“ABBIAMO PIÙ PAURA DELLA REPUBBLICA ISLAMICA CHE DELLE BOMBE” – IL POPOLO IRANIANO È DIVISO SUI BOMBARDAMENTI ISRAELO-AMERICANI: DA UNA PARTE C’È LA POPOLAZIONE OPPRESSA DAL REGIME DEGLI AYATOLLAH, CHE ARRIVA A VEDERE NEI RAID UNA SPERANZA DI CAMBIAMENTO – DALL’ALTRA PARTE CI SONO I SOSTENITORI DELLA REPUBBLICA ISLAMICA, CHE SCENDONO IN PIAZZA PER CELEBRARE LA SUCCESSIONE DI MOJTABA KHAMENEI ALLA GUIDA DEL PAESE – TRA DI LORO CI SONO ANCHE QUELLI CHE FINO A QUALCHE MESE FA PROTESTAVANO CONTRO IL REGIME, MA CHE HANNO CAMBIATO IDEA DOPO GLI ATTACCHI

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1 - LA FERITA DEGLI IRANIANI CHE GIOISCONO PER LE BOMBE

Estratto dell’articolo di G. Pr. per il “Corriere della Sera”

 

iraniani festeggiano per la morte dell'ayatollah khamenei 3

Leyla esulta: ha appena saputo che un raid ha centrato la caserma della polizia morale della sua città. In quel luogo è stata umiliata, spogliata, costretta a implorare perdono per un velo fuori posto, per una canzone a volume troppo alto.

 

Ali, Ashkan e Ghazaleh, invece, corrono sul tetto di casa, per riprendere le fiamme che salgono dal compound delle Guardie della Rivoluzione. Ridono di gioia. Quegli uomini sono i loro nemici: l’8 e il 9 gennaio hanno sparato su migliaia di giovani che marciavano per le strade di Teheran reclamando libertà.

 

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Fa un effetto straniante, quasi incomprensibile, un popolo sotto bombardamento che festeggia le bombe. […] Questa parte d’Iran rivela una ferita troppo profonda per essere solo lettura geopolitica. Rivela la condizione di un popolo oppresso da 47 anni sotto una delle dittature più sanguinarie del mondo.

 

[…] Le iraniane e gli iraniani sanno che i cambi di regime imposti dall’esterno spesso falliscono. Sono coscienti che Trump non è mosso da sentimenti compassionevoli. Ma in questa devastazione, qualcuno vede una finestra di opportunità. Non vuol dire che funzionerà, ma quando raccontano «abbiamo più paura della Repubblica islamica che delle bombe», stanno spiegando che al buio certo preferiscono il futuro incerto.

 

2 - IN PIAZZA I SUPPORTER DI MOJTABA LA NUOVA GUIDA RESTA NELL’OMBRA

Estratto dell’articolo di Andrea Nicastro per il “Corriere della Sera”

 

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[…] La televisione iraniana ha mostrato una scena impressionante da Isfahan, la Firenze dell’Iran. Nella bellissima piazza Imam c’era una folla che celebrava l’elezione della terza Guida Suprema dell’Iran e sullo sfondo il fumo e il rumore dei bombardamenti di Israele e Stati Uniti.

 

Neppure i boati hanno convinto i sostenitori del regime a smettere di scandire slogan e sventolare le immagini dell’ayatollah ucciso il 28 febbraio e del suo successore, il figlio Mojtaba Khamenei. Ritmavano «Allahu Akbar», Dio è grande, oppure «O morte o Khamenei». «Il nostro sangue ci porta in Paradiso».

 

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[…]  Decine di migliaia le persone in tutto l’Iran, difficile fare i conti, di certo tante, tantissime. […] Ma, a guardarli nei monitor, si trovava anche chi avrebbe potuto partecipare alle proteste di dicembre contro il regime.

 

Giovani appassionati di TikTok e ragazze che per non piegarsi all’obbligo del velo indossavano cappelli di varie forme. A dicembre gli slogan erano «libertà» e «morte al dittatore». Ieri si inneggiava al nuovo dittatore e alla continuità del regime che ha ucciso i manifestanti di tre mesi fa. Mondi diversi che però convivono nello stesso Iran e che, forse, l’attacco straniero rischia di riunire.

 

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Il Figlio è stato eletto, ma ancora non s’è fatto vedere. La tv nazionale ha detto che è ferito. Forse era anche lui assieme al padre nell’edifico bombardato in cui sono stati uccisi anche sua madre, sua moglie e uno dei suoi figli. […] Si parlava da anni di lui come uomo ombra, braccio destro del padre, rappresentante dei pasdaran, tesoriere, manager della repressione, ma mai era andato in tv o aveva tenuto una riunione pubblica, mai.

 

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I suoi seguaci dovranno aspettare per conoscere la terza Guida Suprema della Rivoluzione. La prima, l’ayatollah Khomeini, era morta nel suo letto, la seconda, l’ayatollah Khamenei, è stata uccisa il 28 febbraio dai missili israelo-americani. La terza, Mojtaba, rischia la stessa fine. Usa e Israele non nascondono che anche lui sia un obbiettivo, visto che rappresenta la continuità assoluta col padre.  […]

 

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