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GRAZIE, TRUMP – LA GUERRA IN IRAN LANCIATA DAL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È GIÀ COSTATA PIÙ DI 100 MILIARDI AI CITTADINI E ALLE IMPRESE EUROPEE – I VERTICI EUROPEI, COME AL SOLITO OTTIMISTI, AVVERTONO: “L’INVERNO RISCHIA DI ESSERE COMPLICATO, SE NON MOLTO DURO” – LE DUE MISURE AL VAGLIO DELL’UE: RINVIARE DI UN ANNO I NUOVI VINCOLI AMBIENTALI O PROCEDERE CON UN NUOVO RILASCIO DELLE SCORTE DI PETROLIO…

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Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”

 

DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Il conto della guerra in Iran pagato nelle fatture energetiche dalle imprese e dai cittadini europei ha già sfondato quota 100 miliardi di euro. Cento miliardi in più in sette mesi per la stessa quantità di gas e petrolio. E l'inverno rischia di essere estremamente «complicato», se non addirittura «molto duro», come ha spiegato ieri il commissario europeo all'Energia, Dan Jorgensen, a margine della riunione del Consiglio Energia che si è tenuto a Dublino.

 

Per questo si stanno valutando due misure: da un lato, a livello Ue, si va verso il rinvio di un anno delle nuove regole che impongono vincoli ambientali più severi sulle emissioni di metano legate alle importazioni di combustibili fossili; dall'altro, in coordinamento con l'Agenzia internazionale dell'energia, non si esclude un ulteriore rilascio delle scorte di petrolio.

 

LA GUERRA DI TRUMP ALL IRAN - VIGNETTA BY GIANNELLI

Lo ha confermato proprio il direttore esecutivo dell'Aie, Fatih Birol, secondo il quale «l'Europa è una delle regioni più esposte, se non la più esposta per quanto riguarda il diesel».

 

Finora, l'Agenzia ha approvato il rilascio del 20% delle scorte strategiche, il che corrisponde a 400 milioni di barili, tre quarti dei quali sono già materialmente finiti sui mercati.

 

«Se necessario, siamo pronti ad agire per affrontare le sfide attuali» ha spiegato Birol, che ha partecipato all'incontro dei ministri a Dublino. Ma sulla proposta c'è ancora parecchia cautela da parte europea: «Bisogna trovare un equilibrio su quando sia il momento opportuno per rilasciare le scorte – ha avvertito Jorgensen – perché da un lato può servire per aiutare a mitigare i picchi di prezzo, ma dall'altro abbiamo bisogno delle scorte per affrontare situazioni che potrebbero essere peggiori».

 

Di certo sono state accolte con un certo sollievo le parole del segretario di Stato americano all'Energia, Chris Wright, che ha preso le distanze dall'ipotesi di un blocco delle esportazioni del diesel da parte degli Stati Uniti. Una misura che rischierebbe di avere pesanti ripercussioni in Europa, dato che – come ha rilevato anche Birol – l'Ue importa circa il 50% del diesel dagli Usa. Per ora, comunque, in Europa non sembrano esserci problemi di approvvigionamento in vista.

 

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murale contro donald trump a teheran

La Commissione, dal canto suo, sta valutando se e come intervenire per «sostenere la disponibilità e l'accessibilità economica dei carburanti per il trasporto. Si tratta di una preoccupazione importante per molti cittadini che ha anche un grande impatto su gran parte della nostra economia».

 

L'esecutivo europeo, al momento, ha preferito non commentare il tetto al prezzo dei carburanti deciso da alcune compagnie energetiche in Italia, sulla scia di quanto fatto da Eni. Un portavoce si è limitato a dire che «la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza monitorano sempre i mercati per verificare potenziali comportamenti anticoncorrenziali», ma senza entrare nel merito del caso specifico.

 

TEHERAN - GUERRA USA IRAN

Questa mossa potrebbe spingere il governo italiano a frenare il pressing avviato in Europa per discutere l'introduzione di un'imposta comunitaria sugli extraprofitti delle società energetiche. La Spagna continua a insistere, mentre la Commissione resta scettica: «Siamo pronti a sostenere i governi, ma è meglio che si faccia a livello nazionale».

 

Se ne parlerà all'Ecofin in programma la prossima settimana a Lussemburgo.

La Commissione, alla luce della grave situazione sui mercati energetici, si è invece ormai convinta ad accettare la richiesta arrivata da diversi governi Ue – ma anche dagli Stati Uniti – di rinviare l'entrata in vigore del nuovo regolamento sulle emissioni di metano, che dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2027.

 

attacco usa all iran 3

Le nuove norme impongono una serie di obblighi per gli importatori di gas, petrolio e carbone, i quali devono dimostrare che i produttori stranieri utilizzano gli stessi criteri previsti in Europa per quanto riguarda la rendicontazione e la verifica delle emissioni. Con ogni probabilità, le nuove norme non entreranno in vigore prima del 1° ottobre 2028.

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