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    PERCHÉ TUTTI PREVEDEVANO LA SECONDA ONDATA MA NESSUNO HA FATTO UN CAZZO PER RIMEDIARE? -  È ALLARME ROSSO IN TUTTA ITALIA PER LE TERAPIE INTENSIVE: DIECI REGIONI SONO GIÀ A RISCHIO. A ROMA AUMENTANO I RICOVERI E LO SPALLANZANI È GIÀ PIENO AL 60-70%. OVVIAMENTE BOCCIA E ARCURI SCARICANO LA COLPA SUI GOVERNATORI: “ATTIVINO I 1.600 POSTI LETTO PER CUI ABBIAMO GIÀ INVIATO I VENTILATORI”


     
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    1 – COVID ROMA, AUMENTANO RICOVERI ALLO SPALLANZANI: PIENO AL 60-70%

    ospedale spallanzani roma ospedale spallanzani roma

    Da www.adnkronos.com

     

    Aumenta il numero dei ricoverati Covid-19 negli ospedali romani. All'Inmi Spallanzani di Roma la capienza è 60-70%, c'è stato quindi un incremento dei ricoveri all'istituto. Accelerazione evidenziata anche dall'Unità di crisi del Lazio nel bollettino di sabato scorso, ma i ricoveri continuano ad aumentare.

     

    La situazione allo Spallanzani però è gestibile - a quanto apprende l'Adnkronos Salute - visto il lavoro di implementazione e riorganizzazione dei posti letto messo in opera nei mesi scorsi dall'Istituto proprio per prepararsi all'eventualità di una seconda ondata in autunno.

    spallanzani spallanzani

     

    2 – ALLERTA TERAPIE INTENSIVE, DIECI REGIONI A RISCHIO. BOCCIA: "DOVE SONO FINITI I VENTILATORI MANDATI DA ARCURI?"

    Alessandra Ziniti per www.repubblica.it

     

    Più posti sì, ma non tutti effettivamente disponibili e soprattutto non tutti riservati a malati Covid,ma medici rianimatori non sufficienti e ventilatori finiti non si sa dove. Proprio nei giorni in cui la crescita delle ospedalizzazioni preoccupa non poco gli esperti, emerge che l'atteso aumento dei posti di terapia intensiva ( fino a 9.300) è un bel pasticcio.

     

    DOMENICO ARCURI FRANCESCO BOCCIA DOMENICO ARCURI FRANCESCO BOCCIA

    Almeno 3.000 posti, per i quali il governo ha stanziato i fondi, sono ancora da realizzare. Per questo molte regioni sono già vicine al limite della saturazione dei posti in rianimazione, se si considerano quelli strutturali e quelli aggiunti e riservati solo ai pazienti Covid. Da qui il rimpallo di responsabilità tra governo, l'ufficio dell'alto commissario per l'emergenza Arcuri e le Regioni.

     

    DOMENICO ARCURI DOMENICO ARCURI

    Il primo a lanciare il sasso è il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia che chiede spiegazioni sulla destinazione di centinaia di ventilatori messi a disposizione che avrebbero dovuto consentire di trasformare in tempo reale posti di terapia subintensiva in intensiva: "Massima disponibilità e massima trasparenza, chi ha bisogno di aiuto lo dica, ma questo va fatto prima di intervenire su lavoro e scuola.

     

    coronavirus ospedale coronavirus ospedale

    In questi mesi sono stati distribuiti ventilatori polmonari ovunque, così come confermato da Arcuri: il problema è dove sono finiti i ventilatori, attendiamo risposte  in tempo reale dalle regioni". Boccia fa l'esempio della Campania: " Prima del Covid aveva 335 posti letto di terapia intensiva. Il governo attraverso il commissario Arcuri ha inviato 231 ventilatori per le terapie intensive e 167 per le sub intensive. Oggi risultano attivati 433 posti, devono essere 566".

     

    E Arcuri richiama le regioni alle loro responsabilità: "In questi mesi alle Regioni abbiamo inviato 3.059 ventilatori polmonari per le terapie intensive, 1.429 per le subintensive. Prima del Covid le terapie intensive erano 5.179 e ora ne risultano attive 6.628 ma, in base ai dispositivi forniti, dovevamo averne altre 1.600 che sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non sono ancora attive. Chiederei alle regioni di attivarle.

    ospedale spallanzani roma 1 ospedale spallanzani roma 1

     

    Abbiamo altri 1.500 ventilatori disponibili, ma prima di distribuirli vorremmo vedere attivati i 1.600 posti letto di terapia intensiva per cui abbiamo già inviato i ventilatori", ha aggiunto.

     

    DOMENICO ARCURI MASCHERINE DOMENICO ARCURI MASCHERINE

    C'è poi l'allarme sulla mancanza di medici rianimatori a tal punto che non ci sarebbe chi deve far funzionare i posti aggiuntivi delle terapie intensive. "A fronte dell'aumento dei posti letto di terapia intensiva  manca ad oggi un aumento in egual misura del numero degli anestesisti, venendo a minare il rapporto tra personale anestesista e posto letto", la denuncia di Americo Ciocchetti, coordinatore del report settimanale dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica, campus di Roma. Prima dell'emergenza, evidenzia Altems, il rapporto in Italia tra anestesisti-rianimatori e posti letto di Ti era di 2,5. Per ogni posto letto c'erano cioè 2,5 unità di personale. Considerata la risposta strutturale delle regioni, ovvero l'acquisizione di personale tramite bandi per posizioni a tempo indeterminato e determinato, e l'incremento di posti letto previsto dal DL34, il rapporto scende a 1.6 (-0.9)

     

    coronavirus terapia intensiva coronavirus terapia intensiva

    Diverso il monitoraggio del ministero della Salute e Iss che dà invece il dato delle Regioni con un rischio definito alto per la tenuta delle terapie intensive: si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta.

     

    Secondo il monitoraggio hanno una probabilità di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese, da alta a massima. Le regioni segnalate con il livello più alto di rischio per questo parametro sono la Lombardia e la Liguria.

     

    walter ricciardi al meeting di rimini walter ricciardi al meeting di rimini

    Nel Lazio aumentano i positivi al Covid-19 ricoverati allo Spallanzani di Roma, che oggi superano quota 200. Secondo quanto si è appreso, nell'istituto al momento la capienza è al 60-70%. Il nosocomio ha però deciso di accettare da oggi soltanto pazienti Covid: una misura che guarda avanti, necessaria per garantire la disponibilità dei posti letto per l'emergenza Sars Cov-2.

     

    coronavirus terapia intensiva coronavirus terapia intensiva

    L'Umbria, che nella prima fase della pandemia era stata relativamente risparmiata dai contagi e aveva avuto a lungo un numero minimo di malati e nessun problema negli ospedali, ora è invece tra le dieci regioni a rischio. Ieri il valore dell'indice di trasmissibilità Rt era sopra 1,4, con il record assoluto di casi positivi accertati nella regione in un solo giorno, 263, l'87% in più del dato di mercoledì, secondo quanto riporta il sito della Regione (4.012 i contagi dall'inizio della pandemia). Rimangono però stabili i ricoverati in intensiva, 12, mentre passano da 83 a 86 i malati Covid complessivi negli ospedali.

     

    terapia intensiva coronavirus 1 terapia intensiva coronavirus 1

    In Sardegna, invece, dopo il lieve calo di mercoledì, ieri nell'isola c'è stata una nuova impennata della curva dei contagi, che sono 186. Nell'ultimo report dell'Unità di crisi regionale si conta anche una nuova vittima, 169 in tutto. La pressione sugli ospedali cresce, con oltre 200 ricoverati, tanto che l'assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, ha annunciato l'istituzione di un ospedale da campo a Nuoro (tra le province più colpite) e la riapertura dei reparti Covid nelle strutture private del Policlinico Sassarese e del Mater Olbia, accanto all'aumento dei posti letto a Cagliari e Sassari. Nell'emergenza, ieri a tarda serata, come ormai costume, il presidente della Regione Christian Solinas ha diramato un'ordinanza sullo smaltimento dei rifiuti domestici delle persone in quarantena, non proprio tra le misure più impellenti. 

     

    coronavirus terapia intensiva bergamo coronavirus terapia intensiva bergamo

    Anche in Puglia la situazione delle terapie intensive è a rischio: Gimbe nella sua ultima rilevazione evidenzia come in Puglia ci sia stato

     

    "Ci troviamo in una situazione di allerta in tutte le Regioni perchè si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà". È il quadro delineato dal presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-emergenza area critica (Aaroi-Emac), Alessandro Vergallo. Nelle Terapie intensive, avverte, "la pressione sta crescendo e iniziamo a vivere la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica".

     

    reparto di terapia intensiva brescia 13 reparto di terapia intensiva brescia 13

    Walter Ricciardi, consigliere del ministro della salute per l'emergenza Covid  e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di medicina della Cattolica di Roma, spiega che "data la situazione molto grave di circolazione del virus, abbiamo indicato chiusure mirate nelle regioni con altissima circolazione del Sars-Cov2 finalizzate a consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive. Le chiusure, nelle zone dove l'indice di contagio è superiore a 1, dovranno riguardare punti di aggregazione come circoli, palestre, ed esercizi commerciali non essenziali. Mentre lo smart working dovrebe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese. Punto cruciale è la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico e il loro rafforzamento".

    terapia intensiva coronavirus terapia intensiva coronavirus

     

    Poi aggiunge: "Le Asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando. Questo è dovuto a due fenomeni in atto in molte regioni: il mancato o ritardato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione (basso numero di medici igienisti a disposizione) e ai migliaia di focolai in atto. La situazione è molto grave, le regioni stanno andando verso la perdita del controllo dei contagi. Il contact tracing non sta funzionando né manualmente, con le interviste ai positivi al virus sui loro contatti, né tecnologicamente con l'app Immuni".

     

    reparto di terapia intensiva brescia 2 reparto di terapia intensiva brescia 2

    "Se i contagi dovessero ulteriormente aumentare, per non far perdere l'anno scolastico ai ragazzi" le soluzioni sono due: "O si introduce la didattica a distanza, parziale o totale per coloro che hanno necessità, oppure si differenziano gli orari della scuola". Così Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni a Mattino 5. "Se gli orari scolastici vengono distribuiti in maniera più spalmata sull'arco della mattina e del pomeriggio - ha aggiunto - diminuisci la pressione su coloro che devono essere portati a scuola e riportati a casa".

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