DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL…
I MERCATI FESTEGGIANO LA RIMOZIONE DI MADURO: SI ANNUNCIANO GROSSI AFFARI! – WALL STREET AVANZA E I TITOLI DELLE GRANDI SOCIETÀ PETROLIFERE AMERICANE VOLANO. MA PER BIG OIL NON È TUTTO ORO (NERO) QUELLO CHE ZAMPILLA: IL PIANO DI TRUMP PER IL VENEZUELA LI COSTRINGERÀ A SPENDERE 60 MILIARDI DI DOLLARI PER MODERNIZZARE LE INFRASTRUTTURE OBSOLETE DI CARACAS, PER OTTENERE LE CONCESSIONI. CON I BASSI PREZZI ATTUALI E LE CARATTERISTICHE DEL GREGGIO VENEZUELANO (AD ALTO CONTENUTO DI ZOLFO), L’INVESTIMENTO RISCHIA DI ESSERE UNA MEZZA FREGATURA PER UN PAESE, GLI USA, CHE GIÀ DOMINANO IL MERCATO GRAZIE ALLO SHALE RICAVATO DALLE ROCCE
ECCO PERCHÉ TRUMP SI ISPIRA AL MANUALE DI PUTIN PER IL VENEZUELA (E IN MATERIA DI BUSINESS)
Estratto da “Whatever it Takes”, la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
[...] Exxon e Conoco non sono mai state indennizzate da Maduro per i suoi espropri, ora in teoria avrebbero diritto a riavere immediatamente i loro giacimenti. Eppure tutte sembrano caute, se non fredde. Decenni di malagestione, corruzione e investimenti bloccati dalle sanzioni hanno infatti ridotto tutto il settore del petrolio in pessimo stato: potrebbero servire 60 miliardi di dollari solo per mantenere gli attuali livelli produttivi, cento miliardi per raddoppiarli in circa cinque anni.
PETROLIO VENEZUELANO - RISERVE E PRODUZIONE
E il petrolio venezuelano, viscoso e ad alto contenuto di zolfo, è sì adatto alle raffinerie statunitensi del Golfo del Messico, ma ha alti costi di estrazione e trasformazione. Visti gli enormi investimenti necessari, i bassi prezzi attuali del barile e la storia di espropri di Caracas, i colossi del Big Oil non hanno fretta di seguire l’invito di Trump a tornare nel Paese latino-americano.
Fra loro e il presidente inizierà una delicata partita di scambi di favori pretesi e concessi. Su Politico è già filtrato da Washington che Trump potrebbe pretendere che Chevron, Exxon e Conoco investano pesantemente in Venezuela, se vogliono ancora mantenere il controllo delle loro concessioni.
Queste ultime senz’altro chiederanno di essere aiutate con soldi del contribuente americano. Alla fine non sarebbe sorprendente se la Casa Bianca intervenisse. Trump negli ultimi mesi si è già dimostrato pronto a impegnarsi in nazionalizzazioni parziali sui microchip (con Intel) e sulle terre rate (con Mp Materials). Perché non dovrebbe farlo per l’oro nero di Caracas? [...]
IL PETROLIO VOLANO I TITOLI DI BIG OIL I MERCATI BENEDICONO IL BLITZ
Estratto dell’articolo di Filippo Santelli per “la Repubblica”
Le tre maggiori società petrolifere, cioè Chevron, ExxonMobil e ConocoPhillips, con guadagni tra il 2 e il 6%. I colossi dei servizi di perforazione ed estrazione come Halliburton e Slb, addirittura tra l'8 e il 9%. E poi i raffinatori come Valero, che ha strappato al rialzo del 10%.
Ieri la Borsa ha decretato i primi [...] vincitori del blitz trumpiano in Venezuela. Sono i big del settore petrolifero americano che, se Caracas diventerà un protettorato a stelle e strisce, potranno riorientare verso i loro lidi le esportazioni di greggio del Paese, negli ultimi anni deviate verso la Cina.
E soprattutto avere un accesso privilegiato, se non esclusivo, alle enormi riserve di oro nero del suo sottosuolo, le maggiori al mondo.
La prima ipotesi è la più probabile e immediata, se Trump dovesse cancellare le sanzioni. La seconda è quella davvero rivoluzionaria, considerati i 300 miliardi di barili di potenziale, ma anche la più incerta.
Perché quel greggio cominci o ricominci ad essere estratto, dopo anni di incuria e degrado degli impianti che hanno fatto crollare la produzione sotto il milione di barili, serviranno tempo, stabilità politica e decine di miliardi di dollari di investimenti.
Questo è il motivo per cui ieri le quotazioni del petrolio non hanno registrato scossoni. Partenza di giornata con prezzi in discesa, poi inversione di tendenza, ma tutto nella norma attorno ai 60 dollari al barile.
Almeno nel breve periodo il greggio venezuelano non modificherà lo scenario, fatto di eccesso di produzione e prezzi ai minimi da quattro anni.
Nel lungo periodo si vedrà. Wall Street non sembra temere particolari shock geopolitici [...]
Di certo però, prima di investire altri dollari in un Paese che le già tradite, le multinazionali americane vorranno almeno assicurarsi di poter recuperare parte dei crediti che vantano nei suoi confronti. ConocoPhillips ed Exxon ne hanno per oltre 10 miliardi di dollari, a compensazione degli espropri subiti vent'anni fa.
L'unica che dopo la rivoluzione chavista, tra nazionalizzazioni e sanzioni, ha conservato i pozzi nel Paese, e l'unica a cui Trump ha al momento garantito la licenza di esportare, è Chevron: non ha caso quella che ieri ha guadagnato di più (quasi il 6%).
In Venezuela sono attive anche l'italiana Eni, soprattutto nell'estrazione del gas, e la spagnola Repsol. La prima vanta crediti per circa 3 miliardi di dollari, visto che da mesi - proprio per le nuove sanzioni americane - non ha potuto più incassare i pagamenti che riceveva in natura, sotto forma di petrolio. [...]
petrolio in venezuela
LOGO EXXON
DONALD TRUMP - PETROLIO
EXXON MOBILE
la petroliera bella 1
NICOLAS MADURO E XI JINPING
militari americani salgono a bordo della petroliera sequestrata al largo del venezuela
militari americani salgono a bordo della petroliera sequestrata al largo del venezuela
forze americane inseguono la petroliera bella 1
DONALD TRUMP IRAN
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