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    LA LOTTA PER L'EREDITA' DISTRUGGE LE MIGLIORI FAMIGLIE. FIGURIAMOCI LE ALTRE – LE TRE SORELLE SUICIDE DI CARMAGNOLA SI SENTIVANO IN CONFLITTO CON IL MONDO. ERANO CONVINTE DI SUBIRE CONTINUE ANGHERIE E INGIUSTIZIE E VIVEVANO L’UNA PER L’ALTRA. IN SIMBIOSI, INTRAPPOLATE NELLA LORO SOLITUDINE - LA DENUNCIA AGLI AVVOCATI E QUELLA ALL’EX SINDACO – L’ULTIMO ATTO SI È APERTO CON UNA SENTENZA CHE LE HA VISTE SCONFITTE NELLA LITE PER L’EREDITÀ, E SI È CHIUSA CON I LORO SUICIDI, PRIMA TENTATI E POI RIUSCITI...


     
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    Massimiliano Peggio e Massimiliano Rambaldi per “la Stampa”

     

    il suicidio delle tre sorelle di carmagnola il suicidio delle tre sorelle di carmagnola

    “Senza affetti, senza amici, senza vita sociale». Ecco il ritratto delle tre sorelle Ferrero, Piera di 68 anni, Gabriella di 54 e Valeria di 67, tutte e tre morte suicide nelle loro abitazioni di Carmagnola, antica città agricola, cerniera tra Torinese e Cuneese. Vivevano l' una per l' altra, da sempre in conflitto con il mondo, convinte di subire continue angherie e ingiustizie.

     

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    Da anni erano in lite insanabile con un fratello macellaio, Aldo, e una sorella Annamaria per una questione di eredità. Per il possesso di terreni, case, capannoni. Condannate all' infelicità dall' attaccamento alla «roba», sono morte lasciando un paio di lettere, come segno del loro delirio, accusando ancora una volta gli altri delle loro sventure.

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    Già cinque anni fa avevano cercato di uccidersi, in Valtournanche, in Val d' Aosta.

    Piera e Gabriella erano state fermate sul ciglio di un viadotto da due carabinieri. Volevano gettarsi nel vuoto. La sorella Valeria, rinchiusa nell' abitacolo di una Panda parcheggiata in un piazzola a pochi metri di distanza, aveva cercato di soffocarsi con i gas di scarico.

     

    Era stata salvata a pochi respiri dalla morte. In una lettera avevano motivato il loro gesto incolpando due avvocati di averle truffate a vantaggio dei familiari, danneggiandole nella divisione del patrimonio ricevuto dopo la morte del padre, imprenditore.

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    Tre sorelle infelici. Mai sposate, intrappolate nella loro solitudine collettiva. «Vivevano in simbiosi. Rinchiuse nei loro rancori, non sorridevano quasi mai. Sempre in giro in bicicletta. Se erano in buona salutavano. Altrimenti facevano finta di non vederti».

     

    Fino a due anni fa c' era una quarta sorella schierata dalla loro parte: Alda che non usciva mai di casa. Nel 1994 avevano accusato l' allora sindaco di Carmagnola e alcuni dipendenti comunali di aver chiesto loro una tangente.

     

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    Una richiesta di soldi per tornare in possesso di un terreno espropriato alle sorelle dal Comune nel 1974 e successivamente rivenduto all' asta, in quanto era venuta meno l' esigenza di utilità pubblica. Storia che finì persino in tivù, raccontata dal Gabibbo di Striscia la Notizia, in tutte le sue fasi. Il tribunale di Torino ribaltò infatti la vicenda, condannando due sorelle Piera e Alda per calunnia.

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    Durante tutto il processo, scrissero allora i giudici, le sorelle Ferrero non si resero mai conto di «essere state vittime di una serie di equivoci». Persino il loro avvocato fu costretto a rimettere il mandato nel corso del processo, quando lo accusato di varie nefandezze «lesive della sua immagine professionale».

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    In guerra con tutti. Sospettose, diffidenti. Anche con i condomini di un palazzo. In qualche modo temevano anche per la loro vita, a giudicare dagli scritti riemersi dal passato.

    In uno dei tanti esposti recapitati ai carabinieri scrissero: «Facciamo appello al Papa, al Presidente della Repubblica, supplichiamo il Santo Padre, di intervenire al più presto, ringraziando la provvidenza di essere ancora qui a poterla raccontare».

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    Delusioni e fantasmi. L' ultimo atto delle tristi esistenze delle sorelle Ferrero si è aperto pochi mesi fa con la sentenza della corte di Cassazione che ha definitivamente sancito la loro sconfitta nella diatriba familiare sull' eredità. Così, pochi giorni fa, a seguito della decisione, è stato messo in vendita un alloggio di loro proprietà. «Nelle vicinanze del centro storico di Carmagnola - si legge in un portale di annuncia immobiliari - vendiamo un appartamento sito al terzo ed ultimo piano servito da ascensore di un elegante palazzina in paramano».

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    È l' appartamento in cui viveva Piera. Lei ha scelto di morire lì, nel giorno del suo compleanno. Si è tolta la vita impiccandosi al balcone. «Aprendo la finestra della camera da letto - racconta la persona che ha dato l' allarme ai carabinieri - mi era sembrato di scorgere un sacco appeso al soffitto. Poi, guardando meglio, mi sono accorto che era un corpo».

     

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    Piera, nel suo ultimo messaggio, ha spiegato i motivi del gesto. «Chiedo perdono a tutti.

    Raggiungo le mie sorelle che ho trovato morte nella loro casa». Uccise, secondo lei, dalla cattiveria di tre avvocati. I carabinieri, accorsi subito in una cascinale a due passi dal confine con il Cuneese, hanno trovato i cadaveri della due sorelle. Gabriella e Valeria si sono impiccate, l' una accanto all' altra, a un trave, probabilmente già nella giornata di mercoledì scorso. Anche loro hanno lasciato una lettera.

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    Piera si sarebbe uccisa qualche ora dopo.

    Il fratello, convocato dai carabinieri, è rimasto a lungo negli uffici della caserma. «Dopo tutto quello che è successo - ha detto ai militari - non posso dire di essere sconvolto.

    Ma la morte delle mie sorelle non può essere vissuta come un sollievo».

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