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    “QUEI RAGAZZI INNEGGIANO AGLI ANNI DI PIOMBO. LI HO DENUNCIATI E MI SONO ARRIVATE MINACCE” – LA RABBIA DI BRUNO D'ALFONSO, FIGLIO DI GIOVANNI, IL CARABINIERE 44ENNE UCCISO DALLE BR NEL 1975: DA TEMPO TENTA DI FERMARE I CONCERTI DEI “P38 GANG”, TRE SCIROCCATI CHE SUONANO INCAPPUCCIATI E HANNO LA STELLA A CINQUE PUNTE COME SIMBOLO – “È ISTIGAZIONE AL TERRORISMO. NON SOLO È OFFENSIVO, È PERICOLOSO…”


     
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    Simona Lorenzetti per il "Corriere della Sera"

     

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    La canzone più famosa parla del rapimento Moro e s' intitola «Renault», il testo fa riferimento alla vettura in cui venne trovato il corpo del leader della DC: «Presidente non mi sembra stanco, la metto dentro una Renault 4». Poi ce ne sono altre, tutte raccontano le Brigate rosse e in stile rapper ne magnificano le gesta.

     

    A portarle sul palco di alcuni circoli privati d'Italia i «P38 Gang»: si esibiscono incappucciati, usano pseudonimi per rimanere anonimi e hanno la stella a cinque punte come simbolo. Le rime che cantano, però, sono stilettate al cuore per chi negli anni di piombo ha pianto e tuttora piange i propri cari uccisi o gambizzati.

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    Tra loro c'è Bruno D'Alfonso: è il figlio di Giovanni, il carabiniere di 44 anni ucciso dalle Br il 5 giugno 1975 in un conflitto a fuoco alla cascina Spiotta, nell'Alessandrino, durante la liberazione dell'industriale Vittorio Vallarino Gancia. Quel giorno morì anche Mara Cagol, la moglie di Renato Curcio. Bruno, anche lui carabiniere (in pensione), ora ha 57 anni e lo scorso 29 aprile ha depositato una denuncia in questura a Pescara, contro la band.

     

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    Il giorno dopo ha fatto lo stesso a Reggio Emilia, nella speranza di bloccare il concerto del gruppo in programma il primo maggio: «Non ci sono riuscito. Fino a qualche settimana fa non sapevo neanche chi fossero. Poi mio figlio mi ha detto che si erano esibiti il 25 aprile in un locale di Pescara. Abbiamo scritto al titolare del circolo, ma lui ha sminuito dicendo che era solo una provocazione politica. Per me è istigazione al terrorismo».

     

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    L'ex carabiniere ha ascoltato alcuni brani dei P38 e li ha seguiti sui social, scoprendo che la musica era affiancata da un merchandising di t-shirt con il volto di Curcio oppure con la P38 e la stella a cinque punte. «Non solo è offensivo, è pericoloso. Per chi si culla in certi ideali, passare dalle parole ai fatti non è difficile. Quei ragazzi inneggiano agli anni di piombo». Bruno D'Alfonso, che da anni si batte per ristabilire la verità sulla morte del padre, ha poi ricevuto una minaccia che lui collega alle querele contro la band: «Mi è stato inviato un messaggio anonimo su Instagram con la foto in bianco e nero di mio padre, sul volto una X rossa e la scritta "Sarai il prossimo"».

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    Nel frattempo, dopo i suoi esposti, i rapper sono stati identificati e denunciati per i loro concerti: «Hanno tanti fan e nei giorni scorsi è stata lanciata una colletta per pagare le spese legali, sono già stati raccolti 3mila euro», insiste l'ex carabiniere. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Torino. Nel capoluogo piemontese, infatti, già da dicembre i pm Enzo Bucarelli e Paolo Scafi indagano sul gruppo: l'ipotesi di reato è istigazione a delinquere.

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