FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA…
IL METODO DONALD: OBBEDISCI O SEI FUORI – TRUMP MINACCIA DI ESTROMETTERE EXXON, LA COMPAGNIA PETROLIFERA PIÙ GRANDE DEGLI STATI UNITI, DALL’AFFARE VENEZUELA - IL MOTIVO? IL CEO, DARREN WOODS, HA DETTO QUEL CHE TUTTI I SUOI COLLEGHI PENSANO, CIOÈ CHE IN VENEZUELA NON SIA UTILE INVESTIRE: IL GREGGIO DI CARACAS È TROPPO DENSO E LE INFRASTRUTTURE SCARSE: PER RENDERLO PROFITTEVOLE, SERVE UNA MONTAGNA DI SOLDI. PERCHÉ GETTARSI IN UN’IMPRESA SUICIDA QUANDO GLI USA SONO GIÀ IL PRIMO PRODUTTORE AL MONDO DI PETROLIO? TANTO VALE CONTINUARE A ESTRARRE GREGGIO DALLA VICINA GUYANA, PAESE STABILE CON RITORNI COMMERCIALI SICURI...
VENEZUELA, TRUMP ATTACCA EXXON E SI AUTOPROCLAMA «PRESIDENTE AD INTERIM». MACHADO INCONTRA IL PAPA
Estratto da www.ilsole24ore.com
CARLI - MEME SU TRUMP E IL PETROLIO
«Sono orientato a lasciare Exxon fuori» dai pozzi petroliferi del Venezuela, ha dichiarato Donald Trump dopo che il Ceo della compagnia, Darren Woods, aveva espresso dubbi sulla possibilità effettiva di entrare nel Paese nel corso della riunione con i vertici delle aziende del settore alla Casa Bianca venerdì.
Il Venezuela è al momento, senza cambiamenti significativi del quadro economico, giuridico e del settore, «non investibile», aveva detto Woods sottolineando l’auspicio che l’Amministrazione Trump potesse introdurre le riforme necessarie insieme al governo venezuelano.
«Non mi è piaciuta la loro risposta. Fanno troppo i carini», ha commentato nella notte Trump. Gli asset di Exxon erano stati nazionalizzati in Venezuela, per la seconda volta, nel 2007. La compagnia aveva querelato Caracas per 12 miliardi di dollari ma era riuscita a recuperare solo una minima parte di quanto richiesto. Nel giro di due settimane, Exxon, già impegnata in un grande progetto in Guyana, invierà a Caracas un ’team’ tecnico per valutare lo stato attuale degli asset petroliferi. [...]
IL CEO DI EXXON SPIEGA PERCHÈ IL VENEZUELA È "UNINVESTABLE"
Estratto dell'articolo di Luciano Capone per “il Foglio”
Nell’incontro alla Casa Bianca con altre 17 compagnie petrolifere globali, il ceo di Exxon Darren Woods è quello che ha indispettito di più Donald Trump per il suo commento sul Venezuela “uninvestable”: “Se consideriamo le strutture e i quadri giuridici e commerciali in vigore oggi , ci rendiamo conto che non è possibile investire in questo paese”, ha detto Woods. Eppure la più grande multinazionale petrolifera americana è già una delle maggiori beneficiarie del blitz di Trump.
Exxon, infatti, è il principale produttore in Guyana, paese confinante con il Venezuela, dove una decina d’anni fa ha scoperto un importante giacimento. In pochi anni, dal 2020, il paese caraibico ha avuto un boom petrolifero: già oggi ha una produzione di 900 mila barili al giorno – pari a quella del Venezuela – e, sulla base del piano di investimenti attuale, si prevede un quasi raddoppio della produzione entro il 2030 (1,7 milioni di barili).
A differenza del Venezuela, la Guyana è un paese politicamente stabile, che tutela i diritti di proprietà e quindi attraente per gli investimenti. Per giunta il suo petrolio è di qualità superiore a quello venezuelano e, con una popolazione di 800 mila abitanti (rispetto ai circa 28 milioni del Venezuela), ha esigenze energetiche ridotte: quasi tutta la produzione è destinata all’export.
L’unica minaccia agli affari di Exxon […] era proprio il regime di Nicolás Maduro, che ultimamente minacciava di annettere l’Essequibo, una regione pari a due terzi del territorio della Guyana, disabitata e densa di foreste tropicali, ma ricca di risorse naturali e appunto di petrolio offshore. […]
[…] il problema della strategia di Trump, che punta in breve tempo a sviluppare l’industria petrolifera venezuelana con un piano da 100 miliardi di investimenti, è che a Caracas le condizioni non sono migliorate molto.
Certo, alcune imprese come Chevron […] possono incrementare la produzione, ma è difficile ipotizzare una corsa all’oro nero venezuelano. […] Ma le condizioni oggettive che rendono improbabile un boom dell’industria petrolifera venezuelana restano.
Da un lato sicuramente la qualità inferiore del greggio venezuelano, extrapesante e carico di zolfo, con costi di produzione più elevati che rendono poco convenienti gli investimenti, soprattutto con un prezzo del petrolio attorno ai 50-60 dollari al barile.
Poi c’è un degrado enorme delle infrastrutture, dovuto a decenni di sottoinvestimento […]. Secondo la stima di Rystad Energy servono investimenti per 53 miliardi di dollari per mantenere l’attuale produzione (900 mila barili) e 183 miliardi entro il 2040 per tornare a 3 milioni di barili, il livello di produzione pre–chavista.
Ma le mancanze […] sono soprattutto di tipo istituzionale: nessuno ha fiducia in un paese senza legalità, caratterizzato da espropri, corruzione e incertezza politica, oltre che da una legislazione che sottrae alle imprese il 70-80 per cento dei profitti e il 90 per cento del flusso di cassa. […]
petroliere a punto fijo venezuela 2021
DONALD TRUMP IRAN
petrolio in venezuela
PETROLIO VENEZUELANO - RISERVE E PRODUZIONE
DONALD TRUMP - PETROLIO
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