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IL RISIKO BANCARIO SPACCA IL GOVERNO – ORA CHE L’ASSEMBLEA DI MPS HA BOCCIATO IL PIANO DELL’AD LOVAGLIO, DECRETANDO LA VITTORIA DI INTESA SANPAOLO, LA PARTITA SI SPOSTA DA SIENA A TRIESTE: PRENDENDOSI IL "MONTE", LA BANCA GUIDATA DA CARLO MESSINA SI PAPPERÀ ANCHE IL 13%,3 DI ASSICURAZIONI GENERALI IN PANCIA A MEDIOBANCA E ARRIVERÀ A DETENERE PIÙ DEL 16% DEL LEONE – “DOMANI”: “SU GENERALI L’ESECUTIVO HA DUE LINEE DI PENSIERO. C’È QUELLA DI GIORGETTI, PIÙ LIBERISTA, CHE VORREBBE DARE IL PRIMATO AL MERCATO E LASCIARE CHE A CONTROLLARE TRIESTE SIA IL VINCITORE NATURALE DELLA PARTITA, CIOÈ INTESA. E POI C’È QUELLA DI MELONI, PIÙ STATALISTA, CHE PREFERIREBBE UNA COABITAZIONE ALLA PARI CON UNICREDIT AL VERTICE DI GENERALI” – PRIMA CHE TUTTE LE CONSEGUENZE DELL’OPAS DI INTESA SI POSSANO REALIZZARE C’È DA ATTENDERE L’ANTITRUST…
Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per “Domani”
LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA
A Siena è finita come previsto. L’assemblea del Monte dei Paschi ha bocciato il piano del ceo Luigi Lovaglio decretando di fatto la vittoria di Intesa Sanpaolo. I tre azionisti principali di Mps – Delfin, Caltagirone ed Edizione – avevano già detto di voler votare contro, insieme ad alcuni fondi e alla banca centrale norvegese. La maggioranza degli soci alla fine si è accodata.
Lovaglio ne esce sconfitto, così come ammaccate risultano le ambizioni del governo che aveva puntato su di lui per creare un terzo polo bancario a trazione statale. Ma la partita, ormai, si gioca lontano da Siena.
GIORGIA MELONI - GIANCARLO GIORGETTI - CONFERENZA STAMPA MANOVRA - FOTO LAPRESSE
Attraverso Mediobanca, Mps possiede infatti il 13,3 per cento delle Assicurazioni Generali di Trieste. Se l’offerta di Intesa su Mps andrà in porto, la banca guidata da Carlo Messina arriverà a detenere più del 16 per cento del Leone, di gran lunga la quota maggiore di una delle più importanti società private italiane [...]
Delle varie conseguenze dell’assemblea di Siena, questa è quella a cui il governo è più attento in questi giorni. Chi segue la partita dal lato Mps dice che su Generali l’esecutivo ha due linee di pensiero. C’è quella di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, più liberista, che vorrebbe dare il primato al mercato e lasciare che a controllare Trieste sia il probabile vincitore naturale della partita, cioè Intesa.
MASSIMILIANO FEDRIGA - PHILIPPE DONNET - MATTEO SALVINI
E poi c’è quella di Giorgia Meloni, più statalista, che preferirebbe una coabitazione alla pari con Unicredit al vertice di Generali, per evitare di concentrare il rischio su una sola società. L’esecutivo è in teoria in tribuna a guardare la partita, dato che si tratta di aziende private e per di più quotate, ma lo Stato italiano un ruolo ce l’ha.
Prima che tutte le conseguenze dell’Opas di Intesa si possano realizzare c’è infatti da attendere l’Antitrust. [...] L’Autorità ha aperto un’istruttoria, i fronti aperti sono due. Il primo: le filiali. Messina ha già pensato a Unipol come compratore di circa metà dei 1.300 uffici in arrivo da Mps, facendo della coppia Bper-Unipol il secondo polo bancario assicurativo italiano. Bisognerà vedere se all’Authority basterà oppure no. Il secondo fronte, il più delicato, è proprio Generali.
luigi lovaglio - carlo messina
Intesa è un concorrente diretto del Leone nelle polizze vita e nel risparmio gestito. E un concorrente che siede nel consiglio di un altro concorrente è, per qualunque Antitrust, un problema da manuale.
La banca ha promesso barriere informative tra le due società e un rappresentante indipendente nel consiglio di Generali. Ha depositato anche uno studio economico secondo cui la concorrenza non ne soffrirebbe. «Non è un’operazione di potere», è stata la sintesi di Messina.
Il presidente dell’Antitrust, Saverio Valentino, ha detto però che la quota di Intesa deve restare un investimento puramente finanziario e ha auspicato rimedi strutturali rispetto a promesse di non interferenza. La paura di Intesa è dunque che l’Autorità la costringa a vendere una parte del suo 16 per cento.
Nel primo semestre 2026 Generali ha chiuso con 2,5 miliardi di utile netto. Solo in Italia ha un patrimonio immobiliare da oltre 12 miliardi, che rende circa 400 milioni l’anno di affitti. Soprattutto, ha in pancia circa 36 miliardi di Btp, secondo l’ultimo dato reso noto dalla compagnia: più o meno l’1 per cento dell’intero debito pubblico italiano.
È per questo che ogni cambio di equilibri a Trieste diventa una questione politica, perché le scelte di Generali possono avere conseguenze rilevanti sulle finanze pubbliche. Quando ad esempio nel 2025 il Leone aveva provato a mettere il suo risparmio gestito in una società comune con i francesi di Natixis, a Roma era scattato l’allarme.
[...] Al Pd piace la coabitazione In questo contesto potrebbe entrare in gioco Unicredit, che di Generali detiene già il 9 per cento. A giugno, ha scritto Il Sole 24 Ore, il ceo Andrea Orcel avrebbe proposto a Delfin di rilevare il suo 10 per cento pagando in azioni Unicredit. La holding dei Del Vecchio avrebbe detto no, preferendo i contanti.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Di sicuro a luglio Orcel ha detto che quello in Generali «è certamente ancora un investimento finanziario», e che avrebbe deciso in base allo scenario. Ora che la strada di Messina sembra spianata, lo scenario sta effettivamente cambiando. Con Intesa al 16 per cento e Unicredit al 9, le due banche avrebbero insieme un quarto del Leone, con pesi differenti, mentre Delfin, Caltagirone e Benetton conterebbero meno di oggi.
La coabitazione squilibrata delle due prime banche italiane dentro Generali, secondo quanto appreso da Domani, non sarebbe ben vista neanche dal Pd, più favorevole all’ipotesi di coabitazione che piace anche alla premier. In tutto questo Orcel che farà? La quota del 9 per cento dovrebbe comunque bastargli per uscirne soddisfatto.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Il numero uno di Unicredit potrebbe tenere la sua partecipazione sperando che l’Antitrust ridimensioni quella di Intesa, oppure potrebbe trasformarla in merce di scambio per puntare su altri obiettivi. Il risiko insomma potrebbe non finire con l’offerta di Intesa per Mps. Entro fine anno, se arriveranno le ultime autorizzazioni, Unicredit prenderà il controllo di Commerzbank con circa il 50 per cento dei voti.
La fusione vera è rinviata al 2029-2030, ma se tutto andrà in porto la banca milanese scalerà la classifica delle banche quotate diventando la seconda d’Europa dopo il Banco Santander. Lo stesso Orcel ha detto che ormai gioca «in una lega europea, non solo italiana».
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET
Bisognerà capire dunque se il ceo di Unicredit andrà verso un’alleanza con un altro gruppo europeo, per diventare ancora più internazionale, oppure punterà su acquisti in Italia, dove non restano però molte possibili prede contendibili. Di certo, dopo la mossa di Messina, ora la palla è nel suo campo.
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