banda minicar immagini la 7- davide iacopini

“ABBIAMO TOLTO LA MANO DAL MANUBRIO A UN SIGNORE IN MONOPATTINO ED È CADUTO” – LA CONFESSIONE DEI DUE MINORENNI DELLA BANDA DELLA MINICAR PROTAGONISTA DI SETTE AGGRESSIONI A ROMA, IN ZONA MONTEVERDE, TRA CUI QUELLA ALL’ATTORE IN MONOPATTINO DAVIDE IACOPINI, RICOVERATO IN PROGNOSI RISERVATA AL SAN CAMILLO: “LO ABBIAMO FATTO PER DIVERTIMENTO, CI ANNOIAVAMO. PER NOI ERA UNO SCHERZO” – SONO STATI TRADITI DAGLI ADESIVI DI 3 COBRA APPLICATI SULLA MACCHINA - IL PAPÀ DEL RAGAZZO PIÙ GRANDE, PROPRIETARIO DELLA MACCHINETTA, È UN CARABINIERE. I DUE, CHE NON HANNO MOSTRATO IL MINIMO PENTIMENTO, SONO STATI DENUNCIATI PER IL TENTATO OMICIDIO DELL'ATTORE E PER LE LESIONI PROVOCATE ALLE ALTRE VITTIME. ENTRAMBI SONO SEGNALATI COME CONSUMATORI DI STUPEFACENTI E HANNO COMMESSO UN FURTO INSIEME. FORSE DI UN MOTORINO – VIDEO

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MINICAR, DUE CONFESSANO HANNO 16 E 17 ANNI TRADITI DA UN ADESIVO 

Andrea Ossino,Luca Monaco per “la Repubblica” - Estratti

 

BANDA MINICAR

La caccia alla minicar è finita dove tutto era cominciato, tra Testaccio e Monteverde. Tra le vie dei quartieri residenziali romani dove sono avvenute le sei aggressioni a pedoni, ciclisti e persone in monopattino. Dove l'attore Davide Iacopini è stato scaraventato sull'asfalto, riportando ferite che lo hanno ridotto in condizioni gravissime.

 

Dove abitano i due ragazzi che martedì sera sono stati identificati e denunciati. E che, quando ormai era notte, hanno confessato: «Abbiamo tolto la mano dal manubrio a un signore in monopattino ed è caduto. Poi abbiamo letto che era un attore». 

 

La macchina era lì, parcheggiata sotto casa, sulle strisce blu. E non ricorda per niente una berlina in miniatura. Sembra un'astronave. Nera, opaca, con un alettone posteriore, cerchioni personalizzati a tinte rosse, luci a led lungo le fiancate, sotto la carrozzeria e anche sul paraurti. 

 

Una luce rossa illumina la targa. E tre adesivi, tre cobra tra il cofano e i finestrini posteriori. «Praticamente una macchina firmata, unica nel suo genere», si legge nel decreto di perquisizione. 

 

BANDA MINICAR IMMAGINI LA 7- DAVIDE IACOPINI

È una Aixam Gto Emotion, prezzo di listino 17 mila euro. Modificata per farsi notare. È stata notata. E quei serpenti stampati sulla vettura sono diventati il principale indizio per individuare chi, tra il 4 e il 5 ottobre, ha trasformato le strade di Roma in una successione di aggressioni senza motivo. Per affrontare la noia di un sedicesimo compleanno trascorso girovagando in macchina. 

 

Due minorenni, di sedici e diciassette anni, residenti lì dove sono avvenuti gli episodi. Il più grande, il proprietario dell'auto, è il figlio di un carabiniere. L'altro è l'amico più stretto, un ragazzo dalla storia complicata. Sono stati denunciati per il tentato omicidio dell'attore e per le lesioni provocate alle altre vittime. 

 

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L'indagine dei carabinieri e della polizia locale, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Ambrogio Cassiani, è passata attraverso le immagini delle telecamere. Filmati notturni, poco nitidi, nei quali la targa non era leggibile e il veicolo compariva per pochi istanti. Quanto basta per notare il transito del monopattino su cui viaggiava Iacopini. E poi la minicar subito dietro. L'inquadratura successiva è diversa: passa solo la minicar. L'attore è rimasto sull'asfalto. 

 

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La svolta è arrivata dagli adesivi.

 

Un carabiniere ha raccolto una soffiata. Da lì è partita la caccia ai cobra. Ritrovati su quella minicar parcheggiata in strada e intestata a un'anziana signora. Che ha diversi nipoti. Il meccanico che ha applicato gli adesivi — con il logo della sua officina — ha confermato ciò che i carabinieri avevano già capito.

 

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L'identità del proprietario. «Aveva la faccia pulita. È venuto dopo un incidente. La macchina era grigia e l'abbiamo ridipinta in nero opaco. Aveva già delle modifiche, ne abbiamo fatte altre. Gli adesivi sono il nostro marchio. È una moda, a Roma se non li hai non sei nessuno», dice Stefano Mazzatelli, il meccanico. 

Verifiche sui social hanno poi permesso di ricostruire i rapporti tra i due adolescenti.

 

Un'amicizia che aveva già lasciato una traccia negli archivi della polizia: un precedente furto. Frequentano istituti superiori della zona, si conoscono da anni. 

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QUEGLI AMICI IN CERCA DI BRIVIDI “VOLEVAMO SOLO DIVERTIRCI LO ABBIAMO FATTO PER NOIA” 

Valentina Lupia per “la Repubblica” - Estratti

 

BANDA MINICAR IMMAGINI LA 7

Il figlio di un carabiniere e un ragazzo con una storia difficile. Cresciuti a 150 metri di distanza, legati da un furto commesso insieme e da due notti in cui hanno seminato il panico nella zona in cui sono nati e cresciuti: «Siamo stati noi».

 

Hanno colpito pedoni, monopattini, bici: «Lo abbiamo fatto per divertimento, ci annoiavamo. Per noi era uno scherzo». Davanti agli investigatori, i due — 16 e 17 anni — hanno ammesso le aggressioni senza mostrare il minimo pentimento. Sei le vittime, due donne e quattro uomini.

 

«Eravamo in giro per festeggiare il mio compleanno», ha spiegato uno dei due. Abitano a 150 metri di distanza, le famiglie si conoscono e le loro storie si intrecciano nello stesso rione: Testaccio, a ridosso del centro storico di Roma. Un quartiere con un'identità forte, dove palazzi eleganti convivono con quelli popolari, le vecchie trattorie con locali moderni e il senso di appartenenza resiste al passare delle generazioni.

ROMA - MINICAR FERMA A UN POSTO DI BLOCCO

 

Poi c'è la cronaca. Ci sono i due ragazzi denunciati per le aggressioni in minicar. Per il più giovane, sedici anni, Testaccio è una presenza costante anche sui social. Nei suoi profili compare la scritta «RXX», riferimento al ventesimo rione. Ecco le foto delle strade intorno a casa, i video girati alle quattro del mattino, le sigarette. Immagini sparse, frammenti di giornate e notti che restituiscono il mondo in cui è cresciuto.

 

Era lui il passeggero della minicar al centro della vicenda. Frequenta le superiori nel quartiere e vive con la madre e i due fratelli maggiori in una casa del Comune, vicino a una delle piazze più note del rione. Il padre è morto. Una storia familiare difficile. 

 

ROMA - MINICAR FERMA A UN POSTO DI BLOCCO

L'amico più grande, diciassette anni, è invece il proprietario della Aixam nera con i dettagli rossi. La famiglia l'ha comprata qualche tempo fa: 17mila euro. Anche lui vive a Testaccio, ma il suo percorso scolastico è diverso: dopo aver iniziato in un liceo del centro, è passato a una scuola privata per poi tornare nell'istituto pubblico dove si era iscritto dopo aver finito le medie. È figlio di un carabiniere.

 

E quella minicar, per lui, non era soltanto un mezzo per spostarsi. «La curava sempre, ci stava dietro, era un'ossessione», racconta un vicino, che parla di una «famiglia per bene», ma riferisce anche che tra i ragazzi del quartiere qualcuno avrebbe consigliato agli altri di «non frequentarlo troppo». Aneddoti e racconti marchiano la personalità, le indagini ricostruiscono responsabilità e ruoli della coppia. 

 

L'amicizia tra i due viene da lontano. Ce n'è traccia negli archivi della polizia: entrambi risultano segnalati come assuntori di stupefacenti e hanno commesso un furto insieme. 

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Forse di un motorino. O almeno questo mormora chi conosce la famiglia. O chi ha letto il libro firmato dalla madre di uno dei ragazzi: quelle pagine raccontano un'infanzia difficile. Si soffermano sul dettaglio del furto, il caso degli scooter.

 

Dramma familiare, tra fiction e realtà. Concreta come le notti finite nell'inchiesta e quelle frasi che ora fanno rabbrividire: «Ci siamo divertiti». Per festeggiare un compleanno, girando alla ricerca di qualcuno da colpire. 

la banda della minicar

 

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