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Tonia Mastrobuoni per “la Stampa”
Sette righe appena e Martin Winterkorn resta. Anzi, il presidio del consiglio di supervisione della Volkswagen vuole che il suo mandato venga prolungato oltre il 2016. L’amministratore delegato del colosso tedesco dell’auto, si legge nello scarno comunicato diffuso ieri a Salisburgo, dopo una riunione di emergenza della versione ristretta dei vertici, «è il migliore possibile».
Nella nota dei sei membri più “pesanti”, si legge che «teniamo molto che Winterkorn continui ad esercitare la sua funzione come presidente del consiglio di amministrazione in modo attivo ed efficace, come ha fatto finora; in questo, gode del totale appoggio del comitato», che chiederà dunque al consiglio si sorveglianza di riconfermarlo oltre fine dell’anno prossimo.
Tuttavia, è presto per dire se Winterkorn ha vinto la guerra. Di sicuro ha vinto una battaglia importante. Altrettanto certo è che l’uomo che voleva farlo fuori, Ferdinand Piech, ha subito una sconfitta bruciante. Ha dovuto sottoscrivere, come membro del presidio, una dichiarazione di appoggio totale all’attuale manager, dopo aver fallito nel tentativo di convincere gli altri membri a sfiduciarlo anzitempo.
Venerdì scorso il patriarca di Porsche aveva detto a Spiegel di «aver preso le distanze» dal suo ex pupillo, scatenando speculazioni su un’uscita anticipata dell’amministratore delegato. Il quale, proprio in virtù del legame fortissimo che lo ha legato fino a poco tempo fa a Piech, era designato a succedergli nel 2016 a capo del consiglio di sorveglianza.
Il titolo del gruppo è balzato ieri del 2 per cento in Borsa, appena la notizia è uscita, segnalando chiaramente che anche il favore dei mercati è per Winterkorn. Soprattutto, per una tregua in una faida che stava distraendo il gruppo dalle urgenze da risolvere, a cominciare dai problemi sul mercato americano.
Peraltro, la faida scoppiata venerdì scorso ha fatto riemergere la vecchia rivalità tra i cugini Porsche, entrambi nel comitato di sorveglianza: Wolfgang e, appunto, Ferdinand Piech. Gli altri membri del presidio sono il capo del consiglio di fabbrica, Bernd Osterloh, il suo vice Stefan Wolf e l’ex capo del sindacato metalmeccanico Ig Metall, Berthold Huber e il rappresentante del secondo maggiore azionista, il Nordreno-Westfalia. Ma in realtà, poche ore dopo la sfiducia clamorosa di Piech, a Winterkorn è arrivata man mano una dichiarazione di appoggio da parte di tutti.
La ciliegina è stata quando Osterloh si è seduto in tribuna accanto a Winterkorn, durante la partita Wolfsburg-Napoli nei giorni scorsi, rendendo lampante anche l’appoggio del rappresentante dei lavoratori. Tuttavia, secondo l’autorevole Handelsblatt, la guerra ai vertici ha indebolito entrambi i contendenti. Piech ha fatto emergere dubbi sulle capacità manageriali di Winterkorn, ma il segnale di ieri getta un’ombra pesante anche sulla capacità di giudizio del nipote del fondatore di Porsche, Ferdinand.?
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