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LA CASSA È VUOTA, IL PIATTO PIANGE - L'ALITALIA HA FINITO I SOLDI PER PAGARE GLI STIPENDI - L'ALLARME DEL COMMISSARIO, GIUSEPPE LEOGRANDE: SERVONO I 77 MILIONI DEL DECRETO RISTORI E L'OPERAZIONE "ITA", LA NEWCO FINANZIATA CON 3 MILIARDI DI EURO DI SOLDI PUBBLICI, NON DECOLLA - MA FINO A QUANDO LO STATO PUO' INIETTARE DENARO IN UNA SOCIETÀ DECOTTA? - SI PENSA A VENDERE AEREI E LA SOCIETÀ DELLE MILLEMIGLIA
Gabriele De Stefani per "la Stampa"
Gli stipendi di gennaio sono garantiti, quelli di febbraio no. Giuseppe Leogrande, commissario straordinario di Alitalia, convoca in tutta fretta i sindacati per spiegare che i ritardi nei pagamenti di dicembre rischiano di essere solo l'antipasto. La compagnia è paralizzata dalla pandemia, mancano 77 milioni di euro promessi dal governo e l' operazione Ita, la newco finanziata con 3 miliardi di euro di soldi pubblici, non decolla. Risultato: non c' è liquidità per assicurare gli stipendi ai 10.500 dipendenti ora in cassa integrazione a rotazione.
Servirà un' altra iniezione di denaro pubblico, magari infilandosi nel calderone degli aiuti alle aziende colpite dalla pandemia? È un' ipotesi sulla quale le forze di governo - crisi permettendo - naturalmente frenano. Ma sono proprio i guai della maggioranza giallorossa a complicare le cose.
La compagnia fin qui ha ricevuto 199 milioni di euro a settembre (quando in cassa ne erano rimasti 260) e altri 73 il 31 dicembre. Ora tutti guardano a Bruxelles per due ragioni. Nel breve, perché è la Commissione Ue a dover autorizzare il versamento degli ultimi 77 dei 350 milioni di euro previsti dal decreto Rilancio per fronteggiare la crisi Covid: la richiesta di nuovo ossigeno è partita prima di Natale e i tempi rischiano di non essere brevissimi.
Nel medio-lungo, perché l' ok al piano industriale di Ita consentirebbe di iniziare a trasferire 5.500 dipendenti alla newco e di avviare la cessione degli asset (aerei, slot) rimpinguando così le casse di Alitalia. La strada maestra dunque è un avvio il più possibile rapido di Ita. Una partita più politica che industriale, complicata dalla crisi di governo.
Senza contare che i rilievi mossi dalla Commissione al business plan rendono ormai superato l' auspicio dell' ad Fabio Lazzerini, che solo qualche settimana fa si augurava i primi voli di Ita ad aprile. Una possibile alternativa al vaglio del commissario è la cessione di alcuni asset sul mercato: aerei, ad esempio, o Alitalia Loyalty, la società che gestisce il programma di fidelizzazione clienti MilleMiglia considerata valorizzabile sul mercato.
Sale la tensione Intanto inevitabilmente sale la tensioni tra i lavoratori. L'Usb scalda la protesta: «I dipendenti Alitalia si riprenderanno la piazza di Montecitorio per un' assemblea pubblica nei prossimi giorni, non saranno le restrizioni da pandemia a fermarci».
Pierpaolo Bombardieri, leader Uil, sollecita il governo a «rivedere subito il piano industriale», mentre Fabrizio Cuscito, segretario Filt-Cgil, chiede di fare in fretta: «Serve una cabina di regia con tutti gli attori: Ita, amministrazione straordinaria, sindacati e i quattro ministeri interessati. Rischiamo che ognuno continui ad andare per la sua strada per 4-5 mesi. Nei quali Alitalia fallirebbe, Ita non partirebbe e butteremmo via 3 miliardi di euro».
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