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    DOVE NON ARRIVANO I BARBARI, ARRIVA BARBARESCHI: “IL VERO VINCITORE DI QUESTA PANDEMIA SARÀ BIG PHARMA. IL LOCKDOWN PARE LA PIÙ STRAORDINARIA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DELLA STORIA MAI FATTA A FAVORE DI UN VACCINO COATTO” – “ZOOM CI HA DISTRUTTO LA VITA, LO SMART WORKING È L’ESPERIENZA PIÙ SIMILE ALLA SCHIAVITÙ” – “IL DISTANZIAMENTO SOCIALE? NON ESISTE PIÙ. MA QUESTI SONO MAI SALITI SU UN AUTOBUS A ROMA? SAREBBE MEGLIO IL MODELLO ISRAELE: CI SI PRENDE IL RISCHIO E SI TORNA A VIVERE”


     
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    Luca Telese per “la Verità”

    luca barbareschi luca barbareschi

     

    Barbareschi, come hai vissuto il lockdown?

    «Per me è stata una stagione fortunata. Per il Paese, invece, una catastrofe su cui ho diversi dubbi».

     

    Cominciamo dalla prima affermazione, che è stupefacente.

    «Il periodo, per me che sono ebreo, ha coinciso con due festività importanti».

     

    Quali?

    «È iniziato poco prima della Pasqua ebraica, e si è chiuso con i 49 giorni dell'Omer. Da tanti anni, ormai, li passo a studiare sul Talmud».

    GIUSEPPE CONTE MEME GIUSEPPE CONTE MEME

     

    E quindi?

    «Per noi non è causale che sia successo in questo periodo».

     

    In che senso?

    «Anche se Giuseppe Conte ha sostenuto che la Pasqua ebraica festeggi il ritorno in Egitto, per noi è l'esatto contrario, la fine della schiavitù».

     

    E invece quando parli dei tuoi dubbi sul lockdown a cosa ti riferisci?

    «Ai numeri che non tornano».

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    Quali?

    «Quelli dei morti. Tu sai che sono un assoluto sostenitore della necessità dei vaccini, sai che credo alla scienza, che nulla è più lontano da me della dietrologia cospirativa, ma...».

     

    Cosa?

    «I numeri assoluti sul Covid non tornano con quelli della narrazione ufficiale: addirittura meno morti dello scorso anno, per influenza, e anche in numeri assoluti».

    giuseppe conte meme 1 giuseppe conte meme 1

     

    E quindi?

    «Vuoi che te lo dica con una battuta? Il vero vincitore di questa pandemia sarà Big Pharma».

     

    Le case farmaceutiche, intendi.

    «È un fatto, e non c'è neanche nulla di malvagio. Ma il lockdown pare la più straordinaria campagna pubblicitaria della storia mai fatta a favore di un vaccino coatto».

     

    Vuoi dire che sarà obbligatorio? (Sorride)

    «Nel clima che si è instaurato mi pare molto difficile l'impresa di chi volesse dire: "Io non voglio vaccinarmi"».

     

    Cosa non ti piace di come è stata gestita questa epidemia?

    «Le scuole ancora chiuse. L'anima di una certa Italia un po' pantofolaia che si unisce nel coro struggente del "Restate a casa!"».

    vaccino coronavirus vaccino coronavirus

     

    E la soluzione Barbareschi invece quale sarebbe?

    «Modello israeliano».

     

    Luca Barbareschi spiazza sempre. In un momento parla da attore, in un altro da produttore, prosegue come «padre di sei figli», si avvia all'atto maggiore come «intellettuale disincantato», chiude da impresario teatrale, ovviamente «disgustato» per quella che lui definisce «la scelta di far fallire il teatro Eliseo» nel tempo del Covid.

     

    luca barbareschi a che tempo che fa 2 luca barbareschi a che tempo che fa 2

    Ripartiamo dalla quarantena degli italiani.

    «Mi ha fatto venire in mente una bellissima espressione del grande Karl Kraus, "il balbettio di un uomo ubriaco"».

     

    Cioè? Chi sarebbe l'ubriaco?

    «Eravamo tutti in una sorta di catalessi collettiva. Sei chiuso in una casa, devi pensare, devi fare i conti con te stesso. Qualcuno ha parlato di trauma collettivo. Di certo privato, se mi riferisco a me stesso».

     

    Cioè?

    «Essendo nell'autunno della mia vita, da ultrasessantaquattrenne, sapevo già che - se Dio mi benedice - ho ancora dieci anni di vita cosciente e attiva, prima della fine».

    coronavirus israele coronavirus israele

     

    Non essere così pessimista.

    (Ride) «Questa era la prospettiva ottimistica. Durante il lockdown, nella neolingua della virologia, ho scoperto di essere un anziano a rischio, e potenzialmente non intubabile».

     

    La cosa sembra ti diverta: humour nero yiddish?

    «No, semplice constatazione. C'è la morte senza il dramma, è una nuova consapevolezza: Zoom ci ha distrutto la vita».

     

    Ah ah ah... adesso rido io. Non sei contento dello smart working?

    zoom cloud meetings zoom cloud meetings

    «Siamo matti? È l'esperienza più simile alla schiavitù, con l'unica dissimulazione della scelta volontaria. Raffica di interviste, impegni, conversazioni, terrificanti "call" lavorative a due, a tre, a quattro, la connessione che fatalmente cade proprio nell'unico momento in cui dovrebbe tenere, e poi lui: il mostro!».

     

    Zoom, la app?

    «Chi se no? Stai finendo una riunione, che segue un'altra riunione, e ne precede una nuova. Quando capisci che tra 40 secondi inizia la nuova zoommata e non hai nemmeno il tempo di prendere il caffé, o andare in bagno, ti viene nostalgia irrefrenabile di quando ci si vedeva "in presenza" e ti godevi il lusso dei tempi morti».

    coronavirus comunita' ultraortodosse israele 8 coronavirus comunita' ultraortodosse israele 8

     

    Ma cosa hai combinato per zoommarti così tanto?

    «Sono il primo che ha aperto, ben tre set dopo l'epidemia».

     

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    Dicono che non si possa fare più cinema.

    «Si può, si può. Basta pagare la nuova tassa sul Covid».

     

    Cioè?

    «Una lauta assicurazione obbligatoria su tutto il set».

     

    Che già c'era.

    «Ma che con il Covid è diventata enormemente più alta. I premi sono quasi raddoppiati».

     

    Quanto?

    «Per una serie siamo arrivati a 200.000 euro».

     

    LARRY HAGMAN - JR IN DALLAS LARRY HAGMAN - JR IN DALLAS

    E non la stipuleresti?

    «Assolutamente, senza non si campa. Anzi, ne farei anche un'altra, oltre che sulla vita degli attori, sulla vita dei personaggi».

     

    Scherzi?

    «Affatto: prova a pensare a Dallas senza J.R., ovvero Larry Hagman. Oltre all'attore muore tutto il progetto».

     

    Pirandelliano ma innegabile.

    «Il vero costo non è la malattia ma l'interruzione di un set. Sulla lunga serialità l'assicurazione è sacra. Io voglio l'assicurazione sulla vita dell'attore e su quella, creativa, del personaggio».

     

    luca barbareschi elena monorchio luca barbareschi elena monorchio

    Vedo che parli di possibili decessi senza tensioni liriche.

    «La possibilità che ti muoia un attore è abbastanza marginale. Però si possono perpetrare altri misfatti».

     

    Quali?

    «Basta uno che va sul set senza mascherina e finisco in carcere. Ti pare possibile?».

     

    Non credi al distanziamento sociale?

    «Dal momento che vivo a Roma, e ora sono a Fregene, il punto è che non lo vedo. O meglio: constato che non esiste più, in certe spiagge-carnaio uno sull'altro, come ai bei tempi».

    luca barbareschi brigitte nielsen bye bye baby luca barbareschi brigitte nielsen bye bye baby

     

    Al mare.

    «Perché, altrove? Ma questi sono mai saliti su un autobus a Roma? O sulla Tuscolana quando c'è l'assalto alla metro?».

     

    Quindi meglio la soluzione israeliana? Uscire fuori?

    «Mio nonno, che aveva fatto la prima e la seconda guerra mondiale, diceva: "Alla fine, dalla trincea, qualcuno deve pure uscire". Come in un Un anno sull'altopiano, il capolavoro di Emilio Lussu, chi resta in trappola è comunque morto».

    AUTOBUS PIENI A ROMA AUTOBUS PIENI A ROMA

     

    Cosa ha funzionato a Tel Aviv?

    «È un modello cazzuto: ci si prende il rischio, con responsabilità, e si torna a vivere. Non è meglio della enorme pantofola italiana di cui sopra?».

     

    Non pensi alla vite salvate?

    «Ci hanno ridotto a dei fuchi obbedienti».

     

    Molti lo fanno per paura.

    «Incontro sempre più persone, sopratutto in America, che mi raccontano entusiasti, di essersi fatti trapiantare il chip sottocutaneo».

     

    Dicono che salvi vite, sopratutto dagli infarti.

    «Meglio salvarsi e diventare un big data? Per me no».

     

    Così preoccupato per la privacy?

    «Tutti questi dati sono condivisi, venduti: a me non piace».

    luca barbareschi carol alt bye bye baby luca barbareschi carol alt bye bye baby

     

    Quindi più coraggio, meno distanziamento.

    «Immagino questo modello: ma noto lo scarto della politica. Buonista ma senza morale. E sempre bugiarda. Fanno credere di essere mago Zurlì. Ma io, con i miei figli, sono più rispettoso di loro con i cittadini».

     

    Addirittura?

    «Sognavo di avere otto soldati, mi ritrovo otto anarchici».

    le nuove illustrazioni di immuni dopo le accuse di sessismo le nuove illustrazioni di immuni dopo le accuse di sessismo

     

    Consigliamo un libro importante per questi tempi.

    «Non sono ancora tradotti, ma io direi: Non nel nome di Dio, o Morality, del rabbino capo di Londra, Jonathan Sacks. Aggiungerei il nuovo film di Brizzi».

     

    Qualcosa ti rattrista?

    «Sono l'unico italiano che ha messo di tasca sua 6 milioni per ristrutturare due teatri. Ma l'Eliseo chiuderà nel silenzio della politica».

     

    emmanuelle seigner luca barbareschi morgane polanski foto di bacco emmanuelle seigner luca barbareschi morgane polanski foto di bacco

    Volevi aiuti speciali?

    «Gli stessi che hanno dato a 19 teatri "di rilevanza culturale" come il mio, che prendono 12 milioni. Io ricevo solo 400.000 euro, ci pago a malapena i pompieri, otto, che girano per il teatro».

     

    Hai avuto solidarietà, però.

    «Quella degli spettatori. Tutti i miei colleghi, invece, zitti e pavidi. Non hanno speso una sola parola per paura di contraddire Dario Franceschini».

     

    Cosa ha fatto?

    dario franceschini con la mascherina 1 dario franceschini con la mascherina 1

    «Ha aperto la trattativa, però non l'ho mai visto».

     

    Ti sta antipatico?

    «Al contrario, mi sta simpaticissimo. Gli presentavo i libri da narratore, a Ferrara. Ma Beppe Sala mi ha detto: "Se a Milano chiudesse il Piccolo ci sarebbe la rivoluzione"».

     

    Non hai più visto il ministro?

    «Quando ho vinto il Leone di Venezia, è corso a farsi la foto. Poi non l'ho più visto».

    roman polanski sul set di j'accuse roman polanski sul set di j'accuse

     

    Grande film: L'ufficiale e la spia. Cosa hai in cantiere?

    «Sto preparando il prossimo Roman Polanski, il prossimo Emir Kusturica. Ma non dico una parola: segreti industriali».

     

    Consegniamo un'ultima battuta per chiudere il sipario.

    (Ride) «Eccola: "Voglio più di tutto vivere. Ma se per vivere devo morire, lo farò". Non è un gran bel finale?».

     

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