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DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

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Carlo Messina

DAGOREPORT

Finito il primo tempo del risiko, con il successo dell’Opas di Intesa su Mps, si sta aprendo il secondo tempo, quello decisivo per espugnare il “forziere d’Italia”, Assicurazioni Generali, che è il vero e solo obiettivo del rimescolamento del potere bancario che da un paio d’anni sta stravolgendo la scena economica e finanziaria italiana.

 

Infatti, pappandosi Mps, Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina, avendo già in pancia il 3,13% di Generali, si porterebbe a casa quel 13,5% del Leone di Trieste, conquistato dal trio Caltagirone-Milleri-Lovaglio attraverso la scalata di Mediobanca, e diventerebbe così la prima azionista della compagnia assicurativa con il 16, 63% per cento del capitale sociale.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Se poi a tale quota azionaria, si sommano le partecipazioni in Generali del gruppo Del Vecchio/Delfin (10,15%), del gruppo Caltagirone (6,32%) e del gruppo Benetton (4,91%) – tutti soci di Mps che hanno aderito di corsa all’Opas di Intesa - si arriva a un totale del 46,91%.

 

A questo punto, fine dei giochi: il futuro del Ceo di Generali, Philippe Donnet, avrebbe i giorni contati. Del resto, sia il manager francese sia l’ex Ceo di Mediobanca, Alberto Nagel, non hanno avuto nel corso del tempo le capacità di difendere Generali trasformandola in una public-company affollata di fondi di investimento (vedi Unicredit).

 

34 enrico cuccia e vincenzo maranghi

Una volta che il duplex Nagel-Donnet ha permesso di imbarcare azionisti non meramente finanziari come Caltagirone con la Delfin di Milleri al guinzaglio, l’intoccabilità di Generali, difesa prima da Cuccia e poi da Maranghi, complice anche la debolezza del capitalismo italiano, ha cominciato a sgretolarsi.

 

L’unico istituto bancario che potrebbe far saltare il piano di Messina e compagni è l’Unicredit di Andrea Orcel, che detiene in Generali una partecipazione di circa il 9%.

 

Pur attualmente impegnatissima con l’operazione di fusione con la seconda banca tedesca, Commerzbank, il “Sole 24 Ore” informa che Unicredit ha convocato per oggi un CdA straordinario.

CARLO MESSINA - ANDREA ORCEL

 

Che mosse frullano nella mente del vulcanico Orcel?

 

Si è parlato nel recente passato di una trattativa in corso con Generali per il segmento del risparmio gestito e della consulenza patrimoniale (di cui Orcel e Donnet stanno parlando da mesi), ma secondo il quotidiano della Confindustria il CdA straordinario di Unicredit ha come bersaglio Banca Generali, di cui il Leone ha in tasca il 51%.

 

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

Beneficiando delle indiscrezioni di stampa su, Banca Generali nella seduta odierna di Piazza Affari ha spiccato il volo raggiungendo 62,85 euro, con un aumento del 4,58%.

 

Ma l’ipotesi più gettonata nella fantasia degli analisti di Piazza Affari è più avvincente perché punta dritta dritta a spegnere i sogni di gloria del suo competitor Carlo Messina. Come? Portando la partecipazione di Unicredit nel Leone, oggi al 9%, fino al 29,9, magari rilevando la quota del 10,15% detenuta dal gruppo Del Vecchio/Delfin in Generali.

 

HUGUES BRASSEUR - AD DI CREDIT AGRICOLE

Non è nemmeno da gettare nel cestino l’ipotesi di fi una fusione Unicredit-Generali per dare vita a una banca-assicurazione. L’ipotesi di una contro-Opas di Orcel sulla compagnia di assicurazione – una operazione da 9 miliardi - è invece liquidata fuori dalla realtà.

 

Ma non è finita. Si accavallano le voci di interlocuzioni a iosa tra Unicredit e Crédit Agricole. Fino a ieri la Banque Verte - che del Banco BPM è prima azionista con il quasi 30% - è stata al centro di articoli su una possibile fusione amichevole tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm.

BANCO BPM - CREDIT AGRICOLE

 

Ma tutto potrebbe cambiare con un’Opa di Unicredit su Bpm lasciando a Crédit Agricole Italia un pacchetto di sportelli. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo del Belpaese....