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SONO CRAUTI AMARISSIMI PER I DIPENDENTI DI VOLKSWAGEN! IL COLOSSO AUTOMOBILISTICO TEDESCO FA SAPERE CHE METÀ DEI 50 MILA NUOVI LICENZIAMENTI PREVISTI AVVERRÀ IN GERMANIA, DOVE POTREBBERO ESSERE CHIUSI QUATTRO STABILIMENTI – L’AMMINISTRATORE DELEGATO DEL GRUPPO, OLIVER BLUME, È STATO FISCHIATO DALL’ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI NEL QUARTIER GENERALE DI WOLFSBURG. PER IL SINDACATO, GLI ESUBERI RISCHIANO DI SALIRE FINO A QUOTA 115 MILA..
Estratto dell’articolo di Gianluca Di Donfrancesco per “Il Sole 24 Ore”
Alla porta Est del gigantesco complesso industriale di Wolfsburg, i dipendenti della Volkswagen si incrociano per il cambio turno delle 2 del pomeriggio. Passano alla spicciolata davanti a un paio di troupe televisive, pochi hanno voglia di fermarsi a raccontare cosa hanno visto e sentito. L’assemblea straordinaria […] si è conclusa da poco.
L’amministratore delegato, Oliver Blume, ha ribadito che la crisi del colosso dell’auto tedesca è grave e servono sacrifici. Quello di ieri, è stato solo il primo dei nove incontri con i dipendenti. Oggi Blume sarà ad Emden e a Zwickau, due dei quattro stabilimenti che potrebbero chiudere nei prossimi anni, insieme a Neckarsulm e Hannover. […]
[…] Il piano di risparmi per risollevare il margine operativo lordo dall’attuale 3,8% porterebbe a sacrificare altri 50mila posti in tutto il mondo entro il 2030. Si sommerebbero alle 50mila uscite già in corso in base all’accordo raggiunto nel 2024, al prezzo di scioperi, scontri e compromessi.
Dopo nemmeno due anni, si ricomincia e secondo calcoli del sindacato, si potrebbe salire fino a 115mila esuberi, se davvero il gruppo chiuderà gli stabilimenti bollati come non competitivi. Blume, ieri, ha affermato che questa decisione non è stata ancora presa e che resta «l’ultima e più costosa delle soluzioni».
In precedenza, aveva detto che una partnership con il settore della difesa o il trasferimento in Europa della produzione di modelli realizzati per il mercato cinese potrebbero rappresentare soluzioni preferibili al problema della sovraccapacità degli stabilimenti tedeschi. […]
«Allo stato attuale, circa la metà delle misure di adeguamento riguarda la Germania, mentre l’altra metà riguarda il resto del mondo», ha spiegato Blume, riferendosi al taglio dei posti di lavoro.
Nel suo discorso, diffuso dall’azienda, ha sottolineato che i 50mila nuovi esuberi si basano su un parametro teorico, volto ad allineare i costi di Volkswagen a quelli dei concorrenti (già qualche giorno fa, aveva detto che non si tratta di «un obiettivo fisso»).
Il gruppo, ha aggiunto Blume, «continuerà anche in futuro a puntare, per quanto possibile, su strumenti di gestione del personale su base volontaria». Tradotto: si proverà a incentivare uscite e riduzioni di ore lavorate, evitando per quanto possibile i licenziamenti, come è consuetudine e come sta già avvenendo.
Blume immagina una Volkswagen più snella e punta a ridurre di altri 500mila veicoli la capacità produttiva annuale in Europa, oltre a limitare drasticamente il numero di modelli e varianti di allestimento. «Il nostro piano per il futuro rappresenta il più grande programma di trasformazione nella storia dell’azienda. Per realizzarlo, è necessario che tutti facciano la loro parte fin da ora», ha affermato.
Durissimo il sindacato. La presidente del comitato aziendale, Daniela Cavallo (di IG Metall), ha affermato che «la fiducia nel consiglio di amministrazione, e in particolare in Oliver Blume, è compromessa. Non si può lavorare con un amministratore delegato che non dice ai propri collaboratori come stanno le cose». Un giudizio rimarcato dai fischi dei lavoratori all’indirizzo del top manager.
Più di 10mila dipendenti hanno seguito l’assemblea, molti dai maxi schermi allestiti fuori dal gremito padiglione 11. La fila di delegati davanti al palco, all’inizio dei lavori, era lunga circa 60 metri, secondo chi era presente. «I nostri posti di lavoro non sono la vostra rettifica di bilancio!», «Il rispetto non è oggetto di negoziazione!»: sono alcuni degli slogan che si leggevano su cartelli di protesta.
«La cooperazione è possibile, ma se la dirigenza sceglierà esclusivamente una politica di licenziamenti e tagli, ci opporremo con tutte le nostre forze», ha assicurato Thorsten Gröger, in un comunicato di IG Metall.
Al termine del tour negli stabilimenti, Blume cercherà di far accettare il proprio piano di ristrutturazione dal consiglio di vigilanza, il 4 settembre. Ci aveva già provato a luglio, senza riuscirci.
Dovrà convincere anche il Land della Bassa Sassonia. Prima dell’assemblea, il governatore Olaf Lies (Spd) è tornato a criticare i suoi piani. La chiusura degli stabilimenti «non è una soluzione per il futuro», ha ribadito.
Il Land è uno dei maggiori azionisti e ha di fatto potere di veto sulle decisioni strategiche. Un potere che i manager vorrebbero ridimensionare, mettendo in discussione un caposaldo delle relazioni industriali come la cogestione. […]
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