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(Adnkronos) - Le grandi imprese italiane valgono di più, ma sono sempre più in mano agli stranieri. Negli ultimi dodici mesi, nonostante la crisi, il valore delle società per azioni del nostro Paese è cresciuto di 26,2 miliardi (+1,27%) di euro da 2.066,9 miliardi a 2.093,1 miliardi, ma è in aumento di 5,6 miliardi (+1,76%) la quota di possesso detenuta da soggetti esteri che complessivamente ora hanno 327,2 miliardi rispetto ai 321,5 miliardi di un anno fa.
Risultato negativo per le spa quotate in Borsa che hanno bruciato 14,2 miliardi (-3,86%) di capitalizzazione calando da 368,6 miliardi a 354,4 miliardi. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi Unimpresa che ha analizzato l'andamento del valore delle spa della Penisola dal primo trimestre 2012 al primo trimestre 2013.
Secondo la ricerca, basata su dati della Banca d'Italia, le società per azioni italiane ora valgono in totale 2.093,1 miliardi in aumento di 26,2 miliardi rispetto ai 2.066,9 miliardi dei dodici mesi precedenti. Un bacino in cui rientrano anche le imprese quotate sui listini di piazza Affari che hanno registrato un andamento negativo anche se nel 2012 i mercati finanziari hanno invertito la rotta rispetto al periodo più nero della crisi internazionale. A marzo 2013 le spa quotate capitalizzavano 354,4 miliardi di euro, 14,2 miliardi in meno rispetto ai 368,6 miliardi di marzo 2012.
Gli stranieri hanno il 40% delle spa quotate a piazza Affari. Nel periodo sotto osservazione, le quote di spa in mano a soggetti esteri è aumentato di 5,6 miliardi da 321,5 miliardi a 327,2 miliardi. Un aumento del peso proporzionalmente più forte nel recinto delle quotate: le azioni detenute dagli stranieri sono passate da 136,6 miliardi a 139,5 miliardi con una crescita di 2,8 miliardi (+2,10%).
In termini percentuali, gli stranieri ora posseggono il 39,36% delle azioni di imprese quotate, rispetto al 37,06% di marzo 2012. Guardando all'intero bacino delle società per azioni tale percentuale è assai più bassa: a marzo 2012 era il 15,55% e dodici mesi più tardi era sostanzialmente stabile al 15,63%.
"La ricerca - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - consente due riflessioni: anzitutto che la crisi italiana è nelle piccole e medie imprese e che proprio su questa categoria vanno concentrati gli sforzi da parte di Governo e Parlamento. Quanto alle quote di possesso, la crescita degli stranieri mostra un forte interesse per il made in Italy, che ha sempre una grande forza, ma allo stesso tempo deve essere fonte di preoccupazione forte per il sistema Passe: si lanciano segnali d'allarme rosso quando i player internazionali vogliono acquistare grandi nomi, quelli conosciuti. Mentre sotto traccia, e nel silenzio più assordante, stiamo perdendo tutto".
ITALIA CRAC BUCO
Italia Crac
BANCA D'ITALIA
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