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LE CONTROLLATE DEL GRUPPO MONDELEZ
Sara Bennewitz per www.repubblica.it
Mondelez muove su Hershey, e lo fa con un'offerta in contanti e azioni da 23 miliardi di dollari che per entità, timing e caratteristiche sarebbe di quelle difficili da rifiutare. E invece a sorpresa l'azienda controllata da un trust familiare - che forte dell'8,5% del capitale è però padrone di circa l'80% dei diritti di voto - rispedisce al mittente l'offerta con un secco "no grazie", votata all'unanimità dal consiglio di amministrazione.
In realtà, il gruppo nato dalla fusione tra Kraft e l'inglese Cadbury si era già imbattuto in Hershey ai tempi dell'Opa su Cadbury, nella quale a un certo punto era stata tentata di intervenire anche l'italiana Ferrero. Ma Hershey pare intoccabile anche perché è l'emblema dei cioccolatini a stelle e strisce che ha fatto sognare tutti i bambini d'America con i suoi baci (Hershey Kisses) e con gli snack ripieni di cioccolato e burro di noccioline (Reese's Peanut Butter Cup).
Mondelez controlla invece marchi italianissimi come i biscotti Saiwa, le caramelle Halls oppure le Sottilette, i formaggi delle Fattorie Osella, e marchi molto noti negli Usa come i biscotti Oreo e le barrette di cioccolata della Cadbury. Ed è la multinazionale da 70 miliardi di dollari di capitalizzazione, che il consumatore spesso non ama, anche se vanta tra i suoi azionisti di riferimento anche la Berkshire Hatway del finanziare Usa Warren Buffett, che è amato per le sue campagne filantropiche e per le sue donazioni.
Il fatto è che il comparto alimentare continua a dare segnali di consolidamento, e presto o tardi tutte le aziende del settore saranno costrette a mettere insieme le forze per tenere alti i margini. Ma Hershey, data la forza radicata di alcuni suoi prodotti, è una sorta di "Hermes" dei cioccolatini: ha margini del 20%, anche se ha fallito negli anni nell'esportare i suoi prodotti chiave fuori dai confini nazionali e quindi ha una crescita più limitata dei ricavi. Così non è per il Toblerone di Mondelez o per i biscotti Oreo, che hanno sfondato sui mercati internazionali, ma hanno margini inferiori a Hershey.
La tendenza nell'alimentare sembra, però, essere un'altra: il colosso mondiale Nestlè (217 miliardi di euro di capitalizzazione) ha nominato dall'esterno un nuovo amministratore delegato, per puntare su un'alimentazione sana. E il numero due al mondo, vale a dire Pepsi Co (137 miliardi di euro secondo il mercato), ha detto di essere in difficoltà perché alcuni dei suoi prodotti risentano del cambio di abitudini della dieta dei suoi consumatori. Chissà, a questo punto, se un gruppo fatto di cioccolatini riuscirà a rifiutare offerte e miliardarie e a vincere anche le mode salutiste dei consumatori Usa.
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