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CLIC: COME SCATTA IL FUTURISMO! – NEL SAGGIO “FOTOGRAFIE FUTURISTE”, LA STORICA DELL’ARTE CLAUDIA SALARIS RACCONTA L’EVOLUZIONI DEGLI SCATTI IN MOVIMENTO E RACCONTA COME LA FOTODINAMICA HA PRESO IL VIA NEL 1911 GRAZIE AI FRATELLI BRAGAGLIA, CHE UTILIZZARONO UNA TECNICA DI SOVRAPPOSIZIONE DELLE IMMAGINI, POI SFRUTTATA DA ALCUNI RITRATTI D’AVANGUARDIA DI ANDY WARHOL O MARCEL DUCHAMP – SALARIS: “APPOGGIATI E SOSTENUTI ECONOMICAMENTE DAL FONDATORE DEL MOVIMENTO, FILIPPO TOMMASO MARINETTI, I BRAGAGLIA AVEVANO INCONTRATO L’OSTILITÀ DEL PITTORE UMBERTO BOCCIONI…”
Estratto dell’articolo di Claudia Salaris per il “Domenicale” - “Il Sole 24 Ore”
anton giulio bragaglio e arturo bragaglia - sensazione dinamica prodotta dal viso di luciano folgore
La fotodinamica ha preso le mosse grazie all’intraprendenza di due ragazzi, i fratelli Bragaglia. Il maggiore, Anton Giulio, era la mente, Arturo, fotografo dilettante, il braccio. Vivevano a Roma ed erano figli d’arte cinematografica, essendo il padre direttore della Cines.
La loro ricerca è stata stimolata dalla pittura futurista e dalla fotografia scientifica affermatasi con gli esperimenti fotografici di Eadweard Muybridge ed Etienne-Jules Marey. Le loro prime fotodinamiche sono state ricondotte al 1911 non solo da Anton Giulio Bragaglia ma anche in sede storiografica.
Eppure il contatto con i futuristi è avvenuto dopo questa data. A chiarire la tempistica ci aiuta una lettera in mio possesso, risalente al 1912, inviata al futurista romano Luciano Folgore, in cui Anton Giulio proponeva di fargli un ritratto alla sua maniera e di perorare la propria causa presso Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento.
claudia salaris fotografie futuriste
Con il sostegno tecnico del fratello Arturo, poco dopo realizzò la Sensazione dinamica prodotta dal viso di Luciano Folgore. Incollò la fotografia su un cartoncino dove, al recto, tracciò a matita titolo, firma e la data del dicembre 1912. Sul verso aggiunse: «sfocare e poi mettere a fuoco». Un dettaglio utile a capire come, muovendo manualmente l’otturatore, si fondevano le immagini staccate e le traiettorie durante le lunghe esposizioni.
La foto fu pubblicata nel libro Fotodinamismo futurista di Anton Giulio Bragaglia (1913) col titolo Ritratto polifisionomico del poeta futurista Luciano Folgore. Vi trovava applicazione il principio della compenetrazione dei piani e dell’abolizione della forma chiusa, come asseriva Umberto Boccioni, ma si esplorava anche il senso di quella varietà di atteggiamenti tipici dell’uomo moltiplicato teorizzato da Marinetti.
Il risultato è un ritratto in cui profilo di sinistra, visione frontale e profilo di destra si sovrappongono. Una modalità praticata successivamente in alcuni ritratti d’avanguardia che raffigurano Andy Warhol, Marcel Duchamp e molti altri.
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anton giulio bragaglia nei panni di monna lisa
Appoggiati e sostenuti economicamente da Marinetti, i Bragaglia però avevano incontrato l’ostilità di Boccioni che, impegnato in un confronto con il cubismo, stava traghettando l’evoluzione della pittura e della scultura futuriste verso il dinamismo plastico.
Non volendo assecondare l’impostazione analitica e cinetica di Giacomo Balla, ne vedeva una propaggine nel fotodinamismo. La vicenda è arcinota. Alla fine il pittore la spuntò e riuscì a far pubblicare su «Lacerba» (1° ottobre 1913) un avviso collettivo che prendeva le distanze dalle sperimentazioni bragagliane. Fu un errore che impedì per molti anni al movimento di praticare questa disciplina artistica.
Ma, trascorso del tempo, in ambito futurista si è verificata una ripresa d’interesse per la fotografia, stimolata dallo sviluppo che questa arte aveva raggiunto a livello internazionale negli anni Venti. Marinetti decise così di rilanciare la fotografia futurista, recuperando le esperienze fotodinamiche per dimostrare il ruolo pionieristico della sua corrente rispetto alle avanguardie di altri paesi.
foto di Anton Giulio e Arturo Bragaglia
Alla prima metà degli anni Venti risale quel bizzarro fotomontaggio dei fratelli Bragaglia in cui Anton Giulio veste i panni di Monna Lisa con i baffi sulla scia della dissacrazione duchampiana della venerata icona artistica. Questo reperto, che ho scoperto tra le carte di Fulvia Giuliani, attrice del Teatro Sperimentale degli Indipendenti, diretto dall’epoca dallo stesso Bragaglia, è stato per me un tassello significativo nel ricostruire il clima della storia futurista attraverso i suoi molteplici intrecci.
Marinetti certo non ignorava l’importanza della fotografia e lo dimostra la cura con cui ha conservato foto ufficiali e istantanee, annotando a tergo date, impressioni, luoghi. In genere, nei ritratti in posa o di gruppo assumeva un’espressione accigliata, con il risultato di far trapelare un certo disagio di fronte all’obiettivo.
Ma poi è riuscito a togliere il freno che lo tratteneva in alcune foto performance. Come nella serie Parole in fotografia per la rivista francese «Vu» di Lucien Vogel (1933), dove il poeta è ripreso nel flusso del parlare.
Maestra del fotomontaggio è stata la triestina Wanda Wulz, che ha lasciato lavori futuristi in grado di competere con le ricerche internazionali. All’inizio degli anni Ottanta, mentre stavo preparando un libro sulle donne futuriste, le scrissi per avere una sua foto.
A stretto giro di posta, mi arrivò una lettera di risposta che conteneva un bellissimo autoritratto allo specchio (1932), in cui indossava un copricapo ideato da Anita Pittoni, la sarta che aveva disegnato i costumi per L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht, rappresentata nel 1930 con il titolo La veglia dei lestofanti e la regia di A.G. Bragaglia. [...]
Claudia Salaris
foto di Anton Giulio e Arturo Bragaglia
foto di Anton Giulio e Arturo Bragaglia
Filippo Tommaso Marinetti
foto di Anton Giulio e Arturo Bragaglia
Anton Giulio Bragaglia
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