mo, di Alain Elkann, Bompiani
(.) Alberto mori, una mattina a casa sua, mentre stava radendosi. Era caduto in terra, fulminato da un ictus.
La sua salma venne esposta nella sala della Protomoteca, in Campidoglio.
La sera, vestita di bianco, con una rosa rossa in mano, arrivò dal Marocco la sua giovane vedova. Si nascondeva dietro a grandi occhiali neri. Non lo avrebbe più tradito, non lo avrebbe più fatto soffrire, non ci sarebbero più state scenate di gelosia. Il gioco era finito, la realtà era un grande vuoto che sarebbe durato molto a lungo e nessuna passeggiata all'alba, nessun amante successivo avrebbe riempito quel silenzio che si crea quando scompare un artista, una voce. Quando se ne va chi per decenni, ogni mattina, si è seduto alla scrivania per inventare nuove storie, creare nuovi personaggi.
Era chiaro che quella donna sottile, vestita di bianco, alla quale rimanevano dei libri, dei ricordi, dei diritti d'autore, stava dalla parte di chi aveva saputo scrutare e trasformare il mondo e le sue emozioni, dalla parte delle parole, dell'arte, del genio inventivo e imprevedibile. Purtroppo lei non aveva fede in Dio, non sapeva abbandonarsi, non sapeva farsi una ragione della vita con quel grande vuoto. Per questo camminava in modo ossessivo in città o lungo il mare, per questo saliva sugli aerei che la portavano lontano e poi tornava indietro. Si negava al telefono, aspettava che la chiamassero, le sembrava che ogni cosa pratica della vita fosse insopportabile. La magrezza le pareva una condizione indispensabile per sentirsi leggeri, agili, senza peso... Era attratta dal potere e dall'intelligenza.
Dagospia.com 14 Novembre 2003