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Francesco Grignetti per “la Stampa”
Al momento di passare dalle parole ai fatti, sulla suddivisione in quote dei richiedenti asilo, l’Europa prende a litigare come mai prima. «Adesso - sintetizza quindi Matteo Renzi - si discute da qui al 26 di giugno, quando il Consiglio dei ministri degli Interni metterà la parola fine. Abbiamo un mese per capire se è un accordo serio o è fuffa».
Nel governo italiano effettivamente il dubbio è forte. Renzi, intervistato a «Porta a Porta», riconosce: «Riusciremo a portare un accordo buono? Rispetto ad ora, ogni accordo è buono. Io vorrei che ci fosse un po’ più di umanità».
«Non gioco ai soldatini»
In ogni caso è solo dai tavoli della politica internazionale - alle Nazioni Unite, all’Unione europea, ai colloqui di pace tra fazioni libiche - che può venire una soluzione al dramma dei barconi che solcano il Mediterraneo.
Certo da avventurose operazioni di guerra. «Io - assicura il premier, che promette anche di recuperare dal fondo del mare, costi quel che costi, e la stima è di 20 milioni di euro, il barcone affondato con 700 persone a bordo - non mando le truppe italiane a farsi sgozzare senza un equilibrio, senza un impegno della comunità internazionale. Non è che giochiamo ai soldatini, sono i nostri figli».
In conclusione, però, anche Renzi non nasconde la sua irritazione per i distinguo: «L’Ue per la prima volta ha affermato che il problema non è solo italiano. I Paesi hanno accettato di mandare le navi, ma devono accettare il principio delle quote. Non è che mandano le navi e lasciano gli immigrati a Pozzallo».
«Sono una pazzia»
NAVE CARGO TURCA BOMBARDATA AL LARGO DELLA LIBIA
L’accordo, però, è quantomai lontano. Ad aprire le ostilità è stato ieri il premier ungherese Viktor Orban: «Le quote rappresentano un incentivo ai clandestini. Assurdo aprire le porte. La proposta della Commissione è malsana». Gli ha risposto per le rime il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans: «Invito Orban a non fare la caricatura delle nostre posizioni sull’immigrazione: nessuno ha mai parlato di porte aperte agli immigrati economici».
Si parla di redistribuire appena 20 mila richiedenti asilo politico. Ma contro il principio della condivisione sono in tanti ora ad alzare un muro. Nella riunione di lunedì tra ministri degli Esteri, per dire, l’ungherese è stato surclassato dalla foga del rappresentante lituano.
E il presidente francese Hollande ha precisato meglio la posizione francese. Comunque la si veda, è un gran rifiuto. Se di migranti qualsiasi, «non ci possono essere quote». Se di richiedenti asilo politico, «il diritto d’asilo non c’entra con le quote. Respingiamo questa nozione contraria ai principi».
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