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    A FERRI E FUOCO – PARLA COSIMO FERRI, IL DEPUTATO RENZIANO CHE SI RIUNIVA CON LOTTI E PALAMARA PER LE NOMINE DEI MAGISTRATI: “ANCHE L’ELEZIONE DI ERMINI È AVVENUTA COSÌ. NESSUNO CI HA MAI TROVATO NULLA DI STRANO. CAROFIGLIO? COME MAI CHI ESPRIME GIUDIZI NON HA AVUTO NULLA DA OBIETTARE FINCHÉ VENIVANO NOMINATI COLLEGHI DELLA LORO STESSA CORRENTE?” – “NESSUNO SI SCANDALIZZA PER FUGHE DI NOTIZIE E ATTI COPERTI DA SEGRETO. COME MAI LE CARTE LE HANNO SOLO ALCUNI GIORNALI?”


     
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    Giacomo Amadori per “la Verità”

     

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    Cosimo Maria Ferri è un tipo svelto. Una specie di Bertoldo che ha studiato. Viene da Pontremoli (Massa Carrara), paesone dalla Lunigiana. Il padre Enrico, ex pretore ed ex ministro, gli ha insegnato due mestieri, quello della politica e quello della magistratura. Lui li ha assimilati entrambi e un po' li ha shakerati. Giudice penale a Carrara e Massa, a 35 anni era già consigliere del Csm, a 42 sottosegretario nel Governo Letta, a 46 deputato del Pd. A 48 è finito per l' ennesima volta in qualche intercettazione scivolosa (senza però essere mai stato indagato).

    cosimo ferri claudio lotito cosimo ferri claudio lotito

     

    Partiamo dalle riunioni notturne a cui ha partecipato con il suo collega di partito Luca Lotti, con il pm Luca Palamara e con altri consiglieri del Csm. Qualcuno ha evocato la P2, Palamara stesso, forse con intento paradossale, ha fatto riferimento a un' ipotetica P5.

    luca lotti luca lotti

    «Macché P5. A parte che non so nemmeno dove stia di casa una loggia massonica, vedo tanta ipocrisia. E quanto alle riunioni notturne, erano confronti che avvenivano in tarda serata perché ciascuno di noi è pieno di impegni tutto il giorno. Non c' è nomina, da sempre, che non sia oggetto di confronto e valutazioni. Così sarà anche nel futuro. I membri del Csm laici e togati, tutte persone autorevoli, non sono dei marziani e continueranno a confrontarsi decidendo poi in piena autonomia».

     

    Sì ma voi parlavate di «togliere dai coglioni», di «fare la guerra»

    «A parte che non sono termini usati dal sottoscritto, i giudizi sulle persone espressi in colloqui privati (diffusi illegittimamente), strumentalizzati come avviene in queste settimane, sono frutto di opinioni personali. Comunque sia, a mio avviso, opinioni espresse in assoluta libertà e in consessi amicali e conviviali, colorite o meno che siano, non possono essere utilizzate per ipotizzare ricostruzioni che la realtà dei fatti ha smentito».

    luca palamara luca palamara

     

    Lei ha detto che quelle conversazioni sono state registrate illegittimamente. Questioni procedurali a parte, emerge chiaramente il suo interesse per certe nomine

    «Sarebbe davvero curioso sentire le conversazioni di tanti colleghi, e non solo, che oggi pontificano con grande ipocrisia e che fino a ieri hanno sostenuto identiche prassi e ne hanno anche goduto in abbondanza. Io stesso mi sono trovato con tanti di loro in tempi passati e recenti a discutere di prospettive, aspettative, opinioni sull' esito di questa o quella nomina. Si potrebbero fare tanti esempi».

     

    Li faccia

    «Anche l' elezione del vice presidente David Ermini è avvenuta secondo queste modalità: la politica nell' esprimere otto componenti laici si confronta, come è ovvio, con la magistratura e i togati eletti.

     

    David Ermini David Ermini

    Nessuno ci ha mai trovato nulla di strano. Neppure oggi trovo strano - al contrario credo sia nella fisiologia delle cose - che il vice presidente Ermini prima della sua elezione possa aver incontrato Lotti, Palamara o altri. Così dopo la sua elezione, cosa c' è di male se ho preso un caffè con Ermini e Palamara?».

     

    Ma lui ha negato

    «Pazienza».

     

    Ci risulta che abbia confidato ai suoi collaboratori che Ermini ha incontrato Lotti alla Camera.

    «In alcune occasioni Ermini passa da Montecitorio e inevitabilmente viene fermato da diversi parlamentari».

     

    Lei, Lotti e Palamara sostenevate Marcello Viola come procuratore di Roma. Avete provato a replicare lo schema Ermini?

    marcello viola procuratore generale firenze 2 marcello viola procuratore generale firenze 2

    «Il voto su Viola di Lega, 5 stelle e della corrente di Piercamillo Davigo, Autonomia e indipendenza, dimostra che alla scelta del pg di Firenze la commissione del Csm è arrivata percorrendo una via diversa rispetto a quella che appare dalle conversazioni. La verità è che Unicost di Palamara ha puntato su Giuseppe Creazzo e non vi avrebbe mai rinunciato.

     

    COSIMO FERRI COSIMO FERRI

    Questo conferma la scarsa capacità persuasiva di Palamara e delle riunioni citate sui giornali I consiglieri giustamente hanno votato guardando le carte e in piena autonomia».

     

    Torniamo ai presunti ipocriti.

    «Posso dire che per me era normale che l' estate scorsa un consigliere di Area sperasse che il Pd indicasse un altro nome al posto di Ermini. Normale e legittimo anche questo, e cioè che ci fossero membri del Csm, esponenti della magistratura e della politica che pensassero e spendessero la loro opinione per una candidatura diversa. Tutto questo va visto sempre con gli stessi occhi, senza ipocrisia».

     

    Sta parlando del consigliere Giuseppe Cascini che sosteneva il professor Massimo Luciani?

    «Mi hanno detto così».

     

    Che idea si è fatto dell' inchiesta sul mercato delle toghe, da magistrato?

    cosimo ferri marco minniti giovanni legnini cosimo ferri marco minniti giovanni legnini

    «Leggo sui giornali i dialoghi registrati: questo sì che è profondamente ingiusto e gravemente tollerato. Nessuno si scandalizza per fughe di notizie e pubblicazione di atti coperti da segreto, oltre che per le intercettazioni indirette di parlamentari finite sui quotidiani. Non capisco neanche come mai le carte le abbiano solo alcuni giornali.

     

    Per molto meno ho visto intervenire con durezza la magistratura. Se questo materiale è ostensibile perché i giornali non danno conto di tutte, e dico tutte, le conversazioni di Palamara?

     

    Non penso che parlasse solo con quanti, loro malgrado, sono divenuti i protagonisti mediatici della vicenda. Presumo che egli avesse diversi contatti con magistrati di ogni corrente e anche con altri parlamentari, pure del Pd, sebbene oggi tutti facciano finta di non averlo mai conosciuto».

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    Tanti suoi ex colleghi oggi vi attaccano, a partire da Gianrico Carofiglio che organizzava vacanze e pranzi con la famiglia Vendola e con i magistrati che si sono occupati giudiziariamente dell' ex governatore

    «Avete ricordato che è amico del giudice Susanna De Felice (che ha assolto Vendola, ndr). Il vostro giornale ha pure scritto che il marito della De Felice è Achille Bianchi, il quale ha lavorato con diversi governi di centro-sinistra. L' ultima esperienza l' ha fatta al Mef e poi da lì è andato a fare l' aggiunto a Trani.

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    In questo caso non ci sono porte girevoli? Su questo Carofiglio non ha nulla da dire? Come mai tutti quelli che esprimono giudizi morali non hanno avuto nulla da obiettare sul rapporto politica/magistratura quando colleghi della loro stessa corrente, provenienti da importanti esperienze fuori ruolo, sono stati nominati subito o quasi (anche dallo scorso Csm) per incarichi direttivi delicati? Andiamo a vedere le nomine della scorsa consiliatura o perché non c' era il trojan è vietato parlarne?».

     

    Giovanni Melillo che aveva lavorato con il governo Renzi è stato mandato a Napoli a fare il capo di Henry John Woodcock, considerato il grande nemico della famiglia dell' ex premier per la sua inchiesta Consip.

    «Melillo è un ottimo magistrato con grandi capacità organizzative, se poi lei pone il tema dell' opportunità della nomina perché era capo gabinetto del ministro Andrea Orlando si può discutere. Il Csm si è spaccato ed alcuni hanno posto proprio il tema della delicatezza del ruolo ricoperto (anche se al momento della nomina era sostituto Pg a Roma) e del fatto che Orlando fosse stato commissario del Pd campano. Melillo ha fatto il pieno dei voti tra i laici della politica, sei preferenze su 14. Come vede ogni nomina può aprire un dibattito e considerazioni».

    GIOVANNI MELILLO GIOVANNI MELILLO

     

    Qualcuno parlò di pregiudizi ideologici nei confronti di Melillo, come era accaduto per Giovanni Falcone.

    «Non esageriamo. Comunque la questione non riguarda solo Melillo, ma tutti. Per il collocamento degli ex consiglieri quando finiscono l' incarico al Csm spesso si aprono delle corsie preferenziali. Quasi tutti cercano di andare fuori ruolo o di ricoprire incarichi direttivi e semidirettivi».

     

    Anche Palamara voleva fare l' aggiunto

    «L' elenco è lungo, basta andare a vedere chi ha presentato domanda per incarichi direttivi e semidirettivi e troveremo diversi consiglieri uscenti».

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    Qualche nome

    «Ho sentito dire che Ardituro (Antonio, ndr) ha presentato domanda come aggiunto sia a Roma che a Napoli, Valerio Fracassi per fare il presidente del tribunale di Taranto e di Lecce, Aschettino (Lucio, ndr) per il tribunale di Salerno».

     

    Sono tutti esponenti di Area, il cartello che più si sta scandalizzando per il presunto mercato delle nomine

    palamara lotito palamara lotito

    «Peccato che chi si scandalizza oggi non abbia detto niente quando è stata resa pubblica la mail del consigliere Vigorito (Francesco, ndr) che ammetteva come criterio di scelta l' appartenenza correntizia. Il tema rimane il rapporto politica-magistratura. Secondo lei per andare fuori ruolo nei ministeri non bisogna conoscere direttamente o indirettamente il politico che ti chiama?

     

    cosimo ferri maria antonietta spadorcia cosimo ferri maria antonietta spadorcia

    Molti ministri nel passato hanno utilizzato il manuale Cencelli tra le correnti per ricoprire posti apicali e per accontentare tutti e avere una copertura associativa. Lei pensa che chi passa da un fuori ruolo a un incarico direttivo o ad altro lascerà come per magia al ministero tutti i rapporti politici tessuti? Non credo. Questa è la verità. Sfido chiunque a un confronto».

     

    Che cosa pensa di quanto detto dal procuratore Francesco Greco che ha parlato di «logiche romane» estranee da quelle dei magistrati del Nord

    FRANCESCO GRECO FRANCESCO GRECO

    «Le logiche romane come lui le definisce sono le stesse logiche che hanno portato alle nomine di tanti procuratori e che non credo cambino in base alla città. Chi viene nominato dice che lo hanno fatto perché è il più titolato e il più bravo, chi viene escluso invece se la prende con il Csm e le correnti».

     

    Qual è la soluzione per avere un Csm credibile e meno politicizzato? C' è chi parla di sorteggio dei consiglieri

    COSIMO FERRI COSIMO FERRI

    «Sono stato tra i primi anni fa a lanciare l' idea del sorteggio anche perché a livello associativo ho vissuto la stagione di uno strapotere del cartello Area-Unicost. Mi rendo conto però che una riforma elettorale debba essere in linea con la carta costituzionale. Sono pronto a scommettere che cambierà poco per non dire nulla e che il peso delle correnti si sentirà anche in futuro, perché manca un' autocritica da parte di tutti, soprattutto di chi oggi si arroga il diritto in esclusiva di distribuire patenti di moralità».

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