TEIERE - FININVEST GIUSTIZIALISTA, PAROLA DI BETTINO CRAXI - GRAZIE SGARBI, PAROLA DI BOBO CRAXI - L'INSOSTENILE LEGGEREZZA DI FERRARA HA PARTORITO "IL RIFORMISTA" - MANIFESTO A RISCHIO POLO.
Da Il Riformista (www.ilriformista.it)
E' destinato a gettare una luce diversa sui rapporti tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi il libro-intervista "Route El Fawara Hammamet" (Sellerio, 306 pagine, 15 euro, in uscita oggi) in cui il figlio del leader del fu Psi, Bobo, racconta a Gianni Pennacchi, cronista del Giornale, i sei anni trascorsi dal padre in Tunisia, dal 1994 fino alla morte avvenuta nel 2000. E dalla sua villa in Route El Fawara ad Hammamet, racconta Bobo, Craxi non mancava di analizzare e giudicare in ogni dettaglio quanto avveniva in Italia. Compresa la discesa in campo del Cavaliere, che una certa vulgata pubblicistica dipinge sempre come amico ed erede dell'ex premier socialista. Dice Bobo Craxi: «Nella costituzione di Forza Italia non fu mai ostacolato, anzi in qualche modo incoraggiato, ma è assolutamente da escludere un impegno e un diretto collegamento con mio padre».
Grazie Sgarbi. Chiarito questo, però, Bobo rivela che Bettino «si irritò molto, durante la campagna elettorale, per la netta cesura col passato della quale Berlusconi si faceva portatore nei toni, nelle premesse e nell'insieme dell'impostazione politica». Il risultato, quindi, è quello di un Craxi che accusa Berlusconi di giustizialismo: «Mio padre era infastidito e deluso, perché Berlusconi proseguiva l'opera di distruzione dei partiti e difendeva i giudici di Milano». E qui la delusione diventa rabbia quando il giudizio si allarga anche alle televisioni del Cavaliere: «Era furibondo (Craxi, ndr), per l'appoggio incondizionato delle sue televisioni alla canea giustizialista, all'opera dei magistrati e allo stupefacente protagonismo di alcuni suoi giornalisti, in particolare del Tg5 e di Rete4». Di conseguenza, Craxi, «viveva il robusto sostegno della Fininvest alla "rivoluzione" come un ennesimo tradimento» e la situazione non migliora neanche nei sei anni successivi. A salvarsi, sorpresa, è il solo Vittorio Sgarbi. Racconta ancora Bobo: «Se si fa eccezione dei soli "Sgarbi quotidiani", in sei anni di esilio è calata impietosa su Craxi prima la mannaia del vituperio e poi la censura televisiva. E le reti di Berlusconi non si sono distinte più di tanto dalla Rai».
Giornali light. Ancora a proposito di libri. Nel suo "Regimental", sottotitolo "Dieci anni con i politici che non sono passati di moda" (Marsilio, 193 pagine, 13 euro), Maria Latella, inviata del Corriere del Sera, ha compilato anche un inedito «Dizionario light di un decennio pesantuccio». Così tra le cose leggere venute fuori negli scorsi anni, la giornalista include anche il Foglio di Giuliano Ferrara e scrive: «La scommessa è riuscita e il Foglio è stata certo la più interessante novità editoriale di questo decennio, ha stimolato altre avventure, da Libero di Vittorio Feltri a Il Riformista voluto da Claudio Velardi e diretto da Antonio Polito, a Europa». Siamo grati alla Latella per essere annoverati tra i figli della leggerezza di Ferrara.
Titoli e speranze. Si riunirà lunedì prossimo l'assemblea del Manifesto per decidere sulla successione a Riccardo Barenghi, sfiduciato per eccesso di attenzione alla sinistra di Palazzo. Qualcuno non manca di dire che un «Barenghi bis sarebbe possibile», sulla carta, però, il candidato più forte resta il caporedattore Gabriele Polo. A noi questa soluzione piace molto perché il Manifesto al Polo ci fa sperare in questo titolo dell'Unità: «Si sono presi anche il Manifesto».
Dagospia 21 Novembre 2003
E' destinato a gettare una luce diversa sui rapporti tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi il libro-intervista "Route El Fawara Hammamet" (Sellerio, 306 pagine, 15 euro, in uscita oggi) in cui il figlio del leader del fu Psi, Bobo, racconta a Gianni Pennacchi, cronista del Giornale, i sei anni trascorsi dal padre in Tunisia, dal 1994 fino alla morte avvenuta nel 2000. E dalla sua villa in Route El Fawara ad Hammamet, racconta Bobo, Craxi non mancava di analizzare e giudicare in ogni dettaglio quanto avveniva in Italia. Compresa la discesa in campo del Cavaliere, che una certa vulgata pubblicistica dipinge sempre come amico ed erede dell'ex premier socialista. Dice Bobo Craxi: «Nella costituzione di Forza Italia non fu mai ostacolato, anzi in qualche modo incoraggiato, ma è assolutamente da escludere un impegno e un diretto collegamento con mio padre».
Grazie Sgarbi. Chiarito questo, però, Bobo rivela che Bettino «si irritò molto, durante la campagna elettorale, per la netta cesura col passato della quale Berlusconi si faceva portatore nei toni, nelle premesse e nell'insieme dell'impostazione politica». Il risultato, quindi, è quello di un Craxi che accusa Berlusconi di giustizialismo: «Mio padre era infastidito e deluso, perché Berlusconi proseguiva l'opera di distruzione dei partiti e difendeva i giudici di Milano». E qui la delusione diventa rabbia quando il giudizio si allarga anche alle televisioni del Cavaliere: «Era furibondo (Craxi, ndr), per l'appoggio incondizionato delle sue televisioni alla canea giustizialista, all'opera dei magistrati e allo stupefacente protagonismo di alcuni suoi giornalisti, in particolare del Tg5 e di Rete4». Di conseguenza, Craxi, «viveva il robusto sostegno della Fininvest alla "rivoluzione" come un ennesimo tradimento» e la situazione non migliora neanche nei sei anni successivi. A salvarsi, sorpresa, è il solo Vittorio Sgarbi. Racconta ancora Bobo: «Se si fa eccezione dei soli "Sgarbi quotidiani", in sei anni di esilio è calata impietosa su Craxi prima la mannaia del vituperio e poi la censura televisiva. E le reti di Berlusconi non si sono distinte più di tanto dalla Rai».
Giornali light. Ancora a proposito di libri. Nel suo "Regimental", sottotitolo "Dieci anni con i politici che non sono passati di moda" (Marsilio, 193 pagine, 13 euro), Maria Latella, inviata del Corriere del Sera, ha compilato anche un inedito «Dizionario light di un decennio pesantuccio». Così tra le cose leggere venute fuori negli scorsi anni, la giornalista include anche il Foglio di Giuliano Ferrara e scrive: «La scommessa è riuscita e il Foglio è stata certo la più interessante novità editoriale di questo decennio, ha stimolato altre avventure, da Libero di Vittorio Feltri a Il Riformista voluto da Claudio Velardi e diretto da Antonio Polito, a Europa». Siamo grati alla Latella per essere annoverati tra i figli della leggerezza di Ferrara.
Titoli e speranze. Si riunirà lunedì prossimo l'assemblea del Manifesto per decidere sulla successione a Riccardo Barenghi, sfiduciato per eccesso di attenzione alla sinistra di Palazzo. Qualcuno non manca di dire che un «Barenghi bis sarebbe possibile», sulla carta, però, il candidato più forte resta il caporedattore Gabriele Polo. A noi questa soluzione piace molto perché il Manifesto al Polo ci fa sperare in questo titolo dell'Unità: «Si sono presi anche il Manifesto».
Dagospia 21 Novembre 2003