DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE…
MUSK DOVRÀ DAVVERO TRASLOCARE SU MARTE – PER LE AZIENDE DEL TRILIONARIO KETAMINICO LA VITTORIA DEI DEMOCRATICI IN TEXAS È UNA BELLA FREGATURA: MUSK HA SPOSTATO NEL “LONE STAR STATE” LE SUE AZIENDE, E HA TRASFORMATO LA BASE DI SPACEX (STARBASE) IN UNA CITTÀ. SEMPRE IN TEXAS, PROGETTA TERAFAB, UNA FABBRICA DI CHIP CHE POTREBBE COSTARE FINO A 119 MILIARDI DI DOLLARI E HA GIÀ INCASSATO 1,7 MILIARDI DI SGRAVI DAL GOVERNATORE GREG ABBOTT. MA I SUOI PROGETTI ORA SI SCONTRERANNO CON IL SENATORE JAMES TALARICO E LA GOVERNATRICE GINA HINOJOSA, CHE CHIEDONO UNA MORATORIA SUI DATA CENTER E LO IDENTIFICANO CON IL SIMBOLO DI TUTTO QUELLO CHE NON VA NELL'AMERICA DI TRUMP…
1 - MUSK, L’ALTRO PERDENTE TEME PER IL SUO IMPERO “COLPIRÒ CHI MI ATTACCA”
Elon Musk inaugura la fabbrica Tesla in Texas
Estratto dell’articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica”
Hanno perso in due. E hanno perso soprattutto in Texas. Se la sconfitta di Donald Trump è politica, quella di Elon Musk è prima di tutto finanziaria e in prospettiva […] esistenziale.
Il primo trilionario nella storia degli Stati Uniti ha donato una cifra record – almeno 445 milioni di dollari – ai Repubblicani per le elezioni di midterm, ha avvertito su X che con i Democratici al potere si rischia «la fine della democrazia in ogni senso significativo della parola», e ieri ha visto i titoli delle sue aziende affondare a Wall Street, mentre il resto del listino avanzava: circa 150 miliardi di dollari di capitalizzazione persa tra SpaceX e Tesla, un effetto immediato di quasi 60 miliardi sul suo patrimonio personale, che si ferma così intorno ai 900 miliardi.
JAMES TALARICO E GINA HINOJOSA FESTEGGIANO LA VITTORIA IN UN WHATABURGER
Lui l'ha presa con una certa ironia: «Sembra che i miei laser spaziali per interferire nelle elezioni questa volta non abbiano funzionato», ha scritto su X, come a dire che non ha tutta l'influenza che l'opinione pubblica gli attribuisce.
Ma non sono certo le quotazioni a preoccupare il tecnovisionario che è riuscito a costruire una sorta di Stato sovrano negli Stati Uniti. Il primo tema per Musk, adesso, è quello di una maggioranza democratica che potrebbe mettere in discussione i suoi piani e una concentrazione di potere senza precedenti: a cominciare dalla possibile fusione tra Tesla e SpaceX, un colosso da 3.600 miliardi di dollari che vorrebbe chiudere prima che Trump lasci la Casa Bianca. […]
statua di elon musk a starbase
Proprio di fronte alla prospettiva di un Congresso che indaghi su di lui e sulle sue aziende, avanzata da Politico, Musk ha risposto su X con un post minaccioso: «Chi mi attacca deve sapere che scoprirò chi manovra davvero i fili e andrò a prendere loro, non solo le marionette». E il presidente ha detto che se ci dovesse essere qualche mossa contro Musk e affini, «dovremo proteggerli».
[…] La questione del Texas, poi, è fondamentale per Musk. Se il dato politico è quello di uno stato conservatore che dopo 32 anni cambia direzione, quello economico – che spiega perché quasi metà dei suoi investimenti elettorali sia finita qui – è che il Texas è da anni la sua roccaforte.
progetto di snailbrook la citta di musk in texas
Qui ha installato le sue aziende, dalla Gigafactory di Tesla ad Austin a Starbase, la base di SpaceX diventata una città; qui ha trasferito dal Delaware la sede legale della Tesla dopo che un tribunale gli aveva negato un superstipendio da 56 miliardi; qui – lo ha scritto il New York Times – ha costruito un compound di lusso, tre ville vicine per lui, due delle madri dei suoi figli e una parte della prole assortita.
Qui progetta Terafab, una fabbrica di chip che potrebbe costare fino a 119 miliardi di dollari e ha già incassato 1,7 miliardi di sgravi dal governatore Greg Abbott: un progetto che ora dovrà fare i conti con la democratica Gina Hinojosa, che chiede una moratoria sui data center. E il pur mite neosenatore Dem James Talarico ha fatto di Musk il simbolo di tutto quello che non va nell'America di Trump: «Vuole la nostra terra, vuole la nostra acqua, vuole i soldi delle nostre tasse e vuole un senatore degli Stati Uniti tutto suo». Certo, a Elon resta l'obiettivo Marte. Ma dovrà raggiungerlo dagli Stati Uniti sempre più blu.
donald trump premia elon musk con la medaglia nazionale della scienza
2 - UN VOTO CONTRO MUSK, L’AI E I DATA CENTER L’AMERICA PRESENTA IL CONTO ALLE BIG TECH
Estratto dell’articolo di Arcangelo Rociola per “la Stampa”
[…] Secondo un sondaggio pubblicato dalla NBC, il 56% degli elettori americani ha indicato l'Ai e i data center come un fattore cruciale per la loro scelta di chi mandare al Congresso. Non è soltanto paura di perdere il lavoro, o che un'Ai diventi una minaccia per l'umanità. È una questione di suolo, di acqua e di energia. E questa battaglia per l'ambiente e per la salute ha mosso gli americani prima nelle strade, con il movimento anti data center.
DONALD TRUMP ELON MUSK JD VANCE
Poi alle urne. Musk non era solo. Marc Andreessen e Ben Horowitz, fondatori di uno dei principali fondi di venture capital della Silicon Valley, quello che ha messo i primi soldi in aziende diventati colossi come Facebook, Airbnb e SpaceX, hanno contribuito per 116,4 milioni alla campagna repubblicana. Greg Brockman, cofondatore di OpenAI, e la moglie Anna ne hanno versati 50. Cameron e Tyler Winklevoss, imprenditori delle criptovalute altri 53,2 milioni. Soldi arrivati per finanziare una precisa politica industriale sostenuta da Trump. Ai e cripto.
elon musk al congresso durante il discorso di trump
È qui che si incontrano una parte della Silicon Valley e il mondo Maga. Per Trump, i miliardari tecnologici rappresentano una potente fonte di finanziamento e capacità organizzativa. Per questi imprenditori, l'alleanza offre la possibilità di orientare le scelte su intelligenza artificiale, criptovalute e infrastrutture.
Ora però rimettere in discussione quell'alleanza significa intervenire su uno dei motori della crescita americana. Secondo il Tesoro, nei primi nove mesi del 2026 gli investimenti legati all'Ai hanno spiegato quasi il 30% della crescita del Pil. Il Fondo monetario internazionale stima che nel 2025 gli investimenti tecnologici associati all'Ai abbiano aggiunto mezzo punto percentuale alla crescita statunitense.
Lo scenario più plausibile non è dunque uno stop. Ma una corsa più lenta. E più costosa. I progetti già autorizzati o in costruzione dovrebbero in gran parte proseguire.
Ma le difficoltà riguarderebbero soprattutto i nuovi impianti, tra permessi più lunghi, opposizioni locali e richieste alle aziende di pagare le infrastrutture elettriche necessarie. Questo spiegherebbe anche perché tra le società tecnologiche ieri in borsa hanno guadagnato soprattutto Amazon, Microsoft e Meta. Sono quelle che i datacenter li hanno già fatti. Sono aziende che i data center li hanno già. E il loro valore è destinato ad aumentare.
Anche a Washington il cambiamento potrebbe passare prima dai controlli che dalle leggi. Gli analisti ritengono poco probabile una normativa capace di bloccare l'espansione dei data center. Mentre prevedono più indagini sul settore tecnologico.
Elon Musk si trasferisce in Texas
È questo il possibile nuovo equilibrio della politica tech americana: non rinunciare alla leadership nell'Ai, ma negoziarne le condizioni. Per i colossi significherebbe dover convincere non soltanto gli investitori, ma anche le comunità. E dimostrare che i benefici della corsa non saranno più privati. Ma di tutti. Una ribaltamento della prospettiva a cui Big tech ci ha abituati in questi ultimi dieci anni.
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