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“SENZA LE CHAT SI RISCHIA DI DANNEGGIARE LE INDAGINI” – NELLA LETTERA INVIATA ALLA CAMERA PER CHIEDERE DI AVERE ACCESSO AI MESSAGGI TRA NOVE PARLAMENTARI E IL DG DEL TESORO MARCELLO SALA, I MAGISTRATI DI MILANO SPIEGANO PERCHÉ QUELLE CONVERSAZIONI SIANO ESSENZIALI: IN PARTICOLARE SERVE VERIFICARE SE I NOMI FATTI DA SALA (SALVINI, GIORGETTI, RIXI, FRENI, LEO, FAZZOLARI, ROMEO, CENTEMERO E MISIANI) CORRISPONDANO. INOLTRE, NEGARE L’ACCESSO “POTREBBE TRADURSI IN UNA COMPROMISSIONE INGIUSTIFICATA DELLA RISPOSTA PENALE ALLA COMMISSIONE DEI REATI” SUL CONCERTO NELL’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA, “UNA DELLE PRINCIPALI OPERAZIONI DI AGGREGAZIONE BANCARIA CON RIFLESSI SULL’INTERO EQUILIBIRIO DEL CAPITALISMO ITALIANO” – LA CHAT CON CROSETTO (IN CUI NON SI PARLAVA DI MPS)

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Estratto dell’articolo di Giacomo Salvini per "il Fatto quotidiano”

 

marcello sala

La procura di Milano che indaga sulla scalata di Monte dei Paschi a Mediobanca vuole leggere le chat tra 9 parlamentari e l’ex direttore generale del Tesoro Marcello Sala perché è necessario verificare se i nomi degli eletti corrispondano a quelli reali altrimenti si rischia di danneggiare le indagini e perché si tratta di una delle “principali operazioni di aggregazione bancaria con riflessi sull’intero equilibrio del capitalismo finanziario italiano”.

 

È questo il senso della lettera di 4 pagine che i magistrati di Milano mercoledì sera hanno inviato alla Giunta per le autorizzazioni della Camera per chiedere di avere accesso alle chat tra i parlamentari e Sala. I 9 eletti e l’ex dg non sono indagati.

 

marcello viola foto lapresse

La lettera con 31 pagine di allegato di scambi tra la procura e la Guardia di Finanza – di cui Il Fatto è venuto a conoscenza – è stata inviata per rispondere alle richieste di chiarimento della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio del 15 giugno scorso.

 

Il 29 aprile, il procuratore di Milano Marcello Viola aveva chiesto alle giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato di poter visionare le chat di Sala (non indagato) che aveva affermato di avere sul telefono comunicazioni (chat e email) con nove parlamentari, tra cui i ministri Salvini e Giorgetti, i sottosegretari Edoardo Rixi, Federico Freni, Maurizio Leo, Giovanbattista Fazzolari e i parlamentari Massimiliano Romeo, Giulio Centemero e Antonio Misiani.

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Secondo tre fonti, nella lettera inviata mercoledì non si cita il deputato Alberto Bagnai (presente nella precedente richiesta) ma il ministro della Difesa Guido Crosetto, che non è eletto ma per cui servirebbe comunque l’autorizzazione parlamentare essendo ministro.

 

In particolare, in seguito all’estrazione dei dati dal telefono, sarebbe stato proprio Sala (che è stato anche nel cda di Leonardo) a dire agli investigatori di avere conversazioni con i 9 parlamentari e Crosetto. Ma per il ministro della Difesa non viene chiesta l’autorizzazione perché, nella ricerca per parole chiave, non risultano conversazioni rilevanti.

 

Giancarlo Giorgetti Guido Crosetto

Contattato dal Fatto, Crosetto dice: “Essendo ministro, mi sembra normale parlare col direttore generale del Tesoro: ma non ci ho mai parlato di Mps”.

 

A giugno, la Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva scritto alla Procura chiedendo chiarimenti sulla richiesta. E i magistrati di Milano hanno risposto. In primo luogo spiegano che è necessario avere accesso alle chat per capire se effettivamente le persone con cui parlava Sala sono i ministri e i parlamentari da lui citati.

 

GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Il riscontro […]  è necessario perché per astratto “qualsiasi soggetto cui fosse sequestrato un device potrebbe dichiarare anche falsamente che nello stesso sono presenti comunicazioni tra parlamentari, previa memorizzazione in rubrica delle utenze e di eventuali correi con cognomi di parlamentari”.

 

E dunque, continuano i pm di Milano, se l’autorizzazione all’accesso e al riscontro fosse negata “ciò potrebbe tradursi in una compromissione ingiustificata dell’efficacia delle indagini e dunque della risposta penale alla commissione dei reati”.

In particolare, i magistrati non possono accertare la titolarità dei numeri di telefono forniti da Sala perché la mera intestazione della scheda telefonica non fornisce “alcuna certezza” sull’identità di chi la usa.

 

roberto pellicano pierantonio zanettin marcello viola commissione banche al senato foto lapresse

Nella documentazione depositata gli investigatori spiegano che le chat sono necessarie per l’importanza dell’ipotesi investigativa in quanto si tratta “di una delle principali operazioni di aggregazione bancaria con riflessi sull’intero equilibrio del capitalismo finanziario italiano”.

 

Il fumus persecutionis che potrebbe portare i componenti della Giunta a negare l’autorizzazione, inoltre, non ci sarebbe per i pm in quanto nelle indagini svolte finora (quindi senza le chat) non sono emersi reati nei confronti di parlamentari e ministri.

 

A settembre la Giunta si esprimerà come per Delmastro. La destra fa già sapere che nella lettera dei magistrati ci sono alcune “anomalie”, dice una fonte di maggioranza: non ci sarebbe una vera “motivazione” e ci sarebbero “errori” avendo riversato il contenuto in hard disk, prima di chiedere l’autorizzazione. Richiesta respinta.