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    AVETE ROTTO IL CAZZO CON LE FAKE NEWS: LE “BUFALE” RAGGIUNGONO SOLO IL 3% DEGLI ITALIANI ONLINE - I LETTORI PASSANO, SUI SITI DI DISINFORMAZIONE, BEN POCO TEMPO E POI LA FORMA DI “FAKE NEWS” PIU’ DIFFUSA SI CHIAMA “PROPAGANDA” ED E’ IN MANO A PARTITI (E POLITICI) DI OGNI COLORE


     
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    Davide Casati per il “Corriere della Sera”

     

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    Se ne parla di continuo, da più di un anno. Eppure, nell'ormai sempre più vago e politicizzato dibattito sulle fake news (notizie false pubblicate per profitto, ragioni politiche, o deliberata volontà di diffondere menzogne), mancava, finora, un dato cruciale: quante persone sono loro esposte? A tentare di trovarlo è ora un report dell'Istituto Reuters per lo studio del giornalismo e dell'Università di Oxford che si concentra su Francia e Italia.

     

    Il risultato, per entrambi i Paesi (ma per il nostro in particolare) è apparentemente chiarissimo: nessuno dei 20 siti identificati come produttori di fake news raggiunge oltre il 3,1% della popolazione italiana online - un milione di persone al mese. Per avere un confronto: il Corriere raggiunge circa la metà degli italiani che usano il web. I lettori passano poi, sui siti di fake news, ben poco tempo. In una frase: «Le notizie false hanno una platea meno vasta di quanto generalmente si presume». Tutto bene, dunque? «Emergenza» già terminata?

    fake news fake news

     

    Affrettarsi a trarre conclusioni, spiegano gli autori, sarebbe sbagliato, e per una serie di motivi. Il numero di interazioni che alcune fake news riescono a scatenare su Facebook è notevole: alcuni siti superano persino, in questa classifica, quello della Rai. I rivoli di diffusione delle fake news ne alterano i meccanismi di attecchimento? In secondo luogo, non sono stati presi in considerazione media iperpoliticizzati, che giocano la loro partita estremizzando notizie lungo un confine difficile da definire, e da analizzare.

    FAKE NEWS CONTRO LAURA BOLDRINI FAKE NEWS CONTRO LAURA BOLDRINI

     

    Molte fake news circolano poi con modalità quasi impossibili da misurare (immagini via chat, ad esempio). E gli autori, con onestà, esplicitano poi un' altra grande domanda che resta inevasa: quella della capacità delle fake news di influenzare rapidamente e in modo persistente - semi di sospetto paranoico - credenze e comportamenti. Non è ancora ora di dare per morto il dibattito sulle fake news - non prima, almeno, di averlo impostato in modo corretto, schivando comode strumentalizzazioni.

     

     

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