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ARRIVA IL CETRIOLONE PREVIDENZIALE – CHI ANDRÀ IN PENSIONE DAL PROSSIMO ANNO DOVRÀ FARE I CONTI CON UNA DOPPIA NOVITÀ: LAVORARE PIÙ A LUNGO E, A PARITÀ DI CONTRIBUTI ACCUMULATI, RICEVERE UN ASSEGNO PIÙ BASSO! – NON È UNA TASSA NÉ UN TAGLIO AGLI ASSEGNI, MA L’EFFETTO DELL’AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE E DELLA REVISIONE DEI COEFFICIENTI CHE TRASFORMANO I CONTRIBUTI IN PENSIONE – UNA DISFATTA POLITICA SOPRATTUTTO PER SALVINI, CHE AVEVA PROMESSO DI CANCELLARE LA LEGGE FORNERO E DI ABBASSARE A 64 ANNI L’ETÀ PENSIONABILE –  LE SIMULAZIONI PER I VARI REDDITI DAL 2027...

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Estratto dell’articolo di Massimiliano Jattoni Dall’Asén per il “Corriere della Sera”

 

Inps pensioni2

Chi andrà in pensione dal prossimo anno dovrà fare i conti con una doppia novità: lavorare più a lungo e, a parità di contributi accumulati, ricevere un assegno più basso. Non è una tassa né un taglio agli assegni, ma l’effetto dell’aumento dell’età pensionabile e della revisione dei coefficienti che trasformano i contributi in pensione.

 

Nel sistema contributivo ogni lavoratore accumula un capitale, il montante contributivo, formato dai versamenti rivalutati. Al pensionamento, questo viene moltiplicato per il coefficiente di trasformazione, che determina l’assegno annuo lordo. Se aumenta la speranza di vita, la percentuale diminuisce perché il capitale deve finanziare più anni di pensione.

 

matteo salvini claudio durigon (2)

Per il biennio 2027-28, a 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,608% al 5,514%. Per ogni 100 mila euro accumulati, significa passare da 5.608 a 5.514 euro annui lordi, a parità di età. Ma il coefficiente dipende anche da quando si lascia il lavoro: per chi uscirà con l’anticipata a 64 anni, nel 2027 sarà del 5,009% e del 6,382% a 71 anni.

 

[...] Dal 2027, intanto, per la pensione di vecchiaia serviranno 67 anni più un mese, dal 2028 67 anni e tre mesi.

 

Per capire gli effetti, immaginiamo tre dipendenti che hanno lavorato per 40 anni con retribuzioni medie lorde annue di 23 mila, 38 mila e 53 mila euro (nella realtà contano anche rivalutazioni e andamento degli stipendi).

 

Inps pensioni

Queste tre retribuzioni producono rispettivamente 300 mila, 500 mila e 700 mila euro di contributi. Nel primo caso, raggiunti i 67 anni, l’assegno teorico scende da 1.294 a 1.272 euro lordi al mese, su tredici mensilità: 22 euro in meno, ossia 282 euro l’anno. Con 500 mila euro la perdita è di 470 euro annui, con 700 mila di 658.

 

Ma l’età di uscita ovviamente pesa anche di più. A parità di montante di 300 mila euro, con i coefficienti del 2027 l’assegno sarebbe di 1.156 euro lordi mensili per chi esce a 64 anni, e 1.473 a 71: 317 euro di differenza. Il divario sale a 528 euro con 500 mila euro di contributi e a 739 con 700 mila. Sono naturalmente calcoli teorici perché lavorare più a lungo permette anche di accumulare nuovi contributi.

 

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Il prossimo anno sale anche il requisito per l’anticipata ordinaria: serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 11 mesi alle donne; dal 2028, rispettivamente, 43 anni e un mese e 42 anni e un mese. Eccezioni per attività gravose o usuranti. [...]

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