DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? –…
MAI UNA GIOIA: IN EUROPA MANCA LA PATATA! – A CAUSA DELLA SICCITÀ, QUEST’ANNO NEL VECCHIO CONTINENTE SI STIMA UN CALO DEL 15% NELLA PRODUZIONE DI PATATE – IN AUMENTO SOPRATTUTTO I PREZZI DEI TUBERI DI GRANDI DIMENSIONI, PIÙ ADATTI ALLA TRASFORMAZIONE INDUSTRIALE IN “FRENCH FRIES” – IN ITALIA IL RACCOLTO 2026 HA VISTO UN CALO PIÙ CONTENUTO (-5,5%). MA IL PROBLEMA È CHE IL NOSTRO PAESE IMPORTA IL 50% DEL FABBISOGNO DI QUESTO PRODOTTO…
Estratto dell’articolo di Silvia Marzialetti per www.ilsole24ore.com
Dalla sovrapproduzione alla carenza di prodotto in poco più di un anno: è il paradosso della filiera pataticola, che si accinge a chiudere una campagna 2026/2027 in forte contrazione, soprattutto in Europa, dove le politiche di correzione dell’offerta attuate per riequilibrarne il rapporto con la domanda, si sono scontrate con una imprevista siccità.
In che modo il cambiamento climatico sta condizionando la programmazione delle aziende del settore pataticolo? In che modo la siccità ha influenzato la produzione di patate destinate alla trasformazione industriale europea?
Migliore la situazione in Italia dove, per dirla con le parole del presidente Unapa, Augusto Di Silvio «il settore regge grazie a una maggiore programmazione degli investimenti e alle politiche integrate di filiera sviluppate negli anni. Un sistema che ha consentito di valorizzare il prodotto nazionale e di attenuare gli effetti delle oscillazioni del mercato».
[...] «A questo punto della stagione si può stimare per l’Italia una produzione attesa di poco superiore a 1,3 milioni di tonnellate (-5,5% sul 2025), mentre nei Paesi Eu-27 si ritiene che il calo rispetto al 2025 possa essere molto significativo, tra il -10 e -15%, per un totale atteso tra i 47,5 e 50,5 milioni di tonnellate», commenta Nicola Pizzoli, ceo Pizzoli, che rappresenta la principale realtà industriale italiana nel settore delle patate fresche e surgelate [...]
Il nostro Paese rimane comunque strutturalmente deficitario rispetto ai consumi interni e deve quindi ricorrere alle importazioni per almeno il 40-50%, soprattutto dall’Europa, la cui campagna commerciale – ribadisce Di Silvio – sta attraversando una forte crisi.
Nei quattro principali Paesi produttori dell’Europa nord-occidentale (Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi), le superfici sono state ridotte di circa l’11%, passando da circa 604.100 ettari a poco meno di 536.900 (dati Nepg, North-Western European Potato Growers).
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Ma a turbare il mercato è soprattutto il prodotto destinato all’industria della trasformazione, che si concentra proprio nell’area nevralgica del Nord-Ovest: qui oltre a stress termico e idrico, la produzione sconta un eccesso di calibri ridotti, che rendono buona parte del raccolto inadatta alla trasformazione in french fries (le patatine fritte sono un comparto che vale circa 500 milioni di euro in Europa). [...]
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