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I SOCIAL, LA DROGA DEI BAMBINI - IL 33% DEI BIMBI TRA I 5 E I 7 ANNI USA I SOCIAL E HA UN PROPRIO PROFILO, ANCHE SE L'ETÀ MINIMA PER ISCRIVERSI SAREBBE 14 ANNI - LA COLPA È DEI GENITORI: A QUELL'ETÀ IL 28% DEI BAMBINI POSSIEDE UNO SMARTPHONE E L'83% USA UN TABLET - LA DIPENDENZA DAI SOCIAL HA CONSEGUENZE: UN BIMBO ESPOSTO PER UN'ORA E MEZZO AL GIORNO DAVANTI AD UNO SCHERMO HA IL 35% DI PROBABILITÀ DI SVILUPPARE DISTURBI DI SOCIALITÀ E RISCHIA 10 VOLTE DI PIÙ DI ANDARE INCONTRO A DISTURBI DI ATTENZIONE...

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Estratto dell'articolo di Paolo Russo per “La Stampa”

 

telefono scuola

Dalle relazioni virtuali che già creano problemi nel rapportarsi al mondo reale all'isolamento in una bolla. Che è poi l'anticamera, non solo della depressione, ma della difficoltà a gestire emozioni e rabbia, oltre che dell'intolleranza verso ciò che è «altro» rispetto ai modelli che i «social» ci impongono. Un male oscuro che colpisce non più solo la nostra gioventù, ma ancor prima l'adolescenza, come racconta la serie del momento Adolescence.

 

La svolta ha origine con TikTok. «Se devo indicare una piattaforma più insidiosa di altre rispetto al rischio di depressione e disturbi alimentari allora indico questa», afferma la psicoterapeuta Laura Dalla Ragione, consulente del ministero della Salute per i disturbi alimentari, che spesso ha origine dai social.

telefono in classe

 

TikTok è cresciuta così velocemente che Instagram e Facebook stanno facendo di tutto per copiare la sua ricetta del successo. Che consiste in una vera rivoluzione, perché se i primi arrivati hanno puntato sula creazione di una comunità, con tutti i rischi e i benefici che questo comporta, TikTok spinge i suoi utenti verso una bolla.

 

Questo grazie ai suoi algoritmi top secret, che con maggiore velocità rispetto al passato non propongono più video e contenuti da condividere con gli «amici», bensì solo quelli adatti ai miei gusti personali. «Così nessuno sa più chi vede cosa. Con tutte le conseguenze che questo comporta, ossia il senso di solitudine e il moltiplicare all'infinito i problemi che ciascuno si porta dentro», afferma l'esperta.

 

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Che il problema della dipendenza da social in genere sia serio lo dimostra il fatto che la Florida li ha messi al bando per chi ha meno di 16 anni mentre New York è stata la prima città a dichiarare i social media un pericolo per la salute, soprattutto mentale. «Dannosi per i ragazzi come il fumo e le armi», ha rincarato la dose il sindaco Eric Adams.

 

Il problema è che si sta abbassando paurosamente l'età in cui si comincia a restare imbrigliati nella Rete. «Il 33% dei bambini italiani di età compresa tra i 5 e i 7 anni usa i social e ha un proprio profilo, anche se l'età minima per iscriversi sarebbe 14 anni», rivela Giuseppe Lavenia, presidente dell'Associazione nazionale delle dipendenze tecnologiche. Già a quell'età infatti il 28% possiede uno smartphone, l'83% usa un tablet e il 23% un laptop, il 74% guarda Tv o film sui device, il 93% utilizza piattaforme di videosharing e il 59% siti o app di messaggistica.

bambini social media 2

 

«Prima approcciavamo gli adulti, poi gli adolescenti, ora i bambini appena nati perché - afferma Lavenia - non c'è salute senza salute mentale e non c'è salute mentale senza benessere digitale: un bimbo esposto per un'ora e mezzo al giorno davanti ad uno schermo ha il 35% di probabilità di sviluppare disturbi di socialità a 5 anni e rischia 10 volte di più di andare incontro a disturbi di attenzione a 7 anni.

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Nei loro primi 1000 giorni di vita ci giochiamo il loro sviluppo cognitivo e non è un caso se continuano a crescere deficit di attenzione, iper-emotività e anche difficoltà da più grandi a gestire momenti di frustrazione, come ad esempio l'essere lasciati dal partner».

 

L'indagine più completa sui danni da social network l'ha però condotta il prestigioso Royal Society for Public Healt britannico. A soffrire di dipendenza dai social sarebbe ormai il 5% della popolazione giovanile, in particolare quella tra i 16 e i 24 anni che sta più attaccata a Instagram, TikTok e altri utilizzati dal 91% di loro. Detta così potrebbe fare poco effetto, ma guardando all'Italia sono oltre mezzo milione i ragazzi e adolescenti con la mente intrappolata nella Rete.

 

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Ma per subire danni non c'è bisogno di entrare in uno stadio di dipendenza, perché basta superare le due ore al giorno su social come Facebook, X o Instagram «per avere maggiori probabilità di avere una cattiva salute mentale», in particolare ansia e depressione. Disturbi seri, dei quali secondo i ricercatori britannici soffrirà un giovane su sei nel corso della vita.

 

E il problema è che il disagio psichico rischia di rimanere sommerso, dato che la stessa ricerca evidenzia come trascorrere parecchie ore sui social comporti anche «avere una scarsa autovalutazione della propria salute mentale», nonostante la presenza di un disagio psicologico che gli esperti hanno già etichettato come «depressione da Facebook».

 

dipendenza dai social network

Per non parlare del fenomeno in crescita del cyberbullismo, subìto oramai sui social da 7 giovani su 10, il 37% in misura elevata. E come in un circuito perverso, i cyberbullizzati sono poi quelli con maggiori probabilità di avere un basso rendimento scolastico, depressione, ansia, autolesionismo e disturbi alimentari.

 

Tra i boomers è difficile trovare chi sappia cosa significhi, ma tra i giovani social l'acronimo inglese FoMO, che sta per «paura di essere esclusi», è un termine di moda che nasconde quell'ansia sociale che non fa staccare i ragazzi dalla Rete per paura di perdere un evento, come un concerto o la festa cool di qualche amico. Una condizione che genera poi ansietà e senso di inadeguatezza. Anticamere del disagio mentale. [...]

 

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Poi il segno meno inizia a prevalere sia pur di poco con X e le cose vanno ancora peggio con Facebook, mentre Snapchat e Instagram si collocano al 4° e 5° posto. E ancora peggio per i ricercatori italiani vanno i più recenti Telegram e TikTok. [...]