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LA SINISTRA AMERICANA RIPARTA DAI BANCHIERI – JAMIE DIMON, IL GRAN CAPO DI JP MORGAN A CUI TRUMP HA FATTO CAUSA, È DIVENTATO UNO DEI NEMICI PIÙ ACERRIMI DEL TYCOON – NONOSTANTE ALCUNI ABBOCCAMENTI IN PASSATO (TRUMP LO VOLEVA MINISTRO DEL TESORO E POI PRESIDENTE DELLA FED), È UNO DEI POCHI CHE HA LE PALLE DI AFFRONTARE A MUSO DURO IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO. E QUELLO S’È VENDICATO CHIEDENDOGLI, A SCOPPIO RITARDATO, 5 MILIARDI DI RISARCIMENTO..

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Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

JAMIE DIMON - DONALD TRUMP

[...] La richiesta di un indennizzo di 5 miliardi di dollari alla JP Morgan Chase, accusata di «debanking politico» [...]  potrebbe essere catalogato come l’ennesimo comportamento compulsivo di un personaggio abituato da sempre a trascinare i suoi nemici in tribunale.

 

Stavolta, però, The Donald [...] E se la prende personalmente con Jamie Dimon, il più potente e longevo banchiere d’America, da vent’anni alla guida del maggiore istituto degli Stati Uniti. Dimon è un tipo tosto: banchiere importante già più di 30 anni fa, si fece licenziare per il rifiuto di assumere la figlia del capo.

 

Disoccupato per 18 mesi, prese lezioni di pugilato mentre fondava la sua banca. La fece crescere, la vendette alla Chase, e poi fu chiamato a guidare tutto il gruppo bancario.

Con Trump i rapporti sono stati a dir poco altalenanti: non ha mai cercato la sua benevolenza e già nel primo mandato il presidente, pur non rinunciando a battute taglienti, ha evitato di prenderlo di petto.

 

jamie dimon al world economic forum di davos 2026 1

Non lo ha fatto nemmeno quando nel 2018, attaccato dalla Casa Bianca, Dimon replicò: «Può prendermi a pugni quanto vuole, con me non funziona: replico colpo su colpo». E quando iniziò la corsa repubblicana per le presidenziali 2024, il banchiere puntò su Nikki Haley.

 

Il mondo economico e finanziario rimase, quindi, senza fiato quando poco dopo, al summit di Davos di due anni fa, Dimon disse cose che suonarono come una piena riabilitazione di Trump: da presidente «ha avuto ragione sulla Nato, sull’immigrazione, ha gestito l’economia piuttosto bene, ha fatto una riforma fiscale che funziona, ha avuto ragione anche sulla Cina».

 

JAMIE DIMON

Con chi lo criticò per quella svolta, lui che era considerato un democratico moderato o un bipartisan, tagliò corto: preparo la banca a tutte le evenienze. Trump apprezzò, tanto da dire in un’intervista di considerare anche lui per il ministero del Tesoro. E quando il presidente è tornato all’attacco del capo della Federal Reserve, Jerome Powell, per un po’, secondo il Wall Street Journal , ha pensato di sostituirlo proprio con Dimon.

 

Che però, pur deciso a evitare scontri aperti col presidente, non si è imposto un silenzio totale e impaurito, come gli altri capi delle grandi corporation. E così, dapprima ha difeso Powell dagli attacchi di Trump («danneggiare l’autonomia della Federal Reserve non è una buona idea: verrà il timore di nuova inflazione e alla lunga crescerà il costo del denaro»).

 

melania e donald trump all arrivo a sigonella

Poi si è opposto alla volontà di Trump di mettere un tetto al 10% per gli interessi sul denaro preso in prestito con le carte di credito («sarebbe un disastro economico, l’80% degli americani rischia di perdere l’accesso a questo canale finanziario»). E questa settimana a Davos, [...]  ha criticato quello che gli agenti dell’ICE stanno facendo a Minneapolis, pur apprezzando la linea di Trump sugli immigrati. Poi si è detto un grande sostenitore della Nato, di un’Unione europea forte e della globalizzazione: una parola bandita dal lessico di Trump.

 

E alla direttrice dell’ Economist che cercava di fargli dire che gli imprenditori Usa tacciono per paura del presidente, ha replicato, laconico: «Mi pare chiaro».

 

Tanto è bastato per scatenare l’ennesima vendetta di Trump. Vendetta anomala (denuncia una banca avendo potere tanto sugli organi che regolamentano e sorvegliano il credito quanto sul ministero della Giustizia) e a scoppio ritardato: accusa la Chase di averlo danneggiato 5 anni dopo. [...]

(1988) il giovane trump prorietario del plaza prima della bancarottajamie dimon intervistato dal financial times