DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA…
PANERAI CARO, PANERAI TUTTO! – L’EDITORE DI “MILANO FINANZA” BOMBARDA CALTAGIRONE: “ECCO A COSA SERVE OGGI ‘’IL MESSAGGERO’’: A CONDIZIONARE O SOSTENERE IL MONDO, NON SOLO POLITICO, ROMANO E IN PARTICOLARE QUELLO DI DESTRA O CENTRO-DESTRA. LO DIMOSTRA IL FATTO CHE CON APPENA L’11% DI MPS, CALTAGIRONE È RIUSCITO IN UN DOPPIO RISULTATO: FAR PRIMA CONQUISTARE MEDIOBANCA DA MPS, GUIDATA DA LOVAGLIO, E POI RIUSCENDO A METTERE ALLA PORTA IL MANAGER LOVAGLIO CHE NON VOLEVA DIVENTARE IL SUO YES MAN - LA GIUSTIFICAZIONE RISIBILE È CHE LOVAGLIO È INDAGATO, UNITAMENTE A CALTAGIRONE E A MILLERI, PER IL REATO DI CONCERTO. SE IL REATO PUÒ ESSERE PROPRIO DI AZIONISTI, QUANTO FONDATA PUÒ ESSERE L’ACCUSA PER CHI DA TRE ANNI SI È BATTUTO CON OGNI FORZA PER SALVARE MPS?’’
Borsa Milano, oggi: tra le banche vendite su Mediobanca (-3,1%) e Mps (-1,6%), alla vigilia dei Cda per il concambio.
Paolo Panerai per “Milano Finanza” - ESTRATTI
Ecco a cosa serve oggi Il Messaggero: a condizionare o sostenere il mondo, non solo politico, romano e in particolare quello di destra o centro-destra. Quando lo gestiva Raul Gardini capo di Montedison, il quotidiano romano ossequiava il governo di Bettino Craxi che aveva nel suo gabinetto anche il Pli.
E quando, il 23 luglio 1993, Gardini si sparò, sopraffatto dalla sua megalomania e dall’inquinamento politico a suon di finanziamenti occulti, Cesare Geronzi, un uomo di rara professionalità e volto al bene, allora ceo di Banca di Roma, tentò, ma invano, di evitare che quel giornale passasse in altre mani ugualmente di parte.
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Per questo Geronzi, la cui banca aveva portato in borsa Class Editori, insieme alla Banca Rothschild, aveva pensato che noi potessimo diventare gli editori del principale quotidiano della capitale. Per questo si recò a parlarne con Enrico Cuccia che aveva lavorato, giovanissimo, al Messaggero e gli propose che Class Editori ne diventasse l’editore. (Panerai dimentica quanto Cuccia detestasse Geronzi…, ndr)
La risposta di Cuccia, mi perdonino i lettori se ripeto per l’ennesima volta questa storia, rispose: «Non se ne parla nemmeno, io ho cominciato a scrivere su Il Messaggero, mio padre Beniamino ne è stato consigliere d’amministrazione; il quotidiano della Capitale deve andare al più ricco di Roma»: cioè a Caltagirone. Amen!
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
Un potere che è servito anche per estromettere Lovaglio
Senza omettere, però, che quel giornale sia stato molto utile per estromettere da Mps un banchiere di rara capacità e onestà come Luigi Lovaglio, salvatore della banca senese.
Naturalmente, salvo reazioni nella prossima assemblea da parte di quel 60% di flottante che avendo investito nelle azioni Mps apprezza un banchiere di rara capacità e assoluta correttezza come appunto Lovaglio.
Premio Guido Carli Francesco Gaetano Caltagirone con la fidanzata Malvina
Su Il Messaggero l’ing. Francesco Gaetano Caltagirone ha costruito un potere fortissimo, che connesso alla sua indiscussa abilità, forte di un’ottima posizione finanziaria, ne fa essere di fatto il nuovo Re di Roma.
Lo dimostra anche il fatto che con appena l’11% di Mps, Caltagirone è riuscito in un doppio risultato: far prima conquistare Mediobanca da Mps, guidata da Lovaglio, e giustamente motivato in assoluto a salvare la banca, e poi, appunto, riuscendo a mettere alla porta il manager Lovaglio che non voleva diventare il suo yes man.
Come sono andate le cose
I lettori di MF-Milano Finanza conoscono bene come sono andare le cose, per le puntuali cronache e rivelazioni del vicedirettore Fabrizio Massaro e dei bravi giornalisti Luca Gualtieri ed Andrea Deugeni: in un teso consiglio d’amministrazione Lovaglio, poche settimane fa, era riuscito a far approvare il programma operativo presentato fin dall’inizio della scalata a Mediobanca e cioè che Mediobanca fosse delistata e sezionata, incorporando molte delle sue attività in Mps.
Lovaglio, Nagel, Caltagirone, Milleri
Aveva solo dovuto cedere al fatto che la partecipazione chiave del 13,2% di Generali posseduta da Mediobanca ed eterno sogno di Caltagirone, rimanesse nella scatola residua Mediobanca. Ma poiché la residua Mediobanca doveva e dovrebbe essere posseduta al 100% da Mps, di fatto Lovaglio avrebbe conservato pieni poteri sulla sua gestione.
L’unica rivincita possibile
Come dire che l’ingegner Caltagirone, che da anni mirava a essere il deus ex-machina di Generali, non avrebbe potuto mettere dito su quel pacco, se non con la presenza nel consiglio di Mps di suoi uomini (inclusi il suo bravo e serio figlio) visto che egli è provvidenzialmente fuori dal consiglio di Mps, vista la successiva indagine della magistratura.
Con la conferma del piano già approvato fin dal lancio dell’Opa su Mediobanca, il punteggio era diventato 3 a 0 a favore di Lovaglio. La rivincita poteva essere solo mettere fuori dal consiglio Lovaglio, ciò che è regolarmente avvenuto, anche perché il primo azionista di Mps, Delfin, con il 17,5%, per scelta del presidente Francesco Milleri ha nel cda della banca solo un consigliere, la signora Barbara Tadolini. Mentre ufficialmente o ufficiosamente l’ingegner Caltagirone poteva già contare su quattro consiglieri a lui vicini.
luciano fontana paolo panerai foto lapresse
Così quando nella sera di mercoledì 4 marzo, il consiglio ha votato sulla lista di 20 consiglieri che dovranno essere approvati poi dall’assemblea, il nome di Lovaglio (lo ripeto, grande risanatore della banca senese) non c’era.
La giustificazione risibile è che Lovaglio è indagato, unitamente all’ingegner Caltagirone e a Milleri, per il reato di concerto. Se il reato può essere proprio di azionisti, quanto fondata può essere l’accusa per chi da tre anni si è battuto con ogni forza per salvare Mps?
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E quindi non solo avrebbe più che meritato la riconferma, ma avrebbe dovuto essere solennemente premiato, a cominciare da Bankitalia, per aver riportato Mps al terzo posto fra le banche italiane. Invece, anche le autorità di controllo bancario, hanno fatto finta di niente lasciando di fatto la partita in mano a chi, come Caltagirone che, ugualmente indagato, per interposte persone quasi sicuramente porterà a casa il comando della terza banca italiana.
LUIGI LOVAGLIO MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Misteri della fede per chi ha solo un credo: comandare, comunque, passando sopra a tutto, appunto anche a chi ha impiegato ogni sua risorsa professionale per salvare la banca, in modo da giungere (Caltagirone) a comandare, pur avendo solo l’11% del capitale della banca.
Ha parlato solo la Borsa, in modo netto
Ha significati ben precisi che di fronte a questa situazione non si sia levato neppure una dichiarazione a favore del salvatore di Mps. Ha parlato solo la Borsa e in modo netto: in pochi giorni il titolo Mps, che da tempo saliva soltanto, è sceso del 7% circa.
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giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse
La partità non è ancora chiusa
Ma la partita non è chiusa. Non è chiusa perché, se è stata decisiva (sia pure come pretesto) la comunicazione giudiziaria per Lovaglio come amministratore, perché, in base ai principi della Bce, non dovrebbe essere decisivo che la banca di fatto si presenta come controllata da azionisti che sono indagati?
Si dirà, ma il maggior azionista, Francesco Milleri, si è sostanzialmente estraniato e ha finora nel consiglio in scadenza solo la Tadolini, la quale nella riunione decisiva per l’esclusione di Lovaglio non si è presentata; né a Milleri-Delfin vengono attribuiti candidati al cda fra quelli che saranno votati dall’assemblea.
Un distacco da Mps più chiaro di questo da parte di Milleri non potrebbe esserci. Lo ha assunto per dimostrare ai giudici che egli non partecipa al concerto che ha fatto scattare la comunicazione giudiziaria?
Possibile, ma è altrettanto possibile e più credibile che nel momento in cui ha capito che vento era stato mosso dall’ingegner Caltagirone verso Lovaglio, abbia voluto separarsi totalmente da chi ha fatto escludere Lovaglio, cioè colui, non va dimenticato, che ha risanato Mps e ha gestito con successo la conquista di Mediobanca.
sergio mattarella francesco gaetano caltagirone
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Lovaglio, che negli ultimi tre anni ha goduto della fiducia totale del ministro Giancarlo Giorgetti….non si è voluto esporre, perché sa che anche la sua parte politica è più che sensibile a quella forza mediatica che tiene sotto scacco tutta la Roma di destra e non solo. E non solo con Il Messaggero ma con tutta la catena di giornali che partendo dalla Puglia arrivano fino a Venezia con Il Gazzettino.
fabio corsico - francesco gaetano caltagirone
In realtà l’ingegner Caltagirone voleva arrivare fino a Trieste, patria delle Generali, con l’acquisto de Il Piccolo, che però il gruppo che ha acquistato i giornali veneti di Gedi non volle assolutamente cedergli e che subordinò l’acquisto della catena da John Elkann solo se avesse incluso anche il quotidiano di Trieste.
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L’ingegner Caltagirone, come sapete, ha tentato anche di influenzare la nostra informazione rastrellando in borsa circa l’8% di Class Editori. Con queste azioni ha presentato una sua lista di minoranza all’ultima assemblea del giugno scorso. Non ha vinto perché c’era una lista di minoranza con più voti della sua. Non contento si è rivolto alla magistratura con un 700, cioè con un provvedimento di urgenza. La sezione imprese del Tribunale di Milano ha respinto ogni sua richiesta.
Naturalmente di ciò siamo stati felici, ma lo saremo ancora di più se mai si stabilisse in Italia una legge che impedisce di usare i mezzi di informazione come strumenti di potere. Ma sappiamo benissimo che ciò non avverrà, perché l’integrazione fra potere politico e editoria non professionale ma strumentale è praticamente inseparabile.
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azzurra caltagirone urbano cairo antonio polito
francesco gaetano caltagirone dana ferrara (4)
paolo graldi francesco gaetano caltagirone
Fabio Corsico Franco Caltagirone matteo Piantedosi
Alberto Nagel Caltagirone
CALTAGIRONE NAGEL GALATERI
papa francesco bergoglio con francesco gaetano caltagirone nella sede del messaggero
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