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TRUMP CON IL GREGGIO ALLA GOLA! – DOPO I NUOVI BOMBARDAMENTI TRA USA E IRAN, IL PREZZO DEL PETROLIO È SCHIZZATO IN ALTO, OLTRE I 91 DOLLARI AL BARILE – IL SEGRETARIO AL TESORO USA, SCOTT BESSENT, SI PRESENTA AL G20 NELLA SITUAZIONE PEGGIORE, MENTRE PROCLAMA: “LA CRESCITA PRIMA DI TUTTO” – SECONDO UN SONDAGGIO GALLUPP, PER IL 77% DEGLI ELETTORI AMERICANI “THE DONALD” È IL PRINCIPALE RESPONSABILE DEI RINCARI ALLE POMPE DI BENZINA. UN PESSIMO DATO PER IL TYCOON MENTRE SI AVVICINANO LE ELEZIONI DI MIDTERM…

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1. WALL STREET: APRE IN CALO (S&P -0,7%), PESA BALZO RENDIMENTI BOND

stretto di hormuz - petrolio e gas

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - New York, 1 set - Apertura in calo a Wall Street, a causa dei timori sull'inflazione e dell'aumento dei prezzi del petrolio, che hanno spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari negli Stati Uniti e a livello globale, alimentando le preoccupazioni su un possibile inasprimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve nel corso del mese.

 

In avvio, il Dow Jones cede 358,38 punti (-0,67%), lo S&P 500 perde 57,04 punti (-0,74%), il Nasdaq scende di 352,54 punti (-1,34%). Il petrolio Wti al Nymex guadagna il 2,94% a 88,28 dollari al barile.

 

2. IL PETROLIO SI RIMETTE A CORRERE E PER TRUMP SONO GUAI SERI

Estratto dell’articolo di Luigi Pandolfi per “il manifesto”

 

donald trump - crisi energetica e petrolio - illustrazione di andrea calogero

Iran e Usa tornano a bombardarsi - raid di Washington sull’isola di Larak, missili di Teheran su basi in Giordania ed Emirati - e le conseguenze economiche si vedono all'istante sui prezzi del petrolio. Guerra, derivati, profitti delle Big Oil, tasche dei cittadini alleggerite.

 

 

Ieri, il Brent ha superato i 91 dollari al barile, mentre il Wti si è attestato sopra gli 86. Al centro della nuova fiammata sempre lui, lo Stretto di Hormuz, per il quale, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali (20-21 milioni di barili al giorno). Ora il transito si è ridotto a 6-8 milioni di barili. Un problema, certo, ma non è ancora emergenza. […]

 

produzione di petrolio in iran

[…]  Negli Stati Uniti la benzina regular ha superato già da mesi i 4 dollari al gallone, con una media rilevata dall’American Automobile Association di 4,091 dollari (5,69 dollari in California). Ieri un altro +3%. Da quando c’è The Donald, il prezzo è salito di circa 89 centesimi, il 28,7%. Per un pieno da 15 galloni, la spesa è passata dai 46,64 dollari a oltre 61. […]

 

Ma torniamo negli Usa. Gli States producono ormai petrolio a livelli record: l’agenzia statistica federale Eia (Energy Information Administration) prevede una media di 13,8 milioni di barili al giorno nel 2026, in attesa del bottino coloniale venezuelano (65 miliardi di barili, secondo la Casa Bianca).

 

prezzo del petrolio e inflazione

Allora perché la benzina costa così tanto? Intanto perché il petrolio non ha un prezzo nazionale, ma risente delle quotazioni internazionali e della speculazione. Ma soprattutto perché produrre petrolio non significa automaticamente produrre benzina: il greggio deve essere estratto, trasportato, raffinato e distribuito. E negli Stati Uniti l’intera filiera è in mano alle multinazionali, non allo Stato. Per di più, una parte dello shale leggero americano viene esportata, mentre le raffinerie della Costa del Golfo importano greggi più pesanti, soprattutto dal Canada.

 

[…]

 

SCOTT BESSENT - G20 DI ASHEVILLE

Lo stesso Trump continua, nondimeno, a chiedere carburanti più economici mentre minaccia e lancia nuove operazioni militari contro l’Iran. Dopo i raid, ieri ha di nuovo rilanciato: «Li colpiremo duramente». Smentendo con i fatti e con le parole la strategia che lui e Rubio avevano annunciato solo qualche settimana fa, quella della «Operation Economic Outcast», sanzioni draconiane per isolare Teheran dal resto del mondo: doveva essere»il D-day denne sanzioni», è un evidente fallimento.

 

Ma è proprio l’escalation a far lievitare i prezzi. Contraddizione o strategia per alimentare la volatilità sui mercati? Per il 77% degli elettori americani, una cosa è certa: Trump è in gran parte responsabile dei rincari. Lo pensa persino il 55% dei Repubblicani, secondo Gallup, mentre si avvicinano le elezioni di midterm. […]

 

3. ESCALATION NEL GOLFO, GREGGIO SOPRA 90 DOLLARI BESSENT: "PIÙ CRESCITA CONTRO L’INFLAZIONE"

Estratto dell’articolo di Francesco Semprini per “La Stampa”

 

scott bessent e donald trump

«La crescita prima di tutto». È il mantra con cui Scott Bessent si presenta al G20 finanziario di Asheville, in Carolina del Nord, dove ministri economici e governatori delle banche centrali dei potenti della Terra, assieme a un certo numero di Paesi emergenti, si confrontano sui nodi della congiuntura globale.

 

Una crescita più forte, sostiene il segretario al Tesoro americano, è la strada per contenere il debito degli Stati Uniti, arrivato a 40 mila miliardi di dollari. La formula ha una valenza erga omnes, con tutte le differenze del caso, anche per l'Italia, rappresentata dal ministro Giancarlo Giorgetti.

 

SCOTT BESSENT - G20 DI ASHEVILLE

Il vertice si apre con il petrolio in rialzo dopo la ripresa delle ostilità a Hormuz tra Stati Uniti e Iran. Il Wti guadagna il 2,6% a 85,6 dollari al barile, il Brent il 2,5% e supera i 90,2 dollari. L'energia torna così a pesare sull'inflazione, già superiore all'obiettivo della Federal Reserve.

 

[…]

 

L'inflazione rimane al centro del dibattito, così come nel recente simposio di Jackson Hole. Il presidente della Fed Kevin Warsh, anche lui presente ad Asheville, ha ribadito che l'obiettivo del 2% resta «fermo e fisso». A luglio il Pce (prezzi delle spese per consumi personali), l'indicatore seguito dalla banca centrale, è salito al 3,7%, mentre il Cpi (indice dei prezzi al consumo) si è attestato al 3,4%.

 

scott bessent donald trump

La politica monetaria resta quindi legata all'evoluzione dei prezzi e ai nuovi dati: questo potrebbe significare una nuova stretta annunciata nel corso della riunione del Fomc di settembre. Sul tavolo del G20 c'è poi l'Iran. Bessent ringrazia l'Europa per il «forte sostegno» alle misure economiche chieste da Washington contro Teheran.

 

[…]

 

A margine dei lavori Bessent ha incontrato anche il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, alla prima partecipazione di un emissario del Cremlino alle riunioni del G20 dall'inizio della guerra in Ucraina. Secondo fonti Usa, nel bilaterale si è discusso del "piano di pace" per il conflitto russo-ucraino messo a punto da Trump.

 

STRETTO DI HORMUZ

Il presidente Usa cerca in Mosca una sponda anche sul dossier Hormuz visti gli ottimi rapporti tra Russia e Iran. Il ritorno della Russia nel formato G20 ha sollevato le proteste dei funzionari europei. Il vicecancelliere tedesco, e alcuni suoi omologhi del Vecchio continente avrebbero minacciato di boicottare la tradizionale foto di gruppo dei ministri se Siluanov fosse stato incluso.

 

La Cina resta però il principale dossier commerciale. Bessent definisce «insostenibile per il mondo» il surplus di Pechino, vicino ai 1.200 miliardi di dollari, e chiede ai partner del G20 di riesaminare le proprie condizioni commerciali con la Cina.

 

DONALD TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA DI FABIO MAGNASCIUTTI PER DOMANI

Washington punta a una dichiarazione comune sulla riduzione degli squilibri commerciali e delle partite correnti. Per il Tesoro Usa il problema è la dipendenza cinese dalle esportazioni, sostenuta dai sussidi industriali, mentre la domanda interna resta debole. Pechino respinge l'impostazione americana. «La Cina non persegue deliberatamente un surplus commerciale e si oppone a qualsiasi forma di misura tariffaria unilaterale», replica il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun. […]