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    C’AVETE ACCISE! - PRESTO, FATE SCORTE DI CIBO: DA LUNEDÌ LE SOCIETÀ DI AUTOTRASPORTO SOSPENDERANNO TUTTI I LORO SERVIZI, CON INEVITABILI RIPERCUSSIONI SUI RIFORNIMENTI DI SUPERMERCATI E IL COMPARTO DELLA LOGISTICA - LA BENZINA ORMAI È SOPRA I 2,1 EURO AL LITRO, ED È TUTTA COLPA DELLE TASSE, CHE PESANO PER PIÙ DELLA METÀ DEL PREZZO TOTALE. IL COSTO DI PRODUZIONE È 87 CENTESIMI…


     
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    MEME SULLA BENZINA MEME SULLA BENZINA

    1 - CARO CARBURANTE, BLOCCO NAZIONALE DEI TIR DA LUNEDÌ: SCATTA LA PROTESTA A OLTRANZA DEI CAMIONISTI

    Da www.open.online

     

    «Causa di forza maggiore». Da leggersi anche come: «Costo del carburante insostenibile». Per questa ragione, a partire da lunedì 14 marzo, le società di autotrasporto sospenderanno a livello nazionale tutti i loro servizi, con inevitabili ripercussioni sui rifornimenti di supermercati e tutto il comparto della logistica nazionale.

     

    A prendere l’iniziativa è Trasportounito secondo cui non si tratta nello specifico né di uno sciopero né di una rivendicazione particolare, bensì di un’iniziativa finalizzata a coordinare le manifestazioni sullo stato di «estrema necessità del settore».

     

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    «La sospensione dei servizi si è resa inevitabile – si legge in una lettera inviata da Trasportounito a Palazzo Chigi, al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e al presidente della Commissione di Garanzia in scioperi – anche per tutelare le imprese e impedire che le esasperate condizioni di mercato, determinate dal rincaro record dei carburanti, si traducano in vantaggi per altri soggetti del settore trasporti, ovvero in addebiti per obblighi contrattuali che le imprese della filiera logistica non sono più in grado di garantire».

     

    Situazione diversa in Sardegna dove invece 450 autotrasportatori senza sigle sindacali sono pronti a scioperare e protestare. Tra le iniziative che intendono mettere in campo, quella di parcheggiare i loro tir, camion e furgoni davanti ai porti e alle zone industriali per creare barriere e disagi e portare la loro protesta contro il caro carburante all’attenzione dei media.

     

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    Saranno coinvolti anche gli scali di Cagliari, Olbia, Oristano e Porto Torres. L’appuntamento è sempre per lunedì e, stando alle informazioni che circolano, si comincerà all’alba. «Andremo avanti a oltranza», ha detto Gabriele Frongia, uno tra gli autotrasportatori che hanno organizzato la mobilitazione. I promotori hanno comunque assicurato che sarà una protesta pacifica.

     

    2 - IL RECORD DEI CARBURANTI SCONTA ACCISE AL 55%, PRODURRE BENZINA COSTA SOLO 87 CENTESIMI

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    Jacopo Giliberto per “il Sole 24 Ore”

     

    È vero, noi consumatori del 2022 paghiamo ancora oggi a un Fisco patafisico la guerra d’Abissinia, ma prima di tutto viene il rigore dei dati numerici.

     

    La rilevazione settimanale del ministero della Transizione dice che lunedì 7 marzo la benzina costava in media 1,95 euro al litro di cui 1,08 euro di penalizzazione fiscale e 87 centesimi di prezzo industriale. Il gasolio 1,82 al litro di cui 94 centesimi di disincentivo fiscale e 88 centesimi di prezzo industriale.

     

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    Sì, sono le tasse più alte a rendere la benzina più cara del gasolio, il quale in realtà ha un prezzo di mercato più salato della verde. E tolte le tasse il costo dei carburanti italiani è più basso della media europea. In termini percentuali, la penalizzazione del Fisco sui carburanti è il 55% del costo finale della benzina e il 51% del prezzo totale del gasolio.

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    Per gli adoratori del dettaglio, alla rilevazione di lunedì 7 marzo sulla benzina l’accisa è pari a 72,8 centesimi e l’Iva 35,2 centesimi. Per il diesel, 61,7 di accisa e 32,9 di Iva al 22%.

     

    La guerra d’Abissinia

    Come in una diafania, gli 1,08 euro di peso fiscale sulla benzina sono formati di decine di aumenti con cui, dalle prime automobili che sbuffavano a fianco delle case cantoniere fino alle moderne auto Euro6, lo Stato italiano ha finanziato ogni sua impresa e ogni momento di difficoltà.

     

    camionisti. camionisti.

    Era il 1935 quando (si perdoni la grandinata di lettere maiuscole) Sua Eccellenza il Capo del Governo Cavalier Benito Mussolini decise di usare le accise sulla benzina per dare soldi alla guerra d’Abissinia e creare il suo effimero impero. Aggiunse un’accisa salatissima di ben 1 lira e 90 centesimi, pari a un rincaro improvviso di ben 2,19 euro di oggi.

     

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    Ma le auto erano pochissime, avevano ruote a raggi, i bambini e i cani rincorrevano le automobili sulla strada e chi poteva permettersi il lusso estremo di una vettura poteva concedersi anche un rincaro così scottante.

     

    Dall’una tantum all’una semper

    Nel Paese con il fisco più fantasioso e affamato del mondo le tasse sui carburanti sono stati lo strumento più ricorrente per fare fronte a situazioni di emergenza.

     

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    I decreti di rincaro fiscale non hanno mai espresso in modo chiaro i motivi e la durata delle nuove accise così, a emergenza finita, i Governi con elegante distrazione si sono sempre scordati di togliere la tassa di scopo. A parole erano “una tantum”, nei fatti restavano “una semper”.

     

    La terribile guerra in Bosnia (23,11 lire al litro) fu l’unico caso trasparente di finalità con data di scadenza (fino al 31 dicembre 1996), però pochi giorni prima della scadenza la solita elegante distrazione rese stabile per sempre il rincaro fiscale.

     

    Suez, il Belice e gli altri

    Oltre alla guerra d’Abissinia, le accise furono aumentate per pagare i danni e le ricostruzioni delle grandi tragedie del Vaiont (10 lire, ottobre ’63) e dell’Irpinia (’80 con 75 lire di aumento) e gli interventi umanitari in Libano (205 lire nel 1983, divise in due comode rate).

     

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    E poi altre 14 lire per affrontare la crisi internazionale del canale di Suez del 1956; altre 9,6 lire (Ige esclusa) per i danni dell’alluvione di Venezia e Firenze del 4 novembre 1966; ancora 10,07 lire per il terremoto del Belice del ’68; altre 99,8 lire per il terremoto del Friuli del maggio ’76.

     

    E a ogni rifornimento insieme con l’automobile camminano i fantasmi della marcia senza tempo del Regio Esercito verso Addis Abeba

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