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    AMARO CARIGE – IL PRESIDENTE DEL FONDO INTERBANCARIO SALVATORE MACCARONE RASSICURA DOPO LE INDISCREZIONI DI “REUTERS” RILANCIATE DA DAGOSPIA: “PARLARE DI LIQUIDAZIONE OGGI È UN NONSENSE, CI SONO ALTRI COMMENSALI AL TAVOLO” – MA SE I MALACALZA SI METTONO DI TRAVERSO SALTA TUTTO – L’INTERVENTO DELLA LEGA E L’EDITORIALE DELL’EX BRACCIO DESTRO DI ANTONIO FAZIO ANGELO DE MATTIA SU “MF”


     
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    1 – CARIGE AMARO – LA BOMBA DI “REUTERS”: LE AUTORITÀ DI VIGILANZA BANCARIA EUROPEE VOGLIONO CHIUDERE CARIGE SE NON SI TROVA UN ACQUIRENTE – LA LIQUIDAZIONE È L’UNICA OPZIONE QUALORA NON SI MATERIALIZZI NESSUN SALVATORE PLAUSIBILE: BLACKROCK HA GIÀ DETTO BYE BYE E SEMBRA INEVITABILE UN AIUTO DI STATO COME PER MPS, CHE FAREBBE PARTIRE UN’EPIDEMIA DI ORTICARIA A FRANCOFORTE

     

    https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/carige-amaro-ndash-bomba-ldquo-reuters-rdquo-autorita-204020.htm

     

    salvatore maccarone 3 salvatore maccarone 3

    2 – CARIGE, IL FONDO RASSICURA: «CI SONO ALTRI PRETENDENTI»

    Camilla Conti per “il Giornale”

     

    A Genova aumenta la confusione e diminuiscono le certezze. Riassunto delle ultime puntate sul salvataggio di Carige: la Bce va in pressing per trovare una soluzione privata e qualcuno a Francoforte (con un occhio alla partita aperta sul successore di Mario Draghi) agita il fantasma della liquidazione ordinata, il Fondo interbancario rassicura che un cavaliere bianco verrà trovato e la Lega cavalca il salvataggio di Stato a fini elettorali.

     

    carige carige

    Ad agitare nuovamente le acque dopo il dietrofront di Blackrock ci hanno pensato quattro fonti anonime che mercoledì hanno detto all' agenzia Reuters che la Vigilanza è pronta a staccare la spina all' istituto ligure se i commissari straordinari non trovano un fondo o una banca disposta a garantire un futuro a Carige escludendo, così, l' ipotesi di un salvataggio pubblico basato sullo schema Mps.

     

    vittorio malacalza vittorio malacalza

    «Parlare oggi di liquidazione è un nonsense, ed è anche deplorevole che si dicano delle cose che possono avere degli effetti pesanti su banche in condizioni potenzialmente delicate», ha replicato ieri il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone. Smentendo le voci raccolte da Reuters e definite «solo speculazioni» dalla stessa Bce. Maccarone assicura che «ci sono altri commensali al tavolo» e ricorda che il partner avrebbe dovuto essere Blackrock ma «a un certo punto c' è stata una certa turbolenza sul piano sindacale e potrebbe essere questo che può avere indotto» il colosso Usa a sfilarsi.

     

    vittorio malacalza vittorio malacalza

    Quanto ai Malacalza, «se loro non votano l' operazione non si fa, dato che per fare un aumento di capitale ci vuole un' assemblea che lo deliberi». Sul destino della banca ligure ha intanto messo il cappello la Lega che si dichiara pronta a intervenire con soldi pubblici, ha detto il vicepremier Matteo Salvini in un' intervista al quotidiano di Genova, Il Secolo XIX.

     

    «Certamente come Lega siamo pronti ad un intervento pubblico, qualora in tempi brevi non si dovessero affacciare nuovi, veri, affidabili capitali privati», ha detto il leader della Lega che ha presentato un emendamento al Decreto Crescita in sede di commissione Bilancio e Finanze.

     

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    La proposta, firmata dal deputato del Carroccio, Alberto Gusmeroli, prevede un bonus fiscale da circa 700 milioni calcolando subito in bilancio le Dta, le perdite pregresse, senza spalmarle in dieci anni. Ma solo se si trovasse una banca piccola con cui impostare la fusione e se gli attivi combinati delle due «promesse spose» non superassero i 30 miliardi. Salvini agita gli elettori sugli spalti ma il pallone, nel campo di Genova, è in mano ai commissari e a Bankitalia. E se non verrà trovato l'«attaccante» italiano o straniero capace di riportare Carige in zona salvezza, gli arbitri europei potrebbero fischiare la fine della partita.

     

    3 – IRRESPONSABILI LE VOCI SULLA LIQUIDAZIONE DELL' ISTITUTO GENOVESE

    Angelo De Mattia per “MF”

     

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    Di molte cose ci sarebbe bisogno per mettere su un giusto binario il caso Carige, meno che di dichiarazioni a un' agenzia di stampa di esponenti della Vigilanza unica rese coprendosi con l' anonimato e prospettando come ravvicinata l' ipotesi della liquidazione, anche se poi sono state ufficialmente smentite. Siamo nel campo dell' inconsapevolezza dei danni che possono conseguire a simili dichiarazioni.

     

    La stigmatizzazione vale anche per l' eventualità che qualcuno abbia fatto trapelare l' ipotesi della liquidazione per indurre ad accelerare una diversa soluzione, agendo da apprendista stregone. Un organo di controllo non può permettersi tatticismi. E ciò capita mentre indisturbati, quasi si svolgessero in un ambito di extraterritorialità, si sviluppano trattative preliminari per il salvataggio di banche tedesche - si veda il caso della Landesbank NordLB - nelle quali è impegnato l' intervento pubblico.

     

    Abbiamo già detto in passato che uno dei maggiori problemi emersi nell' agire della Vigilanza della Bce è l' inadeguatezza della comunicazione. Ma fa ancora più danni questo modo opaco di spifferare giudizi. Il presidente del Supervisory Board, Andrea Enria, a questo settore della comunicazione istituzionale farà bene a dedicare grandi attenzione e risorse.

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    Quanto al merito della vicenda del salvataggio di Carige, non si capisce perché, se si ipotizza che in caso di liquidazione ordinata vi sarebbe anche un sostegno pubblico, quest' ultimo non possa essere effettuato con l' operazione di ricapitalizzazione precauzionale, che comunque mantiene in vita l' istituto. Certamente i presupposti per tale opzione sono rigorosi, a cominciare dalla ricorrenza di interessi nazionali alla base dell' intervento pubblico, ma anche per questa ragione una tale ipotesi è da vedere come «extrema ratio», purtuttavia di gran lunga preferibile all' estinzione di una storica banca che si avrebbe con la liquidazione, anche ordinata.

     

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    Quest' ultima sì, a differenza di quanto ricavato dalle voci coperte della Vigilanza ascoltate a Francoforte, dovrebbe essere un' eventualità da neppure considerare, anche perché il solo evidenziarla può stuzzicare l' interesse di intermediari che si pongano in lizza per dividersi le spoglie dell' istituto. Ora, secondo le cronache, si starebbe lavorando alla riduzione del fabbisogno stimato di capitale, portandolo intorno ai 600 milioni, in modo da rendere meno difficile la partecipazione alla ricapitalizzazione da parte di fondi di private equity con cui sarebbero in corso interlocuzioni.

     

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    Viene poi presentata da alcuni la proposta di emendamento decreto Crescita per l' utilizzo immediato della Dta, le attività per imposte anticipate, al fine di rafforzare il patrimonio delle banche interessate a processi di aggregazione, come una misura pro-Carige, quando, in effetti, la previsione è stata mossa soprattutto dall' intento di favorire aggregazioni tra le popolari e in particolare tra quelle del Mezzogiorno. Le cautele adottate nella confezione dell' emendamento per prevenire contestazioni sul piano del divieto di aiuti di Stato dovrebbero consentirne un esame favorevole ad opera della Commissione Ue.

     

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    Per la banca ligure in ogni caso è ora di intensificare gli sforzi per una soluzione privata, a patto che l' esigenza di conseguire l' apporto di nuovi azionisti non conduca a concessioni che non si concilino con le esigenze di stabilità aziendale, quale quella, presunta, relativa a una più agevole exit way dal capitale. In presenza di una prassi seguita dai fondi di per sé non orientata all' investimento di lungo termine, un' eventuale ulteriore facilitazione della temporaneità della partecipazione potrebbe portare a riproporre a breve scadenza il problema della completezza dell' azionariato di Carige.

     

    MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINO MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINO

    In ogni caso, c' è mai come ora un bisogno di chiarezza, a cominciare dalla posizione che intendano assumere i Malacalza. Altrettanta chiarezza è giusto richiedere al sistema bancario, pur nella consapevolezza degli sforzi sinora compiuti. Atteggiamenti che facciano leva sul calcolo delle probabilità, magari sul dilemma del prigioniero, per decidere conseguentemente sul «che fare» non dovrebbero essere ammessi, così come sarebbero insostenibili ipotesi di soluzioni che si traducessero in misure traumatiche per il personale dell' istituto genovese. È da sperare che la prossima settimana non passi senza che, anche con il coinvolgimento di tutti coloro, soggetti pubblici e privati, che possono concorrere a un esito favorevole di questa grave vicenda, si arrivi a una proposta adeguata sul piano dell' azionariato, del capitale, del futuro piano strategico e industriale. La Vigilanza unica dovrebbe mostrare un grande impegno a tal fine e non essere citata per sconsiderate fuoriuscite di voci.

     

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