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Della profonda (ma costosa) inutilità di Luca di Montezemolo. Di questo si ragiona ad Abu Dhabi da qualche tempo, di fronte alle cattive notizie che arrivano dai due fronti su cui gli Emirati si sono esposti in Italia: Unicredit e Alitalia.
mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemolo
Lo sceicco Mohammed Bin Zayed al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi, è sempre stato lo sponsor di Bellicapelli, anche quando suo fratello Mansour, che attraverso la compagnia di investimenti petroliferi Ipic guida anche il fondo Aabar impegnato in Italia, ha cominciato a sollevare qualche dubbio sull’affidabilità dell’ex presidente della Ferrari. Ma ora Mohammed si sta convincendo che Montezemolo, in realtà, sia soltanto un mediatore d’affari.
Non solo, ma agli emiratini non è sfuggito che Luchino, negli ultimi tempi, si sia molto avvicinato ai Khalifa, la famiglia reale del Bahrein che non è assolutamente in buoni rapporti con gli Al Nahyan. Un passo falso che può costargli caro, in prospettiva.
A soffiare sul fuoco dello scontento, poi, si è messo anche l’ex rugbista australiano James Hogan. Il gran capo di Etihad è un furia perché l’aeroporto di Fiumicino non funziona e tutte le promesse ricevute dalle autorità italiane alla vigilia dell’operazione Alitalia si sono dimostrate, fino a questo momento, carta straccia.
Promesse delle quali avrebbe dovuto farsi garante proprio Montezemolo, issato dagli emiratini alla presidenza di Alitalia proprio per le sue (presunte) qualità di ambasciatore. Anche e soprattutto nei confronti di Fabrizio Palenzona, presidente di Aeroporti di Roma, e della famiglia Benetton. Ma i Benetton su Fiumicino mettono i soldi con il contagocce e a Etihad resta il sapore della beffa.
Il rapporto Palenzona-Montezemolo, entrambi vicepresidenti di Unicredit, porta all’altro fronte di insoddisfazione per lo sceicco Mohammed al Nahyan: la banca guidata da Federico Ghizzoni. Il fondo Aabar è il primo azionista di Piazza Gae Aulenti con il 5% e vorrebbe contare di più.
Ma soprattutto, vorrebbe avere delle soddisfazioni economiche. E invece l’istituto è alle prese con un severo piano industriale, sotto la stretta vigilanza della Bce. “Ma com’è possibile che Intesa Sanpaolo vada tanto bene, mentre Unicredit è un pianto?”, si dicono ad Abu Dhabi, dove si vocifera anche di un contatto diretto tra gli uomini dell’Emiro e Ghizzoni stesso.
E intanto anche in questo caso crescono i dubbi su quell’''ambasciatore italiano'', così sostenuto da Palenzona e Caltagirone, che in realtà farebbe il mediatore d’affari. Suoi.
Cassano, Montezemolo Hogan -3
GHIZZONI MONTEZEMOLO
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