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MANGERESTE MONNEZZA IN NOME DELLA SOSTENIBILITA'? – ALL’UNIVERSITÀ DI TORINO È STATO SCOPERTO UN MODO PER TRASFORMARE GLI SCARTI ALIMENTARI IN PROTEINE – TUTTO GRAZIE A UN FUNGO CHE “MANGIA” GLI SCARTI E LI TRASFORMANO IN UNA “BIOMASSA” COMMESTIBILE, RICCA DI PROTEINE – LA TECNICA HA UN BASSISSIMO COSTO AMBIENTALE E DI PRODUZIONE. CHI L’HA PROVATO GIURA CHE IL RISULTATO È MOLTO SAPORITO E HA UNA CONSISTENZA SIMILE A QUELLA DELLA CARNE…
Estratto dell’articolo Chiara Comai per “la Stampa”
Volete sapere cosa fanno all'Università di Torino con gli scarti del cibo? Il team guidato dalla professoressa Giovanna Cristina Varese li fa diventare proteine. Che un giorno diventeranno cibo dalla forma che preferiamo: tagliatelle, barrette, hamburger, salsicce. Proteine, non carne. Che possono essere mangiate anche da vegani e vegetariani. E hanno un bassissimo impatto ambientale.
Il segreto è una specie di fungo microscopico. Per trovare quello giusto, i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei sistemi hanno passato in rassegna numerosi funghi tra i 7 mila microrganismi dell'enorme «biobanca» che si trova nell'Orto botanico della città. Lì, nella Mycoteca Universitatis Taurinensis, al posto delle cassaforti ci sono tante piccole cellette, conservate a -152 gradi centigradi.
In una di queste c'è quella specifica specie di fungo che permette di trasformare gli scarti alimentari in cibo ricchissimo di proteine. E c'è di più: questo nuovo modo di sintetizzare le proteine è un unicum in Italia e forse nel mondo. Diventerà un brevetto, motivo per cui i dettagli sono segretissimi. […]
Funziona così: il fungo viene coltivato sugli scarti. Non bisogna immaginare l'immondizia, ma tutto ciò che viene messo da parte dalle aziende: la buccia della mela, la pellicina della nocciola, quello che rimane dalla lavorazione dei cereali. Lì ci sono ancora tantissime sostanze. Che i funghi mangiano e trasformano in una «biomassa» iperversatile e composta per più della metà di proteine. A quel punto il laboratorio può fare due cose: trasformare il tutto in una polvere, da vendere come integratore, o trasformarlo nell'alimento che si preferisce.
Il gusto? Saporito. La consistenza? Simile a quella della carne. Il costo di produzione? Bassissimo. Il fungo non costa quasi niente. Gli scarti dei cibi vengono dati gratis, e anzi, a volte le aziende pagano per smaltirli. Resta il costo energetico della fermentazione. […]
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