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“AI”, AHI AHI – LA CAUSA INTENTATA DAL “NEW YORK TIMES” CONTRO OPENAI E MICROSOFT PER VIOLAZIONE DI COPYRIGHT ENTRA NEL VIVO: IL QUOTIDIANO SOSTIENE CHE I DUE COLOSSI DI BIG TECH ABBIANO SCOPIAZZATO MILIONI DEI SUOI ARTICOLI PER ADDESTRARE I LORO MODELLI DI IA, CHE ORA FAREBBERO CONCORRENZA SLEALE AI GIORNALISTI – IL CASO POTREBBE PROVOCARE UN TERREMOTO SENZA PRECEDENTI NEL MONDO DELL’IA CHE METTEREBBE IN DISCUSSIONE L'INTERO MODELLO ECONOMICO SU CUI SI BASA L'INTERA INDUSTRIA…
Sintesi da Da “Axios Media Trends”, la newsletter di Sara Fischer per “Axios”
La causa sul copyright intentata nel 2023 dal New York Times contro OpenAI e Microsoft è entrata in una fase decisiva: le tre parti hanno presentato le proprie argomentazioni al giudice Sidney Stein, che nei prossimi mesi dovrà stabilire se il procedimento, o alcune sue parti, arriverà a processo.
La posta in gioco è enorme. Il Times sostiene che OpenAI e Microsoft abbiano copiato su larga scala i suoi articoli per sviluppare prodotti commerciali capaci di sostituire il giornale, violando così il copyright. Una vittoria del quotidiano potrebbe mettere in discussione il modello economico su cui si basa gran parte dell’industria dell’intelligenza artificiale.
ROBOT GIORNALISTA - IMMAGINE CREATA DALL INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI MIDJOURNEY
OpenAI replica che le norme e i precedenti sul copyright consentono di utilizzare opere pubblicamente disponibili per addestrare i modelli linguistici e sottolinea che i fatti contenuti negli articoli non sono protetti dal diritto d’autore. Sostiene inoltre che le risposte di ChatGPT non costituiscano un sostituto commerciale degli articoli del Times. Microsoft avanza argomentazioni analoghe per Copilot.
OpenAI cita due recenti sentenze federali californiane, Kadrey v. Meta e Bartz v. Anthropic, nelle quali l’utilizzo di opere protette per addestrare modelli di IA è stato considerato «fair use» perché trasformativo. Il Times sostiene però che quei casi siano differenti, perché i ricorrenti non avevano dimostrato che i contenuti generati dall’IA entrassero direttamente in concorrenza con le opere originali.
ROBOT GIORNALISTA - IMMAGINE CREATA DALL INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI MIDJOURNEY
A sostegno di OpenAI è intervenuto anche il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump, secondo cui addestrare i grandi modelli linguistici su milioni di opere digitali produce un beneficio pubblico «trasformativo» tale da compensare gli eventuali danni concorrenziali all’editoria.
La decisione è attesa nei prossimi mesi e potrebbe diventare un precedente fondamentale per stabilire fino a che punto le aziende di IA possano utilizzare contenuti protetti da copyright per addestrare i propri modelli.
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