
DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE…
1- DITE A MONTI CHE LA PUGNALATA DI ALESINA & GIAVAZZI NON Ã DIRETTA CONTRO DI LUI MA CONTRO IL MINISTRO PIÃ FANTASIOSO CHE UN DOMANI POTREBBE SOSTITUIRLO A PALAZZO CHIGI:AIRONE PASSERA
Le grane che si accumulano ogni giorno sul tavolo di Mario Monti sono più grandi di quelle montagne dell'Engadina dove ogni anno il premier trascorre le vacanze.
Oltre alla fatica di mettere il bavaglio ai ministri litigiosi e di capire se ad ottobre si terranno le elezioni, il Professore di Varese è costretto a prendere carta e penna per smentire in una nota ufficiale le sue frequentazioni in Moody's, l'Agenzia del rating dove dice di aver fatto rare apparizioni e di non aver avuto alcun peso decisionale.
Questo tipo di insinuazioni gli dà più fastidio degli attacchi di Beppe Grillo e delle dichiarazioni sospette di Stefano Fassina, il responsabile economico del Pd che ai suoi occhi deve apparire probabilmente poco più di un ragazzino.
Al premier non sta affatto bene di essere considerato uno strumento dei conclavi segreti che complottano contro l'Italia, e gli prude il cervello quando a esternare le critiche sono soprattutto esponenti della Bocconi.
Così, deve aver dato fuori di testa alla fine di aprile davanti alle dichiarazioni stupefacenti e un po' sciocche di Carlo Secchi, il professore che dal 2000 al 2004 è stato rettore della Bocconi, che con impudenza lo ha inserito a pieno titolo nella lista degli affiliati al Bilderberg. Purtroppo Monti deve constatare che i colleghi bocconiani hanno la lingua lunga e per una sorta di invidia accademica pisciano fuori dal vaso e lo criticano aspramente.
Oggi è la volta del tandem Alesina e Giavazzi, i due economisti che sul "Corriere della Sera" continuano a menare botte in testa al governo con analisi impietose. Dopo la nomina di Giavazzi a superconsulente sul tema dei contributi pubblici alle imprese, il Professore di Varese sperava che il gatto e la volpe (Alesina e Giavazzi) smettessero di infierire e di interrompere la sequenza di critiche iniziata il 4 dicembre sempre sul "Corriere della Sera" con l'editoriale: "Caro presidente così non va".
Adesso si sono perse le tracce di Giavazzi che alla stregua di Giuliano Amato è sparito nel nulla e continua a bacchettare le iniziative del governo. All'inizio di maggio il gatto e la volpe che hanno fama di economisti liberal hanno stroncato la spending review con giri di parole tortuosi dai quali veniva fuori il monito: "non ci siamo proprio...le buone intenzioni del governo sono acqua fresca".
Prima di spiegare l'attacco che arriva oggi con le loro firme sul giornale di Flebuccio De Bortoli, bisogna sforzarsi di capire che dietro la loro presa di posizione la coppia Alesina-Giavazzi non riesce a digerire l'idea che un uomo di pensiero rodato nel ruolo di consigliere nei board più prestigiosi del mondo, sia entrato nella stanza dei bottoni. Negli Stati Uniti, dove entrambi hanno familiarità accademica, si è visto raramente il numero Uno di una Business School salire ai vertici del potere politico in maniera così diretta.
Questa riserva mentale nulla toglie comunque alla violenza delle critiche che Alesina e Giavazzi ancora oggi ripropongono nell'articolo "La direzione è sbagliata".
Rileggendo con calma il testo pubblicato sulla prima pagina del "Corriere della Sera" sorge tuttavia il dubbio che il bersaglio non sia l'amico Monti al quale viene riconosciuto il recupero di una reputazione internazionale. Infatti il testo dedica gran parte delle critiche alla volontà del Governo di spingere l'acceleratore sulle infrastrutture fisiche che per i due economisti sono semplicemente "una falsa priorità ".
"A un Paese post-industriale come l'Italia - si legge nell'editoriale - non servono più infrastrutture fisiche...che beneficio arreca a un'impresa risparmiare mezzora fra Civitavecchia e Grosseto se poi deve attendere dieci anni per la risoluzione di una causa civile?", e ancora: "purtroppo non è ubriacandoci di asfalto e traverse ferroviarie che il Paese ricomincerà a crescere".
A questo punto sorge il dubbio che tra i due economisti il destinatario principale delle critiche non sia il Professore della Bocconi diventato premier, ma Corradino Passera che in più occasioni ha sciorinato cifre da capogiro in favore del rilancio delle infrastrutture.
Non è un mistero che il ministro dello Sviluppo non ha affatto digerito la nomina di Giavazzi a superconsulente considerandolo una sorta di intruso blasonato al quale bisogna impedire di mettere bocca dentro il ministero sul tema della politica industriale. E anche se il professore bocconiano e bergamasco Giavazzi scrive insieme al gattone-Alesina che la politica del Governo sembra purtroppo "molto più simile alla vecchia politica che alla ventata innovatrice del novembre scorso", sarà bene che Monti almeno per questa volta arrivi a capire che la pugnalata non è diretta contro di lui ma contro il ministro più fantasioso che un domani potrebbe sostituirlo a Palazzo Chigi.
2- PASSERA UCCELLA BRUNETTA
Oggi cercate di stare alla larga da Renatino Brunetta, l'ex-ministro al quale Berlusconi nel 2008 affidò il compito di ammodernare con le tecnologie il dinosauro della Pubblica Amministrazione.
Da quando Monti ha preso il posto del Cavaliere "impazzito" (politicamente parlando), Renatino si è messo in testa di distruggerlo e barricato in un ufficio di via dell'Umiltà passa le giornate a scrivere note critiche nei confronti dei provvedimenti governativi.
Al figlio dell'ambulante veneto che un'ingiustizia profonda ha privato del premio Nobel, oggi è arrivata una botta tremenda per colpa di Corradino Passera. Sembra infatti che il ministro ex-banchiere abbia intenzione di creare un'Agenzia per l'Italia digitale sottoposta alla vigilanza del presidente del Consiglio, dello stesso Passera e dei colleghi dell'università e della ricerca.
A parlarne in dettaglio è il quotidiano "La Stampa" che rivela l'origine di questa idea di Passera maturata lo scorso 25 maggio durante un vertice al suo ministero. La nuova Agenzia avrebbe il compito di contribuire alla diffusione dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione per favorire l'innovazione e la crescita economica attraverso la diffusione delle Reti di nuova generazione.
A quanto si legge la struttura avrà un organico di 150 unità e porterà all'eliminazione di Digit PA e dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie (dirette rispettivamente da Giorgio De Rita e Davide Giacalone).
Per adesso si tratta di una bozza di decreto, ma è quanto basta per far saltare sulla sedia (foderata di robusti cuscini) il povero Brunetta che su questi temi ha lavorato molto negli anni di governo con risultati di una certa concretezza.
D'altra parte Corradino Passera in alcune dichiarazioni pronunciate il 10 maggio proprio a Venezia, città natale di Brunetta, aveva insistito sulla necessità di considerare il digitale come "il turbo dell'Italia", e queste parole gli servivano per sgombrare il campo dall'accusa indiretta, che proprio oggi arriva dagli economisti Alesina e Giavazzi, di privilegiare le infrastrutture come driver della crescita.
Adesso non resta che aspettare la nascita della nuova Agenzia Digitale che sta a cuore anche in Confindustria dove Massimo Sarmi vorrebbe prendere il timone della materia per offrire al neo-presidente Squinzi un programma concreto di interventi.
3- VERSO LA CONQUISTA DI MEDIOBANCA: VOLANO SCARPE TOD'S IN FACCIA A NAGEL E PAGLIARO
Il titolo: "Mediobanca, la svolta di Nagel" suona piuttosto enfatico rispetto al contenuto dell'articolo che Massimo Mucchetti ha scritto oggi sul "Corriere della Sera" a proposito della merchant bank di Piazzetta Cuccia dopo il ribaltone delle Generali.
Probabilmente la scelta del titolo l'ha fatta il direttore del giornale Flebuccio De Bortoli che da fine osservatore dei movimenti nel "salotto buono" dei cosiddetti poteri forti, vuole dare atto al pallido Alberto Nagel di avere imboccato la strada del rilancio.
Bisogna capirlo De Bortoli, preoccupato com'è per le voci diffuse anche da un sito disgraziato e "preclaro" di Dagospia, circa la battaglia finale che si dovrebbe svolgere nei prossimi mesi per mandare a casa i due "alani" Nagel e Pagliaro.
Ancora ieri sera durante la trasmissione "Ballarò" Dieguito Della Valle, che con quegli occhiali di vetro giallo sembrava invecchiato, non ha risparmiato critiche nei confronti di Mediobanca, ed è arrivato al punto di dire che in tutta la sua storia quell'Istituzione "non è servita a nulla ma è stato soltanto un centro di potere".
E per rincarare la dose ha detto che bisogna uscire dal circolo polveroso in cui si agitano "due ragazzi giovani". L'allusione era chiaramente diretta al tandem Nagel e Pagliaro che per rispetto dell'anagrafe hanno più o meno l'età dello scarparo marchigiano classe 1953 (Pagliaro è del '57, Nagel del '65). Poi lo scarparo marchigiano con aria sorniona ha fatto capire di essere pronto ad aumentare la sua quota in Mediobanca.
In questa situazione di temporali alle viste, ecco spuntare l'articolo di oggi del giornalista-guru del "Corriere" che a onor del vero non suona le trombe sulla "svolta di Nagel" ma spiega come Mediobanca precipitata a una capitalizzazione di soli 2,6 miliardi rispetto ai 14,5 di sei anni fa, abbia bisogno di capire come il ribaltone delle Generali si rifletterà dentro le sue stanze.
E nell'analisi del golpe di sabato scorso che ha decapitato Perissirotto, il buon Mucchetti spiega che il timore di Mediobanca era sostanzialmente quello di perdere la presa sulla vacca grassa di Trieste dove probabilmente il buon Perissirotto si preparava a creare un "firewall" in vista dell'Assemblea per il rinnovo delle cariche nel 2013.
Onore al merito quindi a Mucchetti che ha voluto sottrarsi a una marchetta sfacciata nonostante siano noti i suoi buoni rapporti con Piazzetta Cuccia. Per dimostrare che questo feeling esiste ed è robusto c'è comunque un episodio successo il 28 maggio scorso quando Mucchetti pubblicò un articolo di ben due pagine ad una ricerca di 150 pagine di Mediobanca Securities sulle Fondazioni bancarie.
L'articolo era nelle edicole fin dalle primissime ore del mattino ed era stato ovviamente scritto il giorno precedente, ma il Report di Mediobanca è stato reso noto al mercato e consegnato alla Consob soltanto dopo le 6,30 di quella mattina.
Un'anomalia singolare che conferma gli stretti rapporti tra il primo quotidiano italiano e quella che una volta era la prima merchant bank.
4- SI AVVISANO I CORVI E I PORPORATI CHE VOLTEGGIANO NELL'ANTICAMERA DEL PAPA CHE LA CIA STA CERCANDO AGENZIE IN GRADO DI AIUTARLA NELLA CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO DI NUOVI AGENTI
Laudetur Jesus Christus: "Qui Radio Vaticana. Si avvisano i corvi e i porporati che volteggiano nell'anticamera del Papa che ieri sul sito americano "Business Insider" è apparsa una notizia destinata a interessarli.
Secondo il sito (tra i più visitati nella comunità finanziaria d'Oltreoceano) la CIA sta cercando agenzie in grado di aiutarla nella campagna di reclutamento di nuovi agenti.
Chi ha carte tra le mani si faccia avanti".
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